La cooperazione a Mantova

Premessa

In questo capitolo del nostro sito incominciamo a presentare una realtà economica della nostra provincia che ha radici nell’800 il movimento cooperativo e in particolare la cooperazione di consumo .
Dalle piccole realtà comunali fino a una grande realtà commerciale:
La Coop Consumatori nord est.
Cerchiamo di spiegarla con i documenti, le foto, i libri che ci raccontano questa storia, essa è molto parziale,ma ci aspettiamo il contributo dei tanti che questa storia l’hanno vissuta.


Comunità ed identità

vi sono storie, memorie e altri racconti, documentazioni di esperienze e problematiche in atto, materiali iconografici … che, raccolti e pubblicati, sono in grado di fornire immediatamente il segno antropologicamente forte di attaccamento alle radici, alle tradizioni e all’identità di un gruppo umano e sociale che da esse è identificato e tenuto unito come “piccola comunità”.

Passato e presente

Lunga, lenta, sofferta talvolta fino alle estreme consueguenze, la storia delle forme e delle aggregazioni di lavoro, delle innovazioni come la cooperazione delle nostre terre. In una realtà a vocazione agricola fu, come appare anche da queste pagine, storie di braccianti e di contadini, di terrazzieri e di scariolanti, di piccoli allevatori, di produttori di latte, di mondine e canapine e compartecipanti alle attività collettive locali.
Pur con le sue asperità e le sue battaglie, fu educazione alla solidarietà, al rispetto per la persona che lavora, alla convivenza – non sembri strano – fra diverse categorie di lavoratori e di operatori economici e all’impegno comune di dare corpo atutti gli istituti che garantissero l’uomo (e la donna) e la loro famiglia, nel lavoro e nella disoccupazione endemica nella salute e nell’infermità, nel tentativo non sempre felicemente, rapidamente e pacificamente riuscito, di mettere ciascuno a beneficiare delle previdenze in atto per tutti.
Un tentativo sostenuto da tante iniziative, spesso osteggiate e fallite: per la salute, di informazione, di assistenza che rendessero meno crudelmente lontane e conflittuali le condizioni del povero e del benestante, rimasti a lungo a contrastare con mezzi leciti e meno leciti e non sempre adeguatamente ordinate dalla legislazione fino ai tempi correnti.
La situazione si è certamente evoluta, non solo sul piano del lavoro, della vita pratica ma anche sul piano culturale, particolarmente sul piano d’accesso, garantito a tutti, alla ricchezza della scuola, della cultura, della formazione professionale, beni che furono spesso osteggiati dagli stessi fruitori. Le proposte erano radici di libertà difficile. Erano semi e conquiste. Non si trattò di regali, ma del risultato di annosi conflitti che, forse in contrasto con la storia presente, fecero crescere il valore dell’uomo rispetto a quello del profitto. Perciò ebbero profeti e vittime innocenti.

Le nostre popolazioni, prevalentemente quelle cresciute agli albori dell’era industriale, mostrarono vivacemente lo spirito di solidarietà, la disponibilità alla cooperazione, non diversamente da quanto avveniva in altri paesi dell’Europa, in particolar modo in Inghilterra.
Elaborarono, svilupparono, mostrarono praticamente, nello stesso tempo, le innate capacità creative, la loro professionalità, anche nelle condizioni più frequenti di lavoro subordinato. Fu questo lo spirito che animò organizzatori e soci, fin dagli anni oscuri della fame e della pellagra.
Pur per strade diverse, animatori rivoluzionari e organizzazioni religiose contribuirono concretamente, nonostante i loro conflitti, alla crescita della società civile.
Ecco perchè possiamo dire anche noi, che ora stiamo indubbiamente meglio, che non abbiamo il diritto di dimenticare. Sono in quella storia semplice e pagata con sudore e miseria, con caparbietà e speranza le radici della nostra comunità, le origini della solidarietà e della cooperazione nelle nostre terre.
La nostra storia.
E’ bene che i giovani, distratti dalle troppe occasioni e fonti di evasione, e anche i meni giovani sappiano da dove viene il loro attuale benessere e su quali valori, da recuperare, si fondavano l’impegno e il sacrificio intelligente dei padri.

Giuseppe Gorni
presidente Consiglio Distrettuale di Sermide

Il Fascismo contro le cooperative

Inizia la devastazione fascista

Nel 1921 la rivista”Cooperazione Italiana” denuncia la furia devastatrice fascista e pubblica un elenco dei saccheggi effettuati in soli quattro mesi dagli squadristi scatenati contro le cooperative mantovane.

Marzo 1921

Poggio Rusco, distrutta la cooperativa di consumo

Aprile 1921

Incendiate, distrutte o devastate le cooperative dei seguenti paesi: S. Benedetto PO, Pegognaga, Bondeno, Suzzara, Buscoldo, Campitello, Moglia, Portiolo, Sabbioncello, Cicognara, Rivalta, Castelnuovo, Palidano, Castellucchio, Bondanello, Gonzaga e la cooperativa agricola di Sermide.

Maggio 1921

Ingiunzione coattiva di passaggio al fascio delle cooperative di consumo di Goito e Pradello; devastazione delle cooperative di consumo di Castelbelforte, Villa Garibaldi, Canicossa.

Giugno 1921

Incendiati i registri e devastate  le cooperative di Castiglione delle Stiviere. Suzzara (Muratorti), Correggio Micheli, Sarginesco, Ostiglia, Sustinente, Soave, Brusatasso, Cesole, Ceresara, Ceretta di Volta Mantovana, Canedole, Gazoldo Ippoliti, Grazie, Mirasole, Romanore, Polesine, Redondesco, Roncoferraro, Sacchetta, S. Giacomo Segnate, Tabellano, Villa Pasquali.

Immagini e testo sono stati tratti da questi due libri: Quando il lavoro e Il movimento cooperativo a Pegognaga (attenzione 270 mb)

Autore: Rosso di Sera Mantova

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