Carla per tutti

Carla, per tutti.

Anno 1967. Vicolo Frutta. Varco per la prima volta l’ingresso della Federazione provinciale del Partito comunista italiano.  Sto per salire le scale che portano agli uffici ma una voce che pare provenire dal sottosuolo mi blocca: “ Chi cerchi?”. Mi si materializza dinnanzi un uomo sulla cinquantina, robusto, l’occhio inquisitore. Intimorito rispondo che devo iscrivermi alla Federazione giovanile comunista. “Primo piano, a sinistra entra nel primo ufficio e chiedi della Carla” risponde la persona che mi ha accolto. Poi si presenta: “Sono Roosvelt”. Scoprirò più tardi che si tratta del custode factotum della federazione. Autista del segretario e dei parlamentari senza patente, Roosvelt svolgeva anche un’occhiuta vigilanza nei confronti dei giovani comunisti considerati, in quegli anni turbolenti, rumorosi,  disordinati e “fuori linea”. Salgo di gran carriera le scale, svolto a sinistra ed entro nell’ufficio che mi è stato indicato.

Un uomo e una donna sono in piedi uno dinnanzi all’altra. L’uomo ha un pacco di fogli tra le mani, la mascella volitiva e quando parla si nota la erre blesa ( o moscia?).

“Cavla, dovesti battevmi questa velazione. Sono gli appunti del mio viaggio in Amevica Latina. Devo consegnavli alla Divezione del pavtito…”.

La donna risponde che prima deve terminare un altro lavoro, poi si dedicherà alla sua relazione. Un buffetto sulla guancia della donna: “Gvazie Cavla…”.

Di Carla mi colpiscono il portamento eretto e il viso. Di carnagione scura, ha gli occhi penetranti e lo sguardo severo che incute soggezione.

Senza chiedermi chi sono (scoprirò in seguito che Roosvelt l’aveva informata telefonicamente) mi dà conto del colloquio cui ho assistito: “ Era Renato Sandri, ex segretario e attualmente deputato al Parlamento. Credo di essere l’unica persona al mondo in grado di decifrare la sua grafia…”.

 

Carla è stata la segretaria dei segretari di federazione che si sono avvicendati dal 1963 alla data di scioglimento del Pci:  Renato Sandri,  Agostino Zavattini, Romano Ferrari, Bruno Mori e infine chi scrive. Nel suo lavoro era solita mettere un di più di impegno, di serietà e di rigore. Per lei il lavoro doveva essere ben fatto e quando non lo era lo faceva notare. Era compagna riservata e sempre disponibile ma mentre batteva le relazioni congressuali o gli articoli del segretario o dei membri della segreteria non rinunciava a far notare le cose che non andavano. Era la memoria del partito: riunioni, lotte, successi, delusioni.

Nata a Marmirolo, comune rosso, nell’immediato dopoguerra Carla aveva aderito alla Federazione giovanile comunista. Venne notata per le sue capacità organizzative e perché aveva lo spirito combattivo della giovinezza e la saggezza che si conquista con la maturità.

Mi piace ricordare un episodio legato alla presenza di  Berlinguer a Mantova.

Primi giorni di giugno del 1983. Sul lungolago dei Gonzaga l’apparato della federazione al gran completo, insieme ai compagni delle sezioni, è al lavoro per allestire la Festa Nazionale de l’Unità dei beni culturali che inizia ai primi di luglio. Avevamo richiesto la presenza di Enrico Berlinguer per il comizio conclusivo: giorni di frenetica attesa. In tipografia aspettano il via libera per stampare i manifesti.

Carla presidia il container dove trova posto la Direzione della festa. Imperversa Vamos a la playa dei Righeria. All’improvviso la musica si interrompe. La voce di Carla è incrinata dall’ emozione: “Compagni, la direzione del partito ci ha comunicato che il compagno Berlinguer ha accolto il nostro invito”. Boato di gioia.

Toccò a me ricevere  Berlinguer all’aeroporto di Bologna. Prima di partire, passai in federazione. “E vai a ricevere Berlinguer conciato così?”. Mi disse Carla. Ero in scarpe da ginnastica, jeans e camicia fuori. “Mettitela almeno dentro i pantaloni…” mi disse come una madre o una sorella maggiore. Poteva permetterselo, ci considerava dei ragazzi, noi del ’68, lei che era cresciuta con Renato Sandri, medaglia al valore della Resistenza, Agostino Zavattini, mesi di carcere per una manifestazione contro un raduno neofascista, Romano Ferrari, cinque anni in Unione Sovietica, Bruno Mori, operaio della mitica Cartiera Burgo, la fabbrica dove negli anni dal ’43 al ’45 era attiva una cellula clandestina del Partito comunista.

Il mese scorso Carla se n’è andata e con lei se n’è andato un pezzetto di storia dei comunisti mantovani. Viene da chiedersi cosa rimane di quella storia, di uomini e di donne, di lotte e di idee. Sicuramente una certa educazione alla dignità: abbiamo insegnato che un contadino e un operaio valgono come i loro padroni. Non è poco.

Roberto Borroni

 

 

 

Carla con Giuliano Gradi Ai tempi dell’UDI con Maria Dalmaschio In gita in montagna  In viaggio con l’UDI Con Rossana e Bruna Con Severino Negri

Autore: Rosso di Sera Mantova

Condividi questo articolo

1 commento

  1. Non ho parole per esprimere l’emozione che ho provato nel leggere l’articolo che hai dedicato alla mamma. Grazie di cuore per l’ammirazione e la stima che hai dimostrato nei suoi confronti. Con affetto Fernanda.

    scrivi una risposta

Rispondi