Giovanni Bonventi, un pericoloso comunista.

 

Fangiotto è lo pseudonimo. 25410 il numero di protocollo del Casellario Politico Centrale del Ministero dell’Interno che lo identifica. 21 sono gli anni di reclusione ai quali il Tribunale Speciale lo ha condannato con sentenza n.65 del 22 giugno 1928. L’accusa ? Associazione comunista e cospirazione.

Il militante comunista di cui parliamo è Bonventi Giovanni, nato a Melara (Rovigo) il 29 settembre del 1900.

La documentazione raccolta dal figlio Rodolfo ( informative delle varie Prefetture, della Regia Cancelleria Consolare d’Italia, delle Ambasciate del Regno d’Italia dei vari Paesi dove Bonventi si è rifugiato, dei Comandi di Questura e Arma dei Carabinieri) ci consente di ricostruire, sia pure in maniera ancora non esaustiva, la vicenda umana e politica di Bonventi definito, di volta in volta, come elemento pericoloso, comunista, sovversivo.

Fondatore del Partito Comunista d’Italia nel 1921 a Ostiglia dove si era trasferito, è tra i militanti che aderiscono al movimento degli Arditi del popolo. Il 26 novembre del 1924 viene condannato in contumacia a 12 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Verona con l’accusa di aver partecipato ad un tentativo di omicidio premeditato ai danni del segretario del Fascio di Gazzo Veronese.

Bonventi aveva fiutato l’aria e. prima dello svolgimento del processo, era fuggito in Austria, dove riprende i contatti con il partito e, successivamente, in Germania. Si trasferisce infine in Unione Sovietica dove, secondo le informazioni della Ambasciata del Regno d’Italia, segue i corsi di partito e ha rapporti con Antonio Gramsci e altri dirigenti comunisti.

Rientra in Italia clandestinamente per riorganizzare il partito ma viene arrestato a Roma, insieme ad altri compagni, nel settembre del 1927. L’informativa della polizia così descrive il colpo mortale che è stato inferto: “ Con l’arresto di Bonventi Giovanni e di Silvani Ermenegildo ( di cui al rapporto in data 21 agosto…) erasi dato un forte colpo alla organizzazione comunista romana (…)”.

Al momento dell’arresto, Bonventi viene trovato in possesso di “materiale di propaganda, manifestini, importanti documenti comunisti, una macchina da scrivere e un poligrafo” .

Processato con altri compagni viene condannato a 21 anni di carcere. Grazie a due amnistie, sconta solo dieci anni nelle carceri di Portolongone e Lucca, e viene rimesso in libertà nel 1937.

Torna a Ostiglia nelle condizioni di vigilato speciale, considerato sempre elemento pericoloso così come si evince da un altro documento del 18 maggio 1938 della Prefettura: “ Quale iscritto nel I° elenco delle persone pericolose da arrestare in determinate circostanze il 29 aprile us. In occasione della visita del Fuhrer in Italia venne arrestato e associato nelle carceri mandamentali di Revere e rimesso in libertà il 17 maggio”.

Nonostante la condizione di vigilato speciale riesce a mantenere, sia pure con grande cautela, un rapporto con elementi antifascisti.

E così dopo l’8 settembre sarà al suo posto di militante antifascista nella 125° Brigata Mincio.

Roberto Borroni

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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