il movimento del “Manifesto” a Mantova

 Testimonianza di Sandra De Santis

E allora un caro amico, che ora non c’è più, in quegli anni di speranze e di ricerca di altro su tutto ( dalla famiglia al nò “falce e merletti”. E mi va ancora benissimo!”

Gli anni sessanta sono stati, per la mia generazione, anni di nuove conoscenze, letture stimolanti di riviste e giornali che ci consigliavamo tra amici, frequentazioni universitarie, esperienze lavorative in ambienti anche disagiati, coinvolgimenti in iniziative in cui si voleva mettere in discussione quanto ci era stato insegnato o detto ( e nel Concilio Vaticano secondo vedevamo la fine dell’era costantiniana ).

Sollecitati dalle nuove effervescenze culturali, dalle lotte di liberazione dei popoli del “terzo mondo”, dalle lotte operaie, abbiamo vissuto riflessioni e scelte che spesso ci hanno allontanati dall’impostazione della nostra educazione familiare.

La mia era, per ragioni belliche, una famiglia tutta al femminile, e di sicura tradizione cattolica; una famiglia di donne forti che, pur lavorando per necessità fuori casa, hanno conservato e tramandato a noi, generazione successiva, il valore dei saperi femminili.

Dovevamo studiare per migliorare la nostra condizione sociale e acquisire autonomia economica; studiare, leggere…ma anche stendere la sfoglia, ricamare, lavorare a maglia. E poi sposarci.

Ma la temperie culturale, sociale e politica della fine di quel decennio, quando in molti avevamo già cominciato a lavorare in modo continuativo ( perché allora era così per i diplomati e i laureati ), l’insufficienza delle risposte che venivano dalla tradizione familiare sulle questioni di giustizia sociale e libertà per tutti e non solo per pochi privilegiati  mi hanno motivata a frequentare altri ambienti per cercare concrete soluzioni.

Ambienti politici, in senso stretto, e di sinistra.

E così se per l’ambito lavorativo mi sono avvicinata al Movimento di Cooperazione Educativa, quello di “ C’è speranza se questo accade al Vho” di Mario Lodi; in ambito più strettamente politico sono stata attirata e presa dall’esperienza de “Il Manifesto”.

Eretici, di sinistra, molto stimolanti sul piano culturale, libertari, aperti all’area cattolica, critici nei confronti del potere costituito, attenti a tutte le sfumature della sinistra e con grande slancio utopico.

Sembrava di poter respirare aria nuova e di poter ottenere “tutto”, anche perché, per noi, questa era l’aria che si respirava nel mondo.

A Mantova ore e ore di riunioni, con molti studenti ma pochi operai, in una sede fredda e non proprio linda, in cui si spaccava un capello in sedici parti; ore di ciclostile e di volantinaggi davanti a scuole e fabbriche; manifestazioni partecipate e urlate ( all’inizio con timidezza e ritrosia ); e con l’M.C.E. volevamo cambiare la scuola attraverso nuovi contenuti e metodi.

Modificazione personale di linguaggi, di atteggiamenti…ma il mio imprinting iniziale non veniva meno. E allora un caro amico, che ora non c’è più, in quegli anni di speranze e di ricerca di altro su tutto ( dalla famiglia al mondo) , mi soprannominò “falce e merletti”. E mi va ancora benissimo!

Un ricordo particolare: 1974, tarda primavera, referendum sul divorzio vinto da tutte le forze laiche del Paese e dalle donne. La sera della vittoria in piazza Sordello noi e i compagni di Lotta Continua: volevamo fare una manifestazione per festeggiare. In piazza Sordello la questura discute civilmente con noi, ma ci nega il permesso. Citiamo i festeggiamenti degli sportivi del calcio, l’importanza della vittoria…nulla da fare. Intanto dal Voltone arriva una due cavalli azzurra da cui spunta un bandierone rosso, guidata da compagni socialisti. E dalla macchina usciva a tutto volume il canto “ Sebben che siamo donne paura non abbiamo…”. Ristabilito l’ordine costituzionale la questura ci permette di fare la festa e allora tutti in macchina suonando clacson per arrivare al cral Salardi, gestito dal Pci, ma  accolti senza troppo entusiasmo.

I lottacontuinisti sempre con il pugno alzato, noi sempre  in discussione su come incidere nella società, nelle istituzioni e poi nelle piazze, il Psi laico e il Pci, vecchia casa di eretici di varie tendenze.

Quella sera eravamo tutti uniti. Ma raramente è stato così.

La lettura del giornale, che abbiamo a lungo molto sostenuto da ogni punto di vista, nostro vangelo quotidiano, è proseguita anche quando il gruppo è diventato PdUP e le nostre esperienze hanno preso strade diverse.

Per me  la strada sarà la Cgil-scuola. Ma questa è un’altra storia.

                                                                                                             Sandra De Santis

 

 

 

Autore: Rosso di Sera Mantova

Condividi questo articolo

2 commenti

  1. Brava Sandra merita più di un commento. E’ bello quello che hai scritto. Un impegno importante che non può essere disperso!

    scrivi una risposta
  2. cara sandra, ho scoperto qualcosa su di te che sapevo vagamente, poco e perziale per ricordi che spesso hai raccontato quando stavamo insieme. Io non ho avuto una giovinezza politica né tantomeno sociale, subito lavoro e moglie e figli e giri per il mondo lavorativo, e mi ha fatto un certo effetto, brava per lo scritto, leggiìbilissimo e fruibilissimo.
    Poi ho fatto scorrere le fotografie e nella terza ho scoperto una cigina giovanissima e con due lenti grosse così su un occhiale d’altri tempi, che mi hanno messo tanta nostalgia, perché pure io ne avevo di simili.
    grazie dei avermi segnalato l’articolo, grazie, quando scrivi e pubblichi segnalamelo ancora
    ti abbraccio
    a presto
    marceòllo

    scrivi una risposta

Rispondi