Festa nazionale de l’UNITA’ dello sport

Festa Nazionale de l’Unità Sport

Dal 19 giugno al 5 luglio del 1987 si tenne a Mantova la Festa Nazionale de l’Unità dedicata allo Sport. Alla realizzazione della manifestazione, sia nella fase di stesura del programma che nella gestione organizzativa , contribuirono in modo significativo le società sportive mantovane e i professori Tito Righi e Fabrizio Bianco, cui venne affidato il compito del coordinamento. Abbiamo chiesto al giornalista mantovano Adalberto Scemma, per molti anni inviato speciale e responsabile delle pagine sportive e culturali de “ L’Arena”, collaboratore del “Corriere dello Sport-Stadio e del “Guerin Sportivo”, di ricordare l’evento e, in particolare, il Meeting di atletica leggera di cui pubblichiamo un’ampia rassegna fotografica. Attualmente Scemma, che ringraziamo per la collaborazione, insegna giornalismo sportivo all’’Università di Verona.

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Partiamo, anzi: ri-partiamo, da Livio Berruti e da una sua frase consegnata  a  “Mantova Mondiale”, il catalogo a corredo della Festa dell’Unità-Sport. Anno di grazia 1987, un quarto di secolo alle spalle, una scansione temporale sufficiente a garantire spessore e credibilità all’approfondimento.  “Si capì –scriveva Berruti  – come il rivivere le azioni, le gesta del passato, fosse determinante per capire meglio la tumultuosa evoluzione dei giorni nostri”.

Più che di evoluzione, se mettiamo a confronto un passato dalle straordinarie cadenze emotive e un presente capace di offrire invece scenari mortificanti, dovremmo più realisticamente parlare di involuzione. Basterebbe verificare lo stato attuale di impianti sportivi ormai fatiscenti, come il Campo Scuola e le palestre cittadine, o puntare il dito sulla reale destinazione di altri come il Palabam o il vecchio Palasport di Lunetta, ormai delegati a un uso totalmente improprio rispetto alle indicazioni iniziali. Stendiamo il classico velo sullo scempio che ha portato allo smantellamento della pista ciclistica o al degrado indecifrabile del Palazzetto prospiciente lo stadio Martelli. Ma non possiamo non parlare della stagnazione delle iniziative promozionali, portate avanti da anni senza costrutto in direzioni talmente disarticolate da apparire prive di identità.

Il concetto iniziale tuttavia non cambia. Se è vero che quel meeting, forse irripetibile nelle dimensioni e nella sostanza, portò a Mantova atleti di primissimo piano, olimpionici, iridati, primatisti del mondo, è altrettanto vero che proprio la straordinarietà dell’evento potrebbe servire in proiezione da esempio e da stimolo. A volte è soprattutto una questione di volontà operativa, una volontà che Mantova ha dimostrato in tempi ormai lontani di possedere e che potrebbe convenientemente riproporsi un domani, se e quando torneranno a scattare certe imprescindibili motivazioni. Il fatto stesso di “rivivere le azioni, le gesta del passato – come suggerisce Berruti –può evitare di far si che gli insegnamenti della storia siano pure esercitazioni retoriche, non adattabili alle incessanti trasformazioni della realtà”.

Fu l’atletica leggera, la regina dell’Olimpiade, a calamitare già in partenza l’attenzione dei media. Al Campo Scuola, 4 luglio 1987, venne messo insieme un parterre de roi  a dir poco straordinario per le modalità di un meeting organizzato in provincia. Nel salto in alto, per dire, vinse il campione del mondo Gennadi Avdeenko con 2,30 (sfiorati i 2,35!) davanti al campione d’Europa Igor Paklin, fermo a 2,27 in una gara che vide tra i protagonisti anche il cubano Norriega e due atleti mantovanissimi, l’azzurro Daniele Pagani, futuro campione italiano e finalista agli Europei di Spalato nel ’91, e l’allora primatista provinciale Stefano Lasagna. Nel peso fu il campione olimpico di Los Angeles e recordman mondiale Alessandro Andrei a salire sul gradino più alto del podio con un lancio superiore ai 21 metri davanti al sovietico Bayars.

Autore: Rosso di Sera Mantova

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