L’acqua a Mantova: presentazione di Vittorio Carreri e di Fulvio Baraldi e un contributo di Gianni Lui

 

CINQUANTANNI PER NULLA?

La rivista <<Rosso di sera>> on line, riprendendo gli atti di un convegno del 1967 sull’inquinamento delle acque, mi ha chiesto un commento.

Il convegno si è tenuto a Mantova, il 4 marzo 1967, a cura della Federazione provinciale comunista su richiesta del Comitato regionale lombardo del PCI. Sono intervenuti una decina di relatori delle varie province e le conclusioni sono state tenute da uno dei massimi dirigenti nazionali del partito, Aldo Tortorella.

Non posso per brevità commentare tutte le relazioni.
La prima, dopo una breve saluto del compianto compagno Agostino Zavattini, segretario della Federazione del PCI è stata tenuta dall’Ing. Franco Rege Gianas.
Egli ha fatto una precisa analisi della situazione delle acque in Lombardia definendolo “un pericolo serio” anche ai fini della sicurezza. Si è soffermato puntualmente sulle infrastrutture civili come per esempio gli acquedotti, le reti fognarie, gli impianti di depurazione e sull’uso plurimo delle risorse