Berlinguer a Mantova – 1983

Senza una tale razionale capacità di previsione e di programmazione le stesse conquiste della scienza e della tecnica possono rivolgersi contro l’uomo, anziché a suo vantaggio.
Aveva pienamente ragione il vecchio Engels, compagno inseparabile di Marx, quando alla fine del secolo scorso avvertiva che senza una visione nuova e razionale dello sviluppo, dei suoi fini e dei suoi metodi , il domini o conquistato con le scienze e le tecniche sopra la natura, avrebbe potut o ritorcersi contro i dominatori .
Oggi il problema della salvaguardia dell’ambiente naturale e del patrimonio culturale, si presenta in effetti come uno dei massimi problemi per tutto il genere umano.
Colpiscono perciò la persistente cecità e l’insipienza delle forze dominanti su questo problema.
L’agghiacciante constatazione dell’astronauta americano della missione Challanger ha turbato gli animi di tutti , credo, ma per un attimo ; non ha spinto infatti ad una vera riflessione ed ad una reale inversione di rotta. Ha detto quell’astronauta, come qualcuno forse ricorda: « abbiamo visto da lassù una terra pattumiera, la nostra atmosfera diventa sempre più sporca, il nostro mondo sta diventando un pianeta grigio ».
E anziché cogliere il fatto che in questo grido d’allarme c’è un monito grave per il presente e per l’avvenire, anziché sforzarsi di unire le energie al fine di porre in tempo rimedi validi , continua una sordità grave e peggio l’incapacità a proporsi i problemi di fondo sollevati da questo processo di degradazione.
E il problema di fondo è che non si può in alcun modo pensare ad un rapporto fra l’uomo e il suo ambiente eguale a quello che è stato finora.
Un rapporto di sfruttamento, di rapina, di saccheggio dettato dalle più cieche logiche del massimo profitt o da conseguire nel più breve termine .
Altro che modernità!
Questa è sola moderna barbarie.
Ogni qualvolta l’abbandono e l’incuria per l’ambiente determinano qualche disastro, allora si impreca contro il destino, ma sono colpe umane e politiche quelle che impediscono di contenere i danni delle
alluvioni o delle siccità, che avvelenano fiumi, laghi e mari interi , che rendono irrespirabile l’atmosfera di tante grandi città.
Le responsabilità sono politiche, concrete.
Ad esempio è dal 1970 che l’indicazione della commissione parlamentare sulle misure da prendere in difesa del suolo attendono ancora di essere prese in considerazione; che l’attuazione piena della legge contro l’inquinamento è stata ripetutamente rinviata dietro pressioni operate sul governo dalle forze confindustriali e che il disegno di legge sulla protezione civile rimane impigliato nelle divisioni di quella maggioranza che oggi si vorrebbe ricostituire e non va avanti .
Si toccano qui in modo evidente e forse più evidente che in altri casi i limiti , non solo di una concezione dell’uomo e della società, ma anche una grave arretratezza e un ritardo culturale.
La concezione ancor oggi dominante è che la natura sia da considerare come una sorta di mezzo di produzione, da sfruttare in modo indiscriminato e quando, soprattutto fra le giovani generazioni , si diffonde un sentimento di ripulsa verso questa concezione si obietta da parte di molti che non si vuole tener conto della preminenza delle necessità economiche; ma è proprio qui la arretratezza culturale.
Oggi, al contrario, è perfettamente concepibile uno sviluppo che non avvenga facendo irrimediabile violenza alla natura.

Autore: admin

Condividi questo articolo

Rispondi