Democrazia Proletaria a Mantova

 

DEMOCRAZIA PROLETARIA

E’la prima volta che mi si chiede una testimonianza scritta, sulla mia lotta politica, in Democrazia Proletaria: è uno sforzo di memoria che affronto con gioia.

 Preferisco non documentare cronologicamente gli eventi, le iniziative, i percorsi politici o le lotte sindacali che la situazione storica richiedeva di volta in volta.

Mi piace lasciare liberi i ricordi e in particolare ripercorrere le emozioni.

Si tratta di una parte della mia vita abbastanza lontana nel tempo, eppure ricordo con chiarezza la mia vecchia casa con un salotto sufficientemente ampio  per poter accogliere  incontri e riunioni politiche e ospitare chi ne aveva bisogno.

Nel 1970 mio marito lavorava, e nel contempo preparava la tesi di laurea: “Canti popolari raccolti nel mantovano”.

Il tema scelto partiva da un’idea, molto dibattuta, in quegli anni: “… la cultura popolare è vera cultura?… può essere alternativa alla cultura “alta”?…”

A casa nostra ci si ritrovava a dibattere di questi argomenti, con alcuni giovani intellettuali mantovani e da lì nacque l’idea di creare il Circolo ottobre a Mantova. Progetto che si sviluppò negli anni e offrì alla città numerosi e importanti eventi culturali.

Ripensandoci rivivo gli entusiasmi, la ricerca e la preparazione della prima sede in Via Cocastelli, la richiesta di aiuto a un compagno pittore che tracciasse il primo simbolo grafico per la presentazione alla città del Circolo Ottobre.

Ciò che porto ancora con me di quei tempi è la condivisione,con i compagni extraparlamentari,della ricchezza di idealità e un pensiero politico emotivamente forte. Nel rapporto coi compagni, almeno quelli più vicini, avvertivo la coscienza di vivere un momento fecondo senza volontà di strumentalizzare a livello individuale.

Il ricordo degli anni settanta è legato a relazioni costruite sulla base di uno scambio serrato che partiva dalla quotidianità e dalle contraddizioni delle nostre vite, per arrivare ad occuparsi della politiche del mondo. Allora si diceva: “Il personale è politico”. Di fatto era possibile mettere tutto in discussione e non dare per scontata nessuna convenzione.

A diciotto anni ero iscritta alla C.G.I.L.; negli anni settanta alla Camera del Lavoro di Milano, come membro del Regionale dei postelegrafonici, incontravo i compagni dei Comitati Unitari di Base. In seguito  a Milano ho conosciuto le compagne/i di Democrazia Proletaria e loro mi hanno fatto conoscere i compagni vicini a D.P. che lavoravamo a Mantova in altre categorie.

Sono nati rapporti intensi non solo con i compagni di Mantova o della provincia, ma anche con “le avanguardie” che arrivavano da Milano e dalle città limitrofe. C’era molta disponibilità ad ospitare e ritrovarsi a discutere nelle case, con compagne e compagni che portavano le loro esperienze delle relative città e la voglia di costruire un nuovo mondo insieme.

Ricordo che in un’occasione ospitammo anche l’allora segretario Mario Capanna.

Gli argomenti  su cui discutevamo riguardavano la politica nazionale o internazionale ma, al contempo, sentivamo la necessità di non rimanere astratti ma di tenere un taglio legato alla nostra quotidianità. I temi andavano dalla città e le barriere architettoniche, ai referendum su divorzio e aborto, alla necessità dei consultori, dai decreti delegati al diritto allo studio, lo statuto dei lavoratori, la lotta alle centrali nucleari, lo sviluppo ferroviario anziché il trasporto su gomma, dal femminismo, all’autocoscienza.

Questo tema ha evidenziato non poche contraddizioni nel mio come negli Gruppi politici. Così, insieme al lavoro politico, di cui ho sempre sentito la necessità, è nato il desiderio di fare politica al femminile. Iniziai a fare pratica di autocoscienza con le femministe mantovane che avevano deciso di creare anche una sede comune. Si tratta di una pratica dirompente che partiva dal superamento della fase emancipatoria e che chiedeva la messa in discussione delle caratteristiche organizzative verticali a partire dalle associazioni in cui facevamo attività politica.

Se ricordo bene Democrazia Proletaria ereditò la prima sede da Avanguardia Operaia, ed era composta di due camere molto povere e molto fredde.

Nella seconda metà degli anni settanta anche Democrazia Proletaria ottenne una nuova sede a Lunetta: un nuovo quartiere nato in quegli anni alla periferia di Mantova.

Nel quartiere c’è un vecchio forte che in qualche occasione riuscimmo ad utilizzare nel tentativo di renderlo fruibile per gli abitanti.

Gli incontri avvenivano quasi sempre nella sede ma spesso anche nelle case poiché alcuni avevano già dei figli.

Quando  c’era l’esigenza di organizzare manifestazioni comuni con altri Gruppi extraparlamentari ci si trovava democraticamente, e non sempre pacatamente, anche nelle altre sedi, anch’esse molto spartane.

 

L’attività politica andava dall’organizzazione di manifestazioni alla produzione di documenti, che  hanno quasi sempre trovato spazio sulla Gazzetta di Mantova, come ho potuto riverificare sfogliandola anche in questa occasione.

Fra noi si cercava di raggiungere una larga condivisione circa alcune prese di posizione (talvolta miste fra realismo e utopia) ma ritenute fondanti, anche a costo di accalorati dibattiti.

Sfogliando vecchi materiali ho rinvenuto alcuni appunti inerenti un durissimo e prolungato dibattito che si svolse partendo dalle domande: “  Cosa indica il termine POTERE? E’ giusto identificare il Potere solo con il concetto di Dominio, trascurando l’aspetto Positivo che  valorizza la sua forza vitale? Cosa significhiamo con il termine RELIGIOSITA’? le nostre parole veicolano significati di cui ne siamo pienamente consapevoli?’)

Un problema costante del Gruppo era dettato dalla mancanza di fondi necessari per realizzare le varie iniziative, per pagare l’affitto della sede o per mandare un contributo al QUOTIDIANO DEI LAVORATORI: il giornale attraverso il quale si voleva fare opera di controinformazione.

Per finanziarci in più occasioni sono stati organizzati piccoli eventi, in realtà non molto remunerativi ma molto partecipati.

Un’iniziativa particolare, al fine di sostenere il Quotidiano, è stata messa in campo con molta fiducia, organizzando uno spettacolo teatrale con Paolo Rossi e Davide Riondino.

Fu affittato in un piccolo teatro collocato fra Bancole e Porto Mantovano e i due attori accettarono generosamente: dovevamo fare solo una buona campagna di informazione.

Purtroppo Rossi e Riondino erano agli esordi, quindi poco conosciuti, noi senza mezzi pubblicitari (a parte la mia R/4 con tanto di megafono) e il risultato fu pessimo. In fine credo che ci chiesero di ripagare loro solo il viaggio di ritorno. Un bel ricordo che mi è rimasto è la canzone di Riondino che casualmente sentii cantare anni dopo e nella quale nomina Mantova e la calda, anche se poco redditizia, accoglienza dei compagni mantovani.

Nonostante le immancabili delusioni accumulate negli anni, questo modo di operare ha sedimentato in molti compagni della nostra generazione un profondo desiderio di partecipazione in prima persona che ha portato  alcuni di noi a fare politica nei partiti, ma molti altri a impegnarsi in associazioni politico-culturali e a fare volontariato, grazie ad una passione politica che si nutre di responsabilità sociale e di profondo senso civico.

Mara Baraldi

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Rosso di Sera Mantova

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2 commenti

  1. in Italia ci sono 18 organismi che si rifanno al comunismo, ritengo sia venuto il momento di riaprire Democrazia Proletaria per coinvolgerli tutti in un soviet e ricostruire un organismo unico, ora che si passa da una crisdi capitalista ad un’altra e non esiste di fatto un’alternativa.Inoltre la popolazione deve essere coinvolta nella democrazia diretta, proletaria (48 % di non votanti), preparata a discutere, a votare i propri problemi, scegliere dei commissari del popolo che abbiano l’esclusivo compito di attuare le direttive di massa, dell’intellettuale collettivo, ecc….

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