CGIL – VI Congresso Provinciale – marzo 1960

Avvertenza : oltre a questa pagina ne seguono altre con la tematiche dei congressi della CGIL

CGIL VI° congresso provinciale Mantova 25-26-27 marzo 1960. Relazione di attività e documento provinciale per l’approfondimento sui temi congressuali della CGIL

La relazione di questo congresso risulta particolarmente importante in quanto fa seguito a quella del V° che si era tenuto diversi anni prima e non a caso nell’introduzione della relazione si evidenziava come “il periodo che andava va dal V° al VI° Congresso Provinciale ha rappresentato uno nei primi anni 1955-56 per la nostra organizzazione il momento più difficile, da un lato per il massiccio attacco patronale alle nostre posizioni con la discriminazione, il ricatto, le rappresaglie contro nostri attivisti ( vedi Zuccherificio di Sermide, Arsenale di Mantova, OM di Suzzara) le disdette ed il licenziamento di salariati e braccianti; dall’altro l’accentuazione di quel processo di forzato esodo dalle campagne fuori provincia e da categoria agricola verso l’edilizia ed il lavoro domicilio, per quanto riguarda le donne,-che ha determinato l’indebolimento delle nostre organizzazioni con la riduzione di iscritti e l’allentamento dei legami verso i lavoratori per l’energia nazione dei nostri migliori attivisti colpiti dall’azione patronale e governativa.” A questa situazione, pesantemente vessatoria nei confronti della CGIL, da un lato fa riscontro una situazione economica che vede una profonda riorganizzazione dell’apparato industriale soprattutto con lo sviluppo della grande azienda e delle grandi capacità dei monopoli di dettare le condizioni per le  trasformazioni anche nel settore agricolo e non solo in quello industriale. “Questo processo di capitalizzazione (nella realtà rurale)si è tradotto dal 1955 al ‘58 in aumento delle unità di macchine da 12 mila a 20570 in un incremento relativo del patrimonio zootecnico più accentuato nel ‘59 in una maggiore applicazione dei ritrovati tecnici e chimici favorito dal finanziamento col pubblico denaro che dal ‘53 al ‘58 montava a 3368 milioni per la bonifica e circa 3 miliardi per il Piano di Rotazione senza considerare altri stanziamenti per il bestiame e le trasformazioni agrarie”.

Questa ristrutturazione produttiva ha prodotto una forte disoccupazione e migrazione con più di 20.000 lavoratori della terra (braccianti mezzadri contadini e loro famiglie)sono immigrati, espulsi dalle campagne. Gli iscritti agli elenchi anagrafici si riducono. Tutto ciò indica chiaramente come “sia indispensabile battere le forze assenteiste e reazionarie della proprietà e dell’agraria per salvaguardare la democrazia nelle campagne nella difesa della personalità dei contadini come produttori e della loro libertà come classe sociale.”

Sul versante della politica industriale è molto interessante sottolineare un passaggio cruciale che collega le politiche pubbliche con la crescita occupazionale di quegli anni “nell’industria, se si fa eccezione della città di Mantova, in cui per la politica delle amministrazioni democratiche a favore della piccola e media industria e per l’ingresso materiale del grande complesso vi è stato un certo sviluppo industriale, nel resto della provincia in generale si può dire che c’è stagnazione anche se sono sorti quella nuovi impianti di piccola industria ed artigianato, cui han fatto riscontro chiusura di fabbriche (zuccherificio di Mantova, Italpioggia, Aga di Acquanegra, Pineschi di Suzzara ecc. e  riduzioni parziali di attività)i vedi Officine Meccaniche Agricole Suzzara, la stessa ex Pineschi che ha recentemente ripreso e la ICIP ecc.)nel complesso questi fattori non hanno determinato che un relativo sviluppo dell’Industria”. (pag 9)

Dal punto di vista delle condizioni salariali il documento sottolinea come vi sia stato un aumento medio del salario di circa l’8% nell’industria e del 4% nell’agricoltura dal 1953 al 1958. Il costo della vita è aumentato del 11,46% e la disoccupazione incide ancora con la media di 9000 unità nel 1958 con punte invernali che si aggirano sulle 20- 25.000 unità comprese le donne.

“La situazione economica della città capoluogo, in questi ultimi tre anni, è stata caratterizzata da un percorso di industrializzazione favorita dalla politica delle amministrazioni di sinistra che ha visto lo sviluppo di piccole e medie industrie e la costruzione di uno stabilimento Edison (da notare che aziende monopolistiche erano già presente in città con la cartiera Burgo). Questo processo sta mutando il volto della vecchia città di servizi in centro industriale per le prospettive che si aprono di sviluppo del prossimo futuro, anche se ancora non s’è risolto che in misura ridotta il problema della disoccupazione a Mantova. Pur tuttavia la nostra organizzazione deve seguire lo sviluppo di questo processo di industrializzazione per accelerarne ed allargare le dimensioni sia appoggiando le iniziative degli Enti Locali sia intervenendo direttamente nella produzione per imprimere agli investimenti di carattere estensivo (nuovi reparti   per aumento occupazione) sia per evitare che lo sviluppo industriale si risolva con un accentuato contrasto tra città e campagna come si può dedurre dal fenomeno emigratorio interno dalla campagna verso la città –urbanismo- e come nel volgere di alcuni anni la popolazione del capoluogo ha superato i 60 mila rispetto ai 50 mila del 1955.

