La sezione “Danilo Gazzani” del PCI di Caselbelforte

trib. cast.Colpisce quella foto che ritrae un cartello scritto a mano del 1973 parla del tesseramento al PCI. E’ appeso ai lati della strada e questo significa che altri ne sono stati messi in giro per il paese di Castelbelforte e nelle frazioni. Iscriversi è un atto importante, stabilisce il rapporto con la comunità, con le famiglie, co le fabbriche. Si ripete tutti gli anni, vi si dedicano decine di attivisti, serve per raccogliere fondi per le iniziative politiche locali, provinciali, nazionali, ma fatto più importante di tutti almeno una volta all’anno si parla con la tua gente. Il perché si prende la tessera e i perchè non la si rinnova. Non è poco, non è tutto ma, è un rapporto con centinaia di persone della propria comunità.

E poi si prosegue: le feste dell’Unità, le campagne elettorali e referendarie, la ristrutturazione della sezione attraverso il contributo dei cittadini sia in denaro, sia in ore di lavoro.

Il congresso di sezione il momento un cui si verificano i gruppi dirigenti, si discute della linea politica nazionale e locale in un intreccio sempre positivo, perché non permette  di rinchiudersi solo nelle esigenze locali.

Si pubblica un giornale “La Tribuna di Castelbelforte”dal 1984 al 1993 efficace strumento di rapporto con iscritti e cittadini.

Nel 1984 la sezione di Castelbelforte  ristrutturata viene inaugurata dal Sen. Maurizio Lotti.

La sezione è intitolata a Danilo Gazzani “Piccolo” partigiano, gappista morto nel 1944 il 14 dicembre trucidato dai fascisti nella località di Monte  Sabbiuno (BO). Gazzani Danilo, «Piccolo», da Mario e Maria Reami; n. il 26/3/1926 a Castelforte (MN). Nel 1943 residente a Bologna. Licenza elementare. Ferroviere. «Di fronte al rischio di essere militarizzato e di essere a servizio dei tedeschi» a contatto con il movimento partigiano dei ferrovieri tramite Enzo Corticelli * e Dante Lodi * entrò nelle fila della Resistenza. Militò nella 7a brg GAP Gianni Garibaldi e operò ad Anzola Emilia. Nell’ottobre 1944 partecipò all’azione di rappresaglia contro i fascisti che, a Tavernelle (S. Giovanni in Persiceto), uccisero Ottorino Finelli *. Il 7/11/44 prese parte alla battaglia di porta Lame. La notte del 3/12/44 i tedeschi circondarono la casa colonica Guermandi a S. Giacomo del Martignone (S. Giovanni in Persiceto) dove era ospitato con altri partigiani. Dopo aver sostenuto un duro combattimento, i partigiani tentarono di sganciarsi. Catturato con Augusto Baiesi * e Cleto Guermandi *, venne condotto a Bologna e fucilato ai colli di Paderno (Bologna) il 14/12/1944. Riconosciuto partigiano dall’1/6/44 al 14/12/44. [AQ]

 

Danilo Gazzani partigiano massacrato dai fascisti nel 1944

 

TESINA D’ESAME

GAZZANI ARIANNA

25 GIUGNO 2011

 

 


INTRODUZIONE

 

Questa immagine rappresenta il Monte Sabbiuno, che si trova in provincia di Bologna ed è oggi il monumento ai caduti della Resistenza, voluto ed inaugurato nel giugno del 1973 dai 23 Sindaci dei 23 comuni dei 100 partigiani che in questo luogo hanno trovato la morte. Sindaci che hanno dato vita ad un Comitato, tutt’ora esistente, che ogni anno celebra questo triste anniversario. Su questo colle ho scoperto esserci i massi commemorativi dei partigiani fucilati durante la seconda guerra mondiale, tra i quali il fratello di mio nonno paterno e quindi zio di mio papà che portava lo stesso nome: Danilo Gazzani ucciso a soli 18 anni il 14 dicembre 1944 per aver sostenuto e combattuto per i propri ideali patriottici.

