Democrazia Proletaria a Mantova

Democrazia Proletaria: un piccolo partito dalle grandi ragioni.

Nato dalle ceneri di varie organizzazioni comuniste della sinistra come Avanguardia Operaia e Pdup ed esponenti del mondo cattolico, con l’inserimento tra le sue fila di molti militanti di altre formazioni extraparlamentari, fino all’incorporazione del gruppo trotskysta della IV internazionale. E’ stato un tentativo di tenere insieme le anime critiche della nuova sinistra  per riorganizzare in un partito le posizioni anticapitaliste di ciò che era rimasto del movimento e della riflessione post sessantotto. Del mondo cattolico, basti ricordare Don Eugenio Melandri eletto al parlamento Europeo o al teologo  Giulio Girardi, oppure della LCR Livio Maitan, o agli ex di A.O. Emilio Molinari piuttosto che Luigi Vinci.

Erano anni che l’organizzazione in cui militavo precedentemente si era sciolta ed ero rimasto “orfano politico ” alla ricerca di una mia collocazione che fosse parte in continuità con la mia esperienza passata. Era un periodo particolare perché le organizzazioni classiche dell’extra sinistra si erano sciolte o andavano scindendosi e ricomponendosi in soggetti diversi.

Un giorno sono andato quasi per caso, invitato da un amico, alla sala Aldegatti in via Chiassi per sentire Mario Capanna che era allora  segretario di Democrazia Proletaria. Quello che mi aveva colpito, oltre ai contenuti del dibattito,  era che le persone che lo circondavano e che hanno presentato la serata, non erano persone a me conosciute mentre a  Mantova ci si conosce tutti. Dopo quella la serata ho capito che c’erano altri compagni che conoscevo e che conoscevano questa organizzazione politica , con i quali mi sono messo in contatto per iniziare una nuova stagione di militanza. Devo confessare che sono sempre molto lento nel sentirmi a casa mia, per cui ho avuto bisogno di tempo per abituarmi a un nuovo modo di rapportarmi alle persone e alla nuova organizzazione. Questo mi succede ancora adesso e a volte mi sembra di essere “infedele” alla vecchia storia, al limite del senso di colpa. Il gruppo locale di Dp andava riorganizzandosi  cercando sede e si è insediato a Lunetta, un quartiere simbolo per Mantova. Il lavoro politico subito è rivolto ai problemi e alle criticità di  chi viveva lì e ai giovani. Ancora oggi qualche ex giovane mi dice che Dp lo ha tolto dalla strada. Interventi legati al nucleare, all’alta velocità, alle industrie ad alto rischio o ai referendum per allargare lo Statuto dei Lavoratori alle piccole imprese sono temi nazionali a cui ancor oggi dopo trentanni  si è ancora chiamati a lottare. I conflitti interni, come in tutti i partiti che si rispettano, e che condizionano l’attività politica ci sono stati, da Dp al Prc, tanto che Gianni Confalonieri allora“l’angelo custode milanese” di DP mi confessava che di  Mantova non ne poteva più: “ sempre con i soliti casini”. Lui comunque era sempre a difendere l’establishment, mentre io sempre dall’altra, anche se ho  cercato la soluzione dei conflitti ragionevolmente, almeno credo. Per quanto mi riguarda fino a quando la  sede è stata in Via Veneto a Lunetta , il conflitto interno è stato sul modo di condurre il partito e di prendere le decisioni, ma qui ho assistito alla prima scissione della mia vita, infatti dal partito sono usciti i Verdi Arcobaleno (Edo Ronchi e Gianni Tamino) mentre  di  Mantova se non ricordo male solo una compagna. Le elezioni per noi sono sempre state una sofferenza, scadenze che piombavano addosso e stravolgevano la nostra attività. Dal punto di vista elettorale a parte il riuscire ad eleggere parlamentari e consiglieri regionali, per Mantova abbiamo sempre cercato di fare liste di “movimento” che comunque non eleggevano. La fantasia non ci mancava tanto è vero che facevamo le feste di Dp (abusive) come adesso fanno i rave party. Spargevamo la voce che ad una certa sera avremmo fatto la festa, se non pioveva e le condizioni lo permettevano.  Arrivavamo con il camioncino, scaricavamo tavoli e sedie si mangiava quello che c’era, un po’ di musica e stando insieme oltre a parlare discutere e confrontarci, raccoglievamo  anche qualche soldino per pagare l’affitto della sede. Abbiamo fatto anche feste quasi regolari e per fortuna abbiamo sempre avuto buoni rapporti con i compagni del PCI che lavoravano alle feste dell’Unità che riuscivano a non farci fare brutta figura ( prestavano strutture, tavoli, consigli  etc) Quando è avvenuta la rottura che ha portato alla fuoriuscita del segretario provinciale di DP, abbiamo trasferito la sede in città in Via Govi. Sede piccolina ma che ha cominciato ad animarsi di compagne e compagni,  e soprattutto gruppi giovanili che nascevano allora.

Ricordo il battagliero Collettivo Barricata, ma anche gli anarco-comunisti, piuttosto che i giovani che reclamavano un Centro Sociale Autogestito. In quel periodo credo che siano state messe in campo  le attività più significative anche legate alla presenza di quei gruppi ai quali abbiano dato sostegno e collaborazione. Abbiamo dato vita al Comitato Mantovano a sostegno dei familiari delle vittime di Ustica  e molte altre iniziative. Dal punto di vista politico siamo andati avanti per un bel pezzo pensando che dal Pci ci sarebbe stata un’uscita a sinistra ma che non è mai arrivata se non dopo la Bolognina quando il PCI  ha cambiato nome e scelte. Dalla confluenza di Dp e parte dell’Ex-Pci è nato il Partito della Rifondazione Comunista dove siamo confluiti, credo tutti. Quella demoproletaria per è stata un’esperienza positiva perché l’attività politica è stata condotta all’insegna degli ideali e della coerenza e nessuno di noi aveva la fregola di avere posti di rilievo o nel partito o nelle istituzioni, anzi sembrava quasi che ognuno di noi dicesse: “ vai avanti tu che io non posso……” anzi era proprio quello che diceva. Disponibili alle lotte e alle discussioni molto meno alle Istituzioni e questo penso proprio sia stato un difetto.

Fausto Banzi

Autore: Rosso di Sera Mantova

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2 commenti

  1. in Italia ci sono 18 organismi che si rifanno al comunismo, ritengo sia venuto il momento di riaprire Democrazia Proletaria per coinvolgerli tutti in un soviet e ricostruire un organismo unico, ora che si passa da una crisdi capitalista ad un’altra e non esiste di fatto un’alternativa.Inoltre la popolazione deve essere coinvolta nella democrazia diretta, proletaria (48 % di non votanti), preparata a discutere, a votare i propri problemi, scegliere dei commissari del popolo che abbiano l’esclusivo compito di attuare le direttive di massa, dell’intellettuale collettivo, ecc….

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