In memoria di Fidel Castro:1981. L’incontro tra Castro e Berlinguer nel ricordo di Renato Sandri.

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«L’aereo spense i motori. Ai piedi della scaletta svettava la figura di Fidel Castro. Fu proprio el Comandante en jefe a ricevere la delegazione del partito comunista italiano stravolgendo un protocollo che prevedeva la sua presenza solo per capi di stato o di governo. Era la prima volta che un segretario del Pci si recava in visita in America latina. Fidel si fece incontro a Berlinguer, si abbracciarono. Uno imponente e focoso nella divisa verde olivo, l’altro esile e timido».

Il partito comunista aveva seguito le vicende della rivoluzione cubana, proprio perchè usciva dai canoni classici della teoria comunista.

«Quella rivoluzione nazionale e indipendentista, prima ancora che socialista, aveva dischiuso nuove speranze, un segno dei tempi nuovi che andavano maturando nel processo storico mondiale».

Nel 1961 l’esercito rivoluzionario e il popolo cubano in armi avevano respinto un tentativo di invasione da parte di esuli anticastristi e mercenari appoggiati dalla Cia. Quell’episodio insieme alla capacità di resistere al blocco economico commerciale e finanziario degli Stati Uniti, avevano
accresciuto la popolarità e la solidarietà internazionali. Al Pci non interessavano solo i caratteri originali della rivoluzione, ma anche il ruolo che Cuba andava assumendo nel conflitto fra Urss e Cina e all’interno del Movimento dei paesi non allineati (Castro ne era il presidente).

«Il viaggio assunse una valenza storica proprio per la presenza di Berlinguer, il leader del più grande partito comunista dell’occidente che, non bisogna dimenticare, aveva visto con favore la nascita di Solidarnosc in Polonia e aveva condannato, in modo fermo e risoluto, l’invasione
dell’Afghanistan. Cuba invece, sia pure con molti distinguo, si era schierata a fianco dell’Urss. Erano questioni spinose di politica internazionale che non furono eluse nel corso delle conversazioni. Inoltre il comitato centrale aveva appena approvato la Carta della pace e dello sviluppo e la sua illustrazione costituiva la ragione principale delle visite di Berlinguer a Cuba, in Messico e in Nicaragua».

Alla prima riunione partecipano Fidel Castro, Carlos Rafael Rodriguez, Armando Hart e Jesús Montané. Berlinguer espone i temi costitutivi della Carta poi la discussione
viene aggiornata per dare modo ai cubani di approfondire la questione. A cena il clima è disteso, complice il carattere gioviale e anticonformista dei cubani e, in particolare, di Fidel.

«Furono cinque giorni d’incontri. Fidel era imprevedibile, poteva cominciare una riunione alle otto di sera, interromperla verso le undici, tornare all’una di mattina e proseguire sino alle quattro. Tra i due era nata una speciale sintonia, si piacquero sin dall’inizio. Affrontarono anche
questioni delicate, sulle quali spesso non si trovarono d’accordo. Notai però una grande e sincera curiosità di conoscere le rispettive posizioni. Castro e Berlinguer concordarono sulla necessità di rapporti più equi tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, come condizione per un mondo fondato sulla giustizia e sulla pace».

Un netto dissenso emerge quando il segretario del Pci sostiene che la democrazia è la via maestra per la costruzione di una società socialista. Castro obietta che in America latina la via democratica non è facilmente percorribile, come dimostrato dall’esperienza cilena. Dura la critica di Berlinguer nei confronti dell’Unione Sovietica, più sfumata quella di Castro che, quando viene affrontato il tema dell’Afghanistan, così si giustifica: «Compagno Berlinguer, non dimenticare che noi riceviamo dall’Urss anche le aspirine». Castro è leader attento alle relazioni internazionali e al ruolo che può giocare Cuba nel contesto latinoamericano.

«Il presidente del Messico Lopez Portillo aveva promosso un’assemblea di tutti i capi di stato delle due Americhe per valutare le relazioni e le prospettive politiche ed economiche della regione. L’assemblea si sarebbe dovuta tenere a Cancún. Tutti gli invitati avevano assicurato la loro presenza, tranne Ronald Reagan che aveva posto come condizione l’esclusione di Castro. Per evitare che Reagan trovasse pretesti, Castro pregò Berlinguer di comunicare a Lopez
Portillo la decisione di non partecipare».

Berlinguer non rinuncia a criticare l’assenza delle libertà d’espressione, la mancanza di pluralismo e l’impostazione centralistica in economia dei paesi socialisti reale. Esprime solidarietà a Cuba e condanna l’embargo, ma si dice molto preoccupato dei limiti democratici che possono mettere a repentaglio le conquiste della rivoluzione.

«Espresse dissenso anche per l’intervento cubano in Etiopia che non poteva essere messo sullo stesso piano della iniziativa di solidarietà verso l’Angola, quando i cubani inviarono migliaia di volontari per difenderla dall’aggressione del Sud Africa. Castro rispose pacatamente, sia pure dissentendo, mostrando rispetto e ammirazione per quell’uomo minuto che aveva avuto il coraggio di andare a Mosca, il 2 novembre del 1977, a criticare il partito comunista sovietico e a difendere l’autonomia di elaborazione politica e culturale degli altri partiti comunisti».

A conclusione di una intensa giornata di incontri e visite, Castro propone per l’indomani una battuta di pesca in un’isoletta poco distante dalla costa. Mentre Berlinguer si rilassa e Fidel pesca, Renato, Antonio Rubbi, Javier Ardizzones e Denis Guzman si riuniscono per stendere il comunicato finale. I cubani insistono perché non si faccia alcun riferimento alle divergenze, gli italiani pretendono
che nulla sia sottaciuto.

«Fidel Castro condivise la nostra posizione».

Al momento del congedo in aeroporto parlando dei politici italiani da lui conosciuti, Castro ricorda il ruolo positivo svolto da Giulio Andreotti per una soluzione della sanguinosa crisi in atto a El Salvador: «Compagno Berlinguer, non trattare troppo male Andreotti». «Un panorama visto da lontano sembra sempre più bello», fu la risposta.

(tratto dal libro di Roberto Borroni “Renato Sandri, un italiano comunista” Editore Tre Lune, Mantova, 2010)

Autore: Rosso di Sera Mantova

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