Gruppo 7, Annarosa Baratta: Le mostre di Marzo

Noi del Gruppo 7 cominciammo la collaborazione con la Casa del Mantegna nel 1985 …
Venivamo dall’esperienza del femminismo degli anni Settanta, ci interessavamo di arte, di ricerca storica, di presentazione di libri di donne, oltre che di informazione, d’attualità e di spettacolo

 

Noi del Gruppo 7 cominciammo la collaborazione con la Casa del Mantegna nel 1985, con una duplice iniziativa – di pittura e di poesia – che andava sotto il titolo di Sulla linea dell’orizzonte e si articolava nelle due proposte di Attraversare gli spazi e Tentare il linguaggio.
Il tutto era stato imbastito nell’ottobre del 1984 in una stanza d’ospedale, come per una sfida di leggerezza, ma il precipitare della situazione fu poi paralizzante e la cura del catalogo della mostra fu nel marzo del 1985  di Laura Baccaglioni, allora responsabile con Egidio Del Canto della Casa del Mantegna, e di Annarosa Buttarelli, funzionaria dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Mantova, in quell’anno ancora nel nostro gruppo.

Loro, con Del Canto, che fu poi sempre nostro disponibilissimo e paziente collaboratore, come del resto Raffaello Repossi, si occuparono anche della mostra dell’anno successivo, il 1986: gestita dall’Amministrazione Provinciale, proponeva un’antologica di Gina Parenti Compagni e si affiancava ad un’altra, coproposta dall’Unione Donne Italiane, importata da Stoccolma con la mediazione, credo, del Goethe Institut di Milano, sui Collagen di Hannah Hoch.

Inaugurazione mostra Gazzetta di Mantova -13 Marzo 1988

Nel 1987 il Gruppo 7 risulta ancora carsicamente scomparso, ma in realtà c’eravamo solo spostate alla galleria la Torre, di Elvira Garlli, per collaborare con l’UDI a una rassegna sulla vita e gli scritti di Rosa Luxemburg, che rientrava in un discorso più complessivo sull’intellettuale tedesca.

Come gruppo e alla Casa del Mantegna riprendemmo nel 1988 con la mostra di Carol Rama, di cui primo interlocutore era stato Gino Baratta e i cui acquerelli avevo visto con lui anni prima a Torino nella galleria di Giancarlo Salzano; allora Carol non aveva la notorietà di oggi, nonostante fosse già stata riportata all’attenzione della critica e del pubblico da Lea Vergine con “L’altra metà dell’avanguardia”, la famosa mostra di Milano del 1980.

Poi, per i sei anni successivi, dal 1989 al 1994, il Gruppo 7 di allora (dal 1982 è confluito in una nuova associazione senza fini di lucro, Gruppo 7-Donne per la pace) fu al centro delle affollate iniziative del marzo alla Casa del Mantegna: perché in quegli anni L’Amministrazione Provinciale, in omaggio alla Giornata Internazionale della Donna, ci concedeva gratuitamente il suo spazio espositivo, vale a dire lo concedeva a quell’organizzazione femminile che era l’UDI, dal 1982 autonoma rispetto al PCI nel cui seno era nata, e che a Mantova aveva come presidente Valeria Gelsomini Bottoni.

Noi venivamo invece dall’esperienza del del femminismo degli anni ’70, ci interessavamo di arte, di ricerca storica, di presentazione di libri di donne, oltre che di informazione, d’attualità e di spettacolo attraverso “Sebben che siamo donne”, una trasmissione settimanale di Radio Mantova.

Non poteva dunque non interessarci anche la gestione autonoma, seppure temporanea, di un luogo istituzionale, che non volevamo però spazio ghettizzato della rivalsa e degli sfoghi.

Ci sarebbe sembrata un’occasione sprecata lasciare alla genericità di proposte ‘pur che sia’, a indiscriminati sogni nel cassetto- letterari o pittorici che fossero- l’opportunità che alle donne, per una volta all’anno, veniva offerta.

Perciò ci affiancammo all’UDI, dividendoci i progetti che per altro discutevamo assieme e che ci piaceva presentare con carattere unitario nel complesso delle manifestazioni.

Il Gruppo 7 privilegiava le mostre d’arte, di cui però non controllavamo direttamente la gestione finanziaria, pur essendo noi a pensarle e a realizzarle con attentissima domestica economia; l’UDI invece, cui era riconosciuta una più collaudata titolarità , gestiva in modo diretto, per le tavole rotonde o gli incontri diversi, i contributi richiesti separatamente.

Noi non volevamo che questa sorta di ritualità del marzo  fosse celebrativa, cercavamo piuttosto occasioni di incontri e di incroci.

Tranne che nel 1993, nell’occasione della  mostra di Dadamaino, il Comune ci appoggiò sempre,  sia partecipando con la Provincia nell’impegno finanziario, sia consentendo l’aiuto prezioso del personale  dell’Assessorato alla Cultura, prima fra tutte Vanna Truffelli, appassionatamente infaticabile.

Partendo dal piacere di scegliere secondo consonanze e fascinazioni, in totale libertà di giudizio, abbiamo in quegli anni presentato pittrici entrate di diritto nella storia dell’arte del Novecento, da considerarsi “classiche”, così da non far correre rischi alle Istituzioni che ci sostenevano. Forse è questo che, al limite , oggi potremmo anche rimproverarci: di non aver affrontato un più coraggioso azzardo soggettivo, il rischio di scelte non ancora garantite dal consenso della critica più attenta..

Ma le artiste che sceglievamo erano per noi presenze imprescindibili nel panorama dell’arte contemporanea, “madri simboliche” in quello specifico settore.

Artiste dai percorsi rigorosi e tuttavia in molti casi rimaste a lato rispetto al gioco del mercato mondano: non per marginalità qualitativa, ma per lucida scelta del margine.

Proposte dunque anche per questo, perché nel rigore etico di quei lavori ci sembrava stesse un valore aggiuntivo.

Indiscutibile – è ovvio – la qualità linguistica delle loro opere.

Nella scelta di queste donne – che non era dunque automatico effetto  dell’occasione dell’ 8 marzo, nel cui contesto l’iniziativa si collocava – c’era poi una ragione “politica” : la volontà di riconoscere una peculiare operatività femminile ,il cui valore, quello sì, andava al di là della appartenenza di genere; la volontà di correggere la convinzione soprattutto giovanile, scolastica ma non solo, che il femminile non abbia gran diritto di cittadinanza nella storia e in particolare nella storia dell’arte.

E non ci consolava che, a Mantova, per quanto riguardava l’arte contemporanea, nemmeno al maschile si desse allora – a livello pubblico – molto spazio, presi tutti invece e sempre dal luminoso passato della città. Concordavamo con alcune classi degli Istituti Superiori, ma anche con una elementare (la maestra era Itala Sottili) – visite e incontri, perché ci sembrava che la Casa del Mantegna potesse qualificarsi anche nel riavvicinamento al mondo della scuola , come già era avvenuto negli anni Settanta.

Per noi del Gruppo 7, quasi tutte insegnanti, era un modo di rispondere, anche , al problema della ” trasmissione”, centrale nel dibattito politico culturale delle donne.

E ogni inaugurazione aveva un momento non informale di giustificazione critica della scelta da parte di un’esponente del gruppo, che ero io, e di commento puntuale alle opere da parte degli autori dei testi in catalogo. Oltre che di notazioni autobiografiche da parte delle artiste. Furono memorabili quelle di Carol Rama.

Avevamo creduto di verificare, nel 1985, che le mostre collettive non possono rendere ragione  – ovviamente – della complessità della ricerca individuale, e avevamo da allora escluso le collettive appunto e le mostre a tema, optando per ” itinerari di esperienza”, scegliendo il percorso di artiste che a noi parevano esemplari nella loro singolarità e qualità ( il che ci fece perdere l’unico contributo regionale che chiedemmo, perché” si sarebbe potuto sospettare una partigianeria dell’Ente”).

Dopo il gruppo Metamorfosi, di Milano (Benedini, Bonelli, Pescador e Sterlocchi), che poi si sciolse e che nel 1985 aveva esposto con Mariella Bettineschi di Bergamo e con le mantovane Costantini, Mantovani, e Pauletti, si susseguirono dunque Gina Parenti, come abbiamo visto, nel 1986 e, dal 1988, a cura mia, Carol Rama, Bice Lazzari, Regina, Titina Maselli, Renata Boero, Dadamaino e Amalia Del Ponte.

Quella di Amalia Del Ponte, con il concerto sulle sue “pietre sonore” di un generoso Danilo Grassi e di due suoi allievi del Conservatorio, fu nel 1994, l’ultima iniziativa: perché la nuova gestione politica della Provincia non ritenne opportuno proseguire e finimmo noi di pagare lo stampatore, dividendoci il debito.

Fu così che venne interrotta – e non più – ripresa comunque – quella che noi ci illudevamo fosse ormai una “tradizione” culturale della città: la tradizione del marzo, di primavera. Che aveva trovato consenso critico anche fuori dai confini cittadini ( o forse solo fuori?) e che per la Casa del Mantegna, quindi per la città, aveva significato – ci pare di poterlo dire ancor oggi senza presunzione – un ritorno di immagine.

Ma non avvertito, o ritenuto significativo, se nell’edizione 1996 del Salone del Libro di Torino, dedicata alla Donna e dove l’Amministrazione Provinciale di Mantova aveva uno stand, fra i cataloghi esposti non ce n’era uno delle mostre femminili del marzo.

Li lasciai io, quelli che avevo con me per altra ragione, a kermesse quasi conclusa.

Oggi, per quella collaborazione ininterrotta di sette anni più uno, il Gruppo 7 (forse si nasconde nei numeri un disegno fatale) ringrazia ancora la Casa del Mantegna, cioè tutto il suo personale di allora.

da: Il Cerchio e il Quadrato, pubblicazione della Casa del Mantegna, a cura di Mario Artioli.

Postilla del 2016

La ‘tradizione’ del Marzo è stata interrotta.Tuttavia nel 2007, come Gruppo 7- Donne per la pace siamo riaffiorate con due altre mostre:di Lucia Pescador all’Archivio di Stato e di Tina Modotti, fotografa, ancora alla Casa del Mantegna. Poi nel 2011, alla Casa di Rigoletto abbiamo presentato Lorenza Mazzetti: ma ormai senza più cataloghi e in maniera del tutto eccezionale.
Nel 2016, invece, in occasione di Mantova capitale italiana della cultura, il Comune di Mantova ci ha concesso, oltre ad un contributo concreto che si è affiancato alle sponsorizzazioni di Tea e di Conai, l’uso dello spazio di S.Maria della Vittoria, per cui ci è stato possibile organizzare un’ulteriore mostra con catalogo, quella di Annalisa Ramondino, Fili rifili relitti riusi.

( nel settore del sito “pubblicazioni” trovate tutti i cataloghi delle Mostre fatte)

 

 

 

Autore: admin

Condividi questo articolo

Rispondi