Oltre alle osservazioni sulla città di Mantova è importante notare anche che la CGIL pone l’attenzione su molte nuove iniziative che avvengono in altre parti della provincia e cita Dosolo, Revere, Viadana, Marmirolo e aggiunge buona parte dell’Alto Mantovano in cui la geografia economica sociale di quei territori si va modificando. Si allude In sostanza allo sviluppo del distretto della calza e non solo degli interventi delle nuove aziende a Castiglione delle Stiviere. “Si tratta di seguire, di essere presenti in questa nuova realtà produttiva in modo da impedire che agli operai, ai giovani, alle donne siano negati i loro diritti ma siano rispettate le leggi e nel medesimo tempo si tratta di essere alla testa dei lavoratori ed al fianco degli enti locali per rivendicare da parte delle autorità governative una politica di aiuti di sgravi fiscali e di crediti a basso tasso verso la piccola iniziativa privata per favorire lo sviluppo e la relativo consolidamento. (…)

Uguale attenzione deve essere posta verso l’esistenza dei forti gruppi di lavoratori a domicilio ed il loro continuo di fondersi in particolare nel viadanese, Canneto, Acquanegra, Moglia, Gonzaga, Mantova, ecc. ciò per conoscere l’entità del fenomeno e rendere più concreta l’iniziativa della nostra organizzazione nella tutela delle lavoratrici  nell’azione per l’integrale applicazione della legge e del regolamento.” (pag 11)

Parlando delle politiche pubbliche il documento mette in rilievo l’iniziativa della CGIL di prospettare un piano di edilizia popolare per costruire case per i lavoratori, villaggi rurali e case coloniche e con la mobilitazione della categoria edile ed alleanza con gli enti locali e la cooperazione di produzione-lavoro impegnare l’Istituto Autonomo a realizzare tutti i progetti ed a chiedere finanziamenti all’INA casa per tutti i miliardi di contributi che i lavoratori hanno versato.

Nel capitolo numero 4, dove viene sviluppato il tema del collegamento tra la lotta quotidiana e il movimento per le riforme, dopo una premessa, si afferma che “da queste posizioni di impostazione deriva per la nostra organizzazione i compiti di affrontare e dirigere le lotte dei lavoratori Mantovani, non tanto nella sola direzione rivendicativa contrattuale, quanto invece di intervento sui problemi dello sviluppo economico, dell’industrializzazione, dei lavori pubblici e delle lotte per la terra. Naturalmente bisogna evitare come lo è stato nel passato recente che questa impostazione dei problemi economici resti una elaborazione di vertice e che si limiti alla agitazione, ma deve diventare patrimonio consapevole delle masse dei lavoratori di tutte le categorie quale prima condizione per superare incertezze incomprensioni per poi tradursi in un movimento reale di lotta.

Al capitolo 5 quando viene illustrato “il nostro programma” sono da sottolineare i punti, ancorchè sintetetizzati, che profilano in modo molto chiaro la situazione storico-politica di quel contesto e le iniziative della CGIL conseguenti. Al primo posto viene segnata la necessità della riforma agraria generale chericorda la forte presenza della cultura dei lavoratori della terra e una capacità di dare strategie di riorganizzazione. Al secondo punto viene posta la necessità della nazionalizzazione delle fonti di energia, dibattito poi che verrà chiuso con le scelte conseguenti e coerenti dei governi. Terzo punto, l’industrializzazione della nostra provincia, utilizzando la legge per le aree depresse, gli investimenti dello Stato per i grandi lavori di sistemazione idrica del Po e degli altri fiumi della provincia compreso le idrovie Mantova-Adriatico e Ticino-Laghi di Mantova. Viene richiesta anche la realizzazione dell’Autostrada del Brennero, un ponte stabile a Borgoforte e il potenziamento della rete ferroviaria. Altri punti riguardano sempre il settore agricolo e il piano per l’edilizia economica e popolare. Vengono posti poi anche gli obiettivi degli aumenti salariali e stipendiali combattendo la disoccupazione nonchè richiesto l’aumento della qualificazione professionale per la gioventù e l’apprendistato, l’aumento delle prestazioni previdenziali e la creazione di una richiesta di una indennità mensile ai vecchi senza pensione e alle donne casalinghe.

Tutti temi ancora molto attuali

Leoni Giancarlo

“nelle pagine seguenti vi sono i testi di successivi congressi”

 

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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