 

 

Considerando il coinvolgimento familiare, ho voluto approfondire le vicende che lo hanno visto protagonista, andando personalmente a visitare il sacrario e preparando un opuscolo che riassume la sua breve ma intensa vita “vissuta” per il nostro Paese. Grazie alla testimonianza, ai ricordi e ai racconti di mio nonno sono riuscita a “rivivere” quelle importantissime pagine della storia d’Italia.

Alcuni frammenti mi hanno particolarmente colpito come per esempio, leggendo le lettere conservate da mio nonno, la volontà di rassicurare i genitori sulla sua salute, il forte animo patriottico in un ragazzo così giovane, il pensiero continuo al fratellino lasciato a casa, la forza di non rivelare l’appartenenza ai gruppi partigiani per non far preoccupare la famiglia e anche, ascoltando i racconti, l’enorme felicità di ricevere in regalo dal fratello che tornava a casa dal lavoro, magari una volta al mese, “solamente” delle caramelle, sapere che “il suo ultimo viaggio” fu costretto a farlo scalzo, a piedi nudi nella neve, così era più difficile tentare di scappare, o ancora immaginare la telefonata ricevuta da una madre che immagina il proprio figlio lontano da casa per lavoro…..”Signora….dovrebbe venire a Bologna…ad identificare il corpo di suo figlio…è stato fucilato 7 mesi fa…”

 

 

 

 

STORIA

 

Durante appunto la seconda guerra mondiale (1939-1945  per noi 1940-1945) nel nord Italia, dopo la liberazione di Mussolini (fondatore del fascismo) dalla prigione del Gran Sasso da parte di un commando militare tedesco, venne proclamata la nascita di un nuovo Stato fascista: La Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò).

A questo punto il nostro Paese risultò essere diviso in due schieramenti: a Nord  la neo Repubblica di Salò occupata e controllata sia politicamente che militarmente dai tedeschi e nel Meridione il Regno del Sud di Vittorio Emanuele III sotto la protezione degli angloamericani.

Iniziò così una guerra civile di italiani contro italiani.

Da una parte uno schieramento fascista e dall’altra coloro che rifiutavano qualsiasi forma di collaborazione con questi “italiani” e con i tedeschi; sono proprio queste persone che costituiranno i primi nuclei di resistenza partigiana.

Nascosti nelle montagne, i partigiani organizzavano azioni di guerriglia e sabotaggio, mentre  tedeschi e fascisti cominciarono rastrellamenti  durante i quali venivano perlustrate metro per metro le zone ritenute covo dei partigiani.

I partigiani catturati venivano torturati, impiccati o fucilati; i villaggi che li ospitavano venivano, per rappresaglia, dati alle fiamme, tutti i loro abitanti massacrati, compresi vecchi, donne e bambini.

La più importante rappresaglia avvenne a Marzabotto, in provincia di Bologna.

Questa lotta durò quasi 2 anni. Alcune zone furono temporaneamente controllate dai partigiani e sorsero città “libere” e “ repubbliche”, dove rivissero le istituzioni democratiche ( comuni, partiti, libera stampa…) che il fascismo aveva soppresso.

Purtroppo non tutti riuscirono a sopportare le dure condizioni di lotta, quindi alcuni partigiani decisero di tornare a casa e di sottomettersi al governo germanico. Quelli che resistettero riuscirono ad organizzare al meglio i gruppi di combattimento, trasformandoli in un vero e proprio esercito: Il Corpo dei Volontari della Libertà     ( C.V.L) la cui direzione politica e militare fu affidata a Comitati di Liberazione Nazionale.

La liberazione dell’Italia avvenne nella  primavera del 1945. Il  25 aprile i partigiani liberarono Torino,Milano e Genova. Quattro giorni dopo i tedeschi trattarono la resa in Italia.

Il 27 dello stesso mese Mussolini, catturato mentre cercava di sfuggire in Svizzera, venne fucilato dai partigiani su ordine del Comitato di Liberazione Alta Italia.

Autore: Rosso di Sera Mantova

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