Documenti del Movimento degli studenti dal 1967 : abbiamo raccolto in una sola pagina il contributo di Zavattini e Partesotti

 

 


In questa sezione sono raccolti i volantini distribuiti davanti alle scuole di Mantova nell’arco temporale compreso fra il 1967 e il 1971. Si tratta soprattutto di volantini del Movimento studentesco che, come noto, a Mantova riuniva più organizzazioni della sinistra attive negli istituti di istruzione superiore; ma non mancano volantini distribuiti dalle organizzazioni di destra quali ‘La Giovane Italia’, il FUAN e il ‘Fronte monarchico giovanile’.

Degno di nota è un volantino (con un testo poeticamente ispirato) dell’ottobre 1967 distribuito dalla FGCI che annuncia la morte del Che in Bolivia. La maggior parte dei materiali qui pubblicati è relativa alle vicende studentesche dei primi anni settanta culminate nelle occupazioni delle scuole nell’autunno-inverno 1970-71. I volantini erano prodotti con la tecnica del ciclostile: comportava la creazione di una matrice recante il testo da ciclostilare che veniva steso con una normale macchina da scrivere; la matrice veniva poi fissata ad un rullo imbibito di inchiostro il cui veloce movimento circolare consentiva la produzione di un buon quantitativo di volantini in poco tempo.

I luoghi di produzione di tali materiali erano i più diversi ma soprattutto le sedi dei partiti e dei sindacati. Anche le ACLI contribuirono generosamente mettendo spesso a disposizione del Movimento i locali di via Solferino nonché la preziosa ‘macchina’ per ciclostilare. Molto utilizzata la ‘stamperia’ della CGIL in quanto le ‘censure’ politiche sui testi da ciclostilare erano meno forti; e anche perché il sindacato spesso chiudeva un occhio sui rimborsi (spesso solo simbolici) per le spese relative alla carta. Meno frequentata la Federazione del PCI dove, al contrario, i controlli politici sui testi erano condotti senza sconti.

Giovanni Zavattini


Volantini, ciclostilati in proprio, spesso stampati alla sede del PSIUP in via Arrivabene, riunioni del movimento studentesco a casa di compagne e compagni e poi alla sala Aldegatti in via Chiassi, manifestazioni e ritrovo di ragazzi e ragazze sugli scalini di Sant’Andrea.
Li ho raccolti e conservati, studente di 16 e 17 anni negli anni ’68 e ’69 del secolo scorso, uno come tanti allora, con l’immagine del Che attaccata con lo scotch al diario di scuola: aprivamo gli occhi sul mondo che cambiava e che anche noi volevamo cambiare. Mi fermo a quel 1969 (anche se ne ho degli anni successivi) prima del 12 dicembre, strage di Piazza Fontana a Milano, che ha significato la perdita dell’innocenza, come molti hanno detto, per una generazione che viveva gioiosamente il cambiamento di sé e del mondo.

Quella che si legge sui volantini è storia, e come tale va vista: non si ripropone mai uguale, ma serve, ed è anzi indispensabile per interpretare il presente.
Per restare a Piazza Fontana a Milano, ricordare che gli anarchici (vedi i loro volantini di allora a Mantova che hanno un’aura ancora vagamente ottocentesca) furono i primi accusati dai veri artefici della strategia della tensione, può aiutare. Ci sono i giovani del PSIUP, un partito che è scomparso prima degli altri del novecento, ma che aveva una radicalità vicina ai movimenti di allora.
Molti altri volantini, come quello sul Natale consumistico, sulla fabbrica occupata perché chiude, ci pongono delle domande: come vanno visti oggi alla luce di crescita, decrescita (non felice)? E la differenza tra studenti degli istituti tecnici e dei licei (la ‘scuola di classe’), cosa ci dice oggi che tutti hanno potuto, grazie alle lotte di allora, accedere all’università, ma con schiere di giovani atomizzati e soli nella ricerca di un lavoro, di lavori nuovi e impensabili allora? Per non parlare dei nuovi poveri, e del mondo degli immigrati che entra nel nostro: allora pensavamo al mondo fuori dal nostro come ad un mondo che si rivoluzionava con noi, verso un avvenire ‘rosso’.
Insomma leggere la storia di questi documenti non è operazione nostalgica: è lezione di storia, anche di Mantova. Che ci serva.

Luca Partesotti

Autore: admin

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