2 giugno festa della Repubblica con gli operai dell C. Burgo:On. L. Benevelli presidente A.N.P.I ricorda la lotta antifascista degli operai della Burgo

Sono onorato dell’invito che avete rivolto all’ANPI di Mantova per parlare nella ricorrenza  del 2 giugno, festa della Repubblica, del contributo dato dalle generazioni che vi hanno preceduto  alla costruzione, alla difesa, al rafforzamento della nostra difficile democrazia attraverso le lotte per il lavoro e la dignità del lavoro. Vi ringrazio.

 

Per queste note sono debitore dei lavori di Gian Corrado Barozzi, Storia di Felice Giovanni Tolazzi, Mantova 1995, edito dal Comitato mantovano per le celebrazioni del 50° anniversario della Resistenza, e Cartiera Burgo- storie di operai, tecnici, imprenditori,  con Lidia Beduschi e Ottavio Franceschini,  Negretto editore, 2008.

 

Agli inizi del Novecento, erano passati quarant’anni dall’unificazione nazionale nel Regno d’Italia, Mantova era una città povera, malsana (malaria, tubercolosi), era solo ricca di tante caserme. Nelle campagne del Mantovano era forte il movimento dei proletari agricoli prevalentemente di orientamento socialista, ma la presenza della componente operaia era insignificante.

La Cartiera prese a funzionare nel 1904 divenendo il simbolo  del progresso industriale e della modernità nell’intero Novecento nella nostra città, segnando l’uscita dalle tradizioni di antico regime, l’abbattimento delle servitù militari che ne impedivano lo sviluppo oltre i confini di acqua (Mantova era stata una città fortezza del quadrilatero con Verona, Legnago e Peschiera).

Nell’industria si lavora tutto l’anno, per turni, vi operano tecnici, operai, manovali, imprenditori; si richiede disciplina, rispetto delle regole di sicurezza e per il buon funzionamento degli impianti, si controllano le procedure per ottenere una buona qualità della produzione che va venduta, i salari sono pagati in moneta corrente. La fabbrica è un luogo di confronto e scontro fra molti saperi, interessie punti di vista. Nelle campagne invece, il lavoro per la gran parte dei proletari era stagionale, la remunerazione era in parte in natura (generi alimentari).

Uno dei tratti “genetici”, costitutivi della Cartiera è l’alto livello di sindacalizzazione: la Lega dei lavoratori della Cartiera si costituisce da subito nel 1904, anno in cui gli occupati sono 170.

1914-1918 sono gli anni della prima guerra mondiale, una grande strage di giovani vite; in mezzo la Rivoluzione sovietica dell’ottobre 1917. In Italia, che ha lasciato nelle trincee 600.000  morti, il dopoguerra è tumultuoso: i proletari delle campagne si attendono l’assegnazione delle terre, gli operai che avevano fatto andare la produzione bellica chiedono diritti e potere nelle fabbriche. Ma Monarchia, grande industria, alta finanza e agrari optano per la dittatura fascista, un regime autoritario che durerà dal 1922 al 1943, porterà l’Italia nella seconda guerra mondiale a fianco di Hitler e a una rovinosa sconfitta militare.

La proprietà della Cartiera cambiò diverse mani, finché nel 1931 fu acquistata da Luigi Burgo (1876-1864), industriale ligure di nascita, di religione protestante, uomo di molte e ricche relazioni politiche, certamente fascista: nel 1939 è nominato Senatore del Regno, nel 1942 riceve da Hitler la massima onorificenza del Reich tedesco.

Egli, rende strategica la produzione e il ruolo nazionale del suo gruppo, cogliendo l’occasione che si era venuta a determinare dopo le sanzioni che la Società delle nazioni, l’ONU dell’epoca, aveva comminato all’Italia per le violazioni al diritto internazionale. Mussolini, che perseguiva politiche di grande potenza, voleva ricreare un Impero mondiale italiano dopo quella dell’antica Roma, da contrapporre a quelli britannico e francese e nel 1935 aveva aggredito l’Etiopia, sconfiggendo il negus Haile Selassie. Mussolini reagì adottando le politiche dell’autarchia, il che comportava la riduzione drastica delle importazioni di materie prime dall’estero e lo sviluppo della produzione nazionale. Luigi Burgo fa del suo gruppo un protagonista delle politiche autarchiche del regime per la produzione della cellulosa e della carta e il suo gruppo diventa una impresa di importanza strategica. Questo consentì che la gestione della Cartiera di Mantova, la  realtà produttiva più moderna e avanzata rispetto agli altri opifici presenti a Mantova,  non dipendesse da rapporti col fascismo locale.

Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, la cartiera è militarizzata, gli operai sono esonerati dal servizio militare perché impegnati nella produzione di componenti base degli esplosivi e delle munizioni, specie per la Marina militare. Presto le sorti della guerra si fanno difficili; Luigi Burgo, come altri industriali e capitalisti italiani, avvia il progressivo sganciamento dal Fascismo e dopo l’8 settembre, con la Repubblica di Salò, è accusato di avere complottato contro Mussolini e incarcerato a Verona. Questa vicenda, assieme al fatto che lo stabilimento non fu mai bombardato dagli Alleati, gli valse la fama di essere un antifascista.

Un’altra figura che ha lasciato un grande segno nella storia della Cartiera è stata quella dell’ing. Guidobaldo Jahier, entrato in fabbrica nel 1939, anch’egli come Luigi Burgo appartenente alla minoranza religiosa dei valdesi, certamente antifascista per tradizioni e frequentazioni famigliari. La Burgo adottò politiche di integrazione e fidelizzazione aziendale (le colonie marine, la cassa per le malattie, l’assunzione di padre in figlio).

Il Fascismo aveva battuto il movimento del proletariato agricolo socialista che era stato potente nelle nostre campagne. Gli operai della Burgo degli anni Trenta o ne avevano fatto parte o appartenevano a famiglie che vi avevano militato, ne conoscevano storie e valori. Da quella cultura politica emersero le figure di Vittorio Negri e Battista Scardovelli, quella di Felice Tolazzi arrivò dalla storia del movimento comunista europeo, austriaco e italiano.

Vittorio Negri, n. 1913, figlio di un salariato agricolo, fa la sesta elementare, ma continua a professionalizzarsi (disegnatore meccanico, conduttore di macchine a vapore, trattorista); gira l’Italia, partecipa alla bonifica dell’Agro Pontino, incontra vecchi militanti socialisti;  fa il servizio militare, la guerra di Etiopia come telegrafista, è testimone dei bombardamenti con gas tossici. Rientra in Italia nel 1936 e viene assunto in Cartiera. La censura fascista aveva mandato al macero intere biblioteche e i libri che erano arrivati alla Cartiera accatastati alla rinfusa perché la carta ne fosse riusata. Negri scopre e legge avidamente i testi di Lenin, Stalin. Dopo l’8 settembre 1943 diventa partigiano col nome di battagli di Eros nella Brigata Garibaldi che operava nell’Alto mantovano. Fu sindaco di Marmirolo dal 1946 a l 1964.

 

Battista Scardovelli, n. 1911, di famiglia di braccianti, dopo aver partecipato alla guerra di Etiopia, entra in cartiera nel 1937, è con Negri fra i lettori di libri da distruggere. Nel 1942 aderisce al Partito comunista clandestino; partecipa alla cospirazione antifascista e antinazista mantovana, collabora col gruppo del capitano Lattanzio nel gennaio del 45 ricercato dai repubblichini deve fuggire da casa, si aggrega ai partigiani dell’Alto Mantovano col nome di Fausto. Libererà Guidizzolo. Nel dopoguerra è il costruttore e l’anima della cellula del PCI.

Altri operai molto attivi furono Antero Martelli  e Aurelio Lui che rientrato dalla tragica campagna di Russia partecipò alla Resistenza occupandosi in particolare della stampa clandestina.

Felice Tolazzi (Klagenfurt 1908- Flossenburg 1945) la figura più importante espressa dalla Burgo, quadro del PCI clandestino, animò in città la  Resistenza e la cospirazione antifascista che dopo l’8 settembre si stava organizzando intorno a Felice Barbano, Piero Dallamano, Silvano Montanari e altri. Piero Dallamano ne parla con grande ammirazione: “  usciva da lotte reali, conosceva il mondo”.

Felice Tolazzi era nato e cresciuto in Austria con la madre; aveva partecipato alle lotte politiche  contro i regimi clerico-fascisti che si succedettero in quel paese fino all’inglobamento dell’Austria nel Reich di Hitler nel marzo del 1938. Dal 1934 al 1935 fu carcerato in Austria come sovversivo; nel 1937 entrò in Italia (aveva la doppia cittadinanza)  e qui fu schedato, segnalato, sorvegliato come comunista presso il Tribunale speciale del regime fascista, che dalla sua istituzione esaminò 21.000 denunce. Chi non era condannato al carcere e al confino, era comunque pedinato, intercettato, provocato. Tolazzi assolve agli obblighi di leva nel 1938 e poi lavora in Friuli. In Austria aveva lavorato in una cartiera del gruppo Burgo. Nel luglio 1942 inizia a lavorare in cartiera a Mantova come assistente tecnico; qui svolge l’importante lavoro politico di cui ho detto. Dopo l’8 settembre e l’instaurazione della Repubblica di Salò è ricercato dagli occupanti tedeschi; il 3 dicembre dello stesso anno si rifugia  in Friuli. Nel marzo 1944 si erano tenuti scioperi operai nelle fabbriche italiane, ricordati come i più grandi scioperi nell’Europa occupata dai nazisti.

Alla vigilia della Pasqua del 1944 ha notizia di bombardamenti alleati su Mantova e vi accorre perché vi si trovavano la moglie e il figlio. Viene catturato dai fascisti e consegnato alle SS. Il 16 maggio la moglie lo vede per l’ultima volta a Verona, a Forte San Leonardo. Anche Luigi Burgo era detenuto a Verona  dai fascisti, ma fece ritorno alla sua azienda mentre Felice Tolazzi fu internato nei lager nazisti, a Buchenwald, a Dachau, infine a Flossenburg dove muore il 13 febbraio 1945.

Anche dopo la Liberazione la Burgo resta per molti anni l’esperienza industriale, sindacale e operaia più significativa di Mantova (d’altro c’era solo la Concimi Chimici): l’Icip verrà negli anni ‘50, il petrolchimico Montedison e la Belleli negli anni ’60.

Tra gli operai della Burgo si affermano nuovi dirigenti come Mario Piccina che vi era entrato nel 1943; forti sono l’impegno dei lavoratori in difesa del salario e del lavoro; si sperimentano i primi scioperi a singhiozzo, la solidarietà alle lotte del movimento bracciantile e contadino tra la fine degli anni ’40 e la metà degli anni ’50 e la partecipazione alle battaglie politiche del secondo dopoguerra.

La svolta per la fabbrica avviene agli inizi degli anni ’60 con la costruzione del nuovo stabilimento per la produzione della carta a ciclo continuo, che comportava il lavoro sulle 24 ore. L’occupazione fa un balzo in avanti: più che raddoppia il numero degli operai che erano 300 nel 1943. Nella  fabbrica nuova entra una nuova generazione operaia che costruisce una nuova stagione di lotta sulle radici piantate dalla generazione che aveva vissuto il Fascismo e  la guerra confrontandosi con quadri  tecnici e direttivi che avevano partecipato alla Resistenza e alla guerra di Liberazione in Piemonte. Cambiano anche l’organizzazione sindacale, le forma della rappresentanza quando i Consigli di fabbrica sostituiscono le Commissioni interne.

La conflittualità con la Direzione è molto alta su argomenti classici della contrattazione sindacale quali organici, qualifiche, premi di produzione, sui diritti dei lavoratori, in specie il diritto alla salute, ma anche sul governo della fabbrica:  scelte di politica industriale, investimenti, questione ambientale (inquinamento delle acque reflue). I  quadri sindacali più attivi nella lotta sono discriminati, isolati nel reparto-confino detto “Cremlino”.

A sostegno delle vertenze si susseguono le azioni di lotta articolata, gli scioperi a singhiozzo, i tentativi di serrata da parte dell’Azienda, le sentenze del Tribunale del lavoro che riconoscono la legittimità delle condotte del Consiglio di fabbrica.  Così fino ad oggi, per l’occupazione, la qualità del lavoro, la democrazia.

Negli anni del secondo dopoguerra, la Cartiera ha continuato a formare persone, quadri, molti di loro entrati in fabbrica neanche adolescenti, che sono diventati protagonisti della vita pubblica, politica, sindacale, amministrativa di Mantova (fra tutti cito Bruno Mori, segretario della Federazione del PCI, Rodolfo Merlini e Giovanni Mantovanelli, dirigenti sindacali): per dire che questo è un posto dove si impara a conoscere come gira il mondo, come vivere, essere utili agli altri e alla società.

Mi fermo qui, perché ci stanno davanti le drammatiche questioni che state vivendo in prima persona: ancora una volta la Cartiera, per vivere e garantire lavoro, occupazione deve cambiare pelle e voi pretendete un ruolo da protagonisti, in continuità, credo, con lo “stile” di coloro che vi hanno preceduto in tempi, come quelli della guerra, che sono stati anche più bui di quelli pur difficili che stiamo vivendo.

La storia della Burgo ci dice quanto sia stato decisivo l’incontro fra la competenza professionale, il protagonismo, l’autorevolezza delle maestranze e  la responsabilità di azionisti, imprenditori, per non dimenticare la dimensione etica della politica. Di questi soggetti  e aspetti che ho citato oggi qualcuno latita o è troppo debole: non siete però voi.

cartiera Burgo il 2 giugno al canto di Bella Ciao

http://www.youtube.com/watch?v=oOOn0NX2Wrc&feature=youtu.be

Autore: Rosso di Sera Mantova

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