Il Senatore Luigi Manconi è stato ospite di Rosso di Sera, e della Fondazione DS Mantova, per presentare il suo libro “Non sono razzista ma” (Feltrinelli, 15 euro).

 

Il Senatore Luigi Manconi è stato ospite di Rosso di Sera, e della Fondazione DS Mantova, per presentare il suo libro “Non sono razzista ma” (Feltrinelli, 15 euro).

Il libro è scritto a quattro mani con Federica Resta, tranne per il capitolo “l’Homo Calderolis e il razzismo della bonomia” di cui il Senatore si assume l’intera paternità

A conversare con lui, Maurizio Maggiani, uno dei più importanti scrittori italiani, ospite più volte di Festivaletteratura. Il cui libro più recente  “Il Romanzo della Nazione” (2015) ha vinto il premio Elsa Morante.

 

L’incontro si è svolto nel salone del circolo Arci Salardi di Mantova, nell’ambito delle iniziative che si sono svolte in diverse città in occasione della “Notte Rossa 2017”. Una manifestazione che ha l’obiettivo di rivisitare le Case del popolo o i circoli culturali o operai. “I luoghi in cui sono nate le organizzazioni sociali, in cui si sono affermati diritti e sono state create le prime strutture per rispondere ai bisogni della popolazione.”

Tuttavia non si è trattato di una manifestazione di “reducismo” ma anzi Manconi e Maggiani hanno conversato con il pubblico su di un tema di grandissima attualità e prospettiva futura, quale è quello della inclusione nella cittadinanza italiana di una bella gioventù, che pur nata in Italia, non lo è.

Ci riferiamo alla legge, cosiddetta dello Ius soli. Ed alle iniziative che ci sono per ottenerne l’approvazione prima che la legislatura finisca.

Lo sciopero della fame a staffetta, si può aderire qui http://www.abuondiritto.it/it/

La raccolta di firme a sostegno della legge di inziativa popolare “ero straniero”.

 

E naturalmente si è parlato di razzismo.

Alla domanda “gli italiani sono razzisti?” Manconi risponde negativamente. Per una ragione molto semplice. Qualsiasi estensione che d,a un singolo episodio generalizzi, sarebbe una tipica manifestazione di razzismo.

E’ necessario pertanto circostanziare i singoli episodi, le singole manifestazioni, senza confondere per altro il razzismo con la xenofobia, che seppur contigua rappresenta un diversa manifestazione del pensiero escludente. Insomma per essere efficaci bisogna essere precisi e saper distinguere.

 

Nel libro si esaminano alcuni luoghi comuni : “Ci invadono. Sono dei privilegiati. Quanto ci costano!” che vengono utilizzati dagli imprenditori della paura per costruire un consenso attorno ad un “razzismo non razzista” necessario ad aggirare il tabù del razzismo esplicito che tuttora, seppur ammaccato, continua ad agire tra gli italiani. Di questo approccio è esemplare il razzismo della bonomia dell’Homo Calderolis.

Non c’è solo bonomia, anzi secondo Manconi “il cattivismo, della tentazione razzistica, costituisce premessa emotiva e contenuto fondate”. Il cattivismo come rivolta contro il “buonismo” inteso come espressione della dittatura del politicamente corretto.

 

Manconi individua nella indifferenza l’atteggiamento sociale favorevole alle manifestazioni di razzismo, mentre la compassione, nel senso di entrare in sintonia con l’altro ne costituisce sul piano psicologico il miglior antidoto.

Tuttavia non è questo il piano principale con cui si contrastano gli atti di razzismo, Manconi rivendica il ruolo della buona politica, intesa come modo di affrontare e risolvere i problemi del concreto, come principale agente di un discorso antirazzista. Così come ritiene che per affrontare strutturalmente il flusso migratorio non bastino gli atti di solidarietà ma sia necessario ricorrere alla “demografia ed alla economia”.

 

Ancora due considerazioni di Manconi meritano, in questo breve commento di essere citate.

La prima è quella che ci invita a ribaltare la fase ed iniziare a pensare e dire :” Io sono (un po’) razzista ma..” E quel “ma” significa voglio capire, voglio sapere, voglio essere messo in grado di affrontare una situazione difficile, faticosa e persino dolorosa”.

La seconda allorchè si chiede, a partire dalla vicenda delle offese rivolte da Calderoli a Cecile Kyenge, “tollerare gli intolleranti?” e ne conclude con Karl Popper che non ci possa essere una tolleranza illimitata perchè ciò determinerebbe la “scomparsa della tolleranza”.

Con Popper dobbiamo rivendicare “il diritto a non tollerare gli intolleranti”.

Giovanni Rossi

Autore: Rosso di Sera Mantova

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