Berlinguer a Mantova – 1983

Qualcuno potrebbe eccepire che nell’attuale situazione il bilancio deve sopperire a esigenze più impellenti , ma sarebbe questa una osservazione profondamente errata.
in primo luogo i beni culturali costituiscono una risorsa per tutto il nostro popolo, che può svilupparsi a contatto con gli universi del passato e della bellezza, così naturalmente aprendosi al senso della complessiva vicenda umana, al senso critico verso il presente.
La cultura di un popolo che utilizza largamente la pagina scritta, il documento, è cultura che si predispone ad essere riflessione, consapevolezza scientifica, spirito critico contro le sottoculture che minacciano di diffondersi all’insegna dell’evasione, dell’irrazionale con quanto ne può derivare di smarrimento dell’identità nazionale, sociale, umana.
in proposito consentitemi una considerazione. La provincia di Mantova fu culla dei primi moti della coscienza, della organizzazione e della lotta delle masse contadine allora oppresse, costrette ai margini dello Stato, nella valle padana come in Sicilia, come in Sardegna.
Ebbene, venendo ieri a Mantova da S. Benedetto Po, dove ho incontrato la popolazione e visitato la festa, io mi chiedevo se nulla dice ai ceti dominanti il fatto che i compagni che hanno prestato volontariamente la propria fatica per restaurare le opere d’arte di tale località sono nipoti , pronipoti dei terrazzieri , dei braccianti , degli zappatori disprezzati e combattuti come sovversivi , il cui moto fu sottoposto a processo nel 1886 a Venezia, il famoso processo di la Boje. E fu solo il primo processo.
Io Vi chiedo di riflettere, lo chiedo agli amici e agli avversari , sul significato di questo fatto.
I comunist i mantovani , di tanta parte figli dell’imponibile di manodopera quando c’era e della polenta quando c’era, nella loro odierna festa hanno chiamato Giulio Carlo Argan, grande critico e storico d’arte e nostro parlamentare, a commemorare il cinquecentesimo anniversario della nascita di Raffaello Sanzio; anche così si afferma, compagni , nel cammino della storia, la capacità e il diritto delle masse lavoratrici alla direzione del paese.
Ma la nostra critica al bilancio dello Stato è fondata anche su un’altra ragione incontestabile da ogni parte.
La nostra ricchezza di beni culturali rappresenta infatti la possibilità di acquisire altra ricchezza.
Possiamo essere ben più che un polo del turismo internazionale e di un turismo meno frettoloso e culturalmente più qualificato.
Possiamo nei diversi settori dei beni culturali porci all’avanguardia; possiamo essere una capitale internazionale della ricerca nell’architettura, nell’archeologia, nella storiografia, nella storia dell’arte.
Quanto a tecnologia della conservazione, del recupero, della catalogazione, della fruizione dei servizi relativ i di ogni tipo, possiamo contrastare agevolmente in materia di beni culturali la subalternità scientifica e tecnologica dell’Italia e diventare produttori qualificati ed esportatori di ricerca, di tecnologia, di tecnici .
Il nostro paese non ha spazi sterminati e tanto meno spazi sterminati di terra fertile; né ha nelle propri e viscere risorse che bastino ai bisogni di una economia industriale.
Dobbiamo saper valorizzare la ricchezza grande di storia che abbiamo, una valorizzazione appropriata dei beni culturali aiuta il paese a non uscire dal circolo delle grandi civiltà contemporanee.
il fatto è che tutt a la questione della cultura, dai beni culturali alla scuola, alla ricerca scientifica, indica l’esigenza di una nuova concezione della spesa statale e della sua distribuzione; un’altra concezione, non solo della quantità, ma della qualità dell’intervento pubblico.
Grandissima deve essere, ed è oggi , la preoccupazione di tutti per la generale cris i economica. Una crisi che si manifesta ora anche con nuovi tagli nella produzione siderurgica, per esempio; ma prima ancora di affrontare questo specifico tema, un quesito generale si pone: l’esigenza di una visione complessiva, generale, di insieme dello sviluppo e della sua qualità è diventata ineludibile.
Non si può pensare alla prgrammazione solo in termin i negativi , e cioè la programmazione dei tagli della produzione, ora in questa o in quella cultura agricola, ora nell’industria, ora nei cantieri , ora nell’elettronica, ora nell’acciaio.
il bisogno di progettualità e di programma asserito fin dall’inizio dal pensiero socialista, si fa oggi stringente e diventa un bisogno assoluto e un programma per l’Italia oggi deve intendere la centralità della questione culturale come grande questione nazionale.
Non si rimane nell’area dello sviluppo senza un balzo in avanti nella ricerca scientifica, senza una più alta tecnologia, senza una più elevata e diffusa cultura.
noi abbiamo proposto misure specifiche in ogni settore della vita e dell’organizzazione della cultura e ci batteremo per esse, ma l’insieme di questo tema ci rimanda inevitabilmente ai problemi dell’orientamento generale della politica del paese.

Autore: admin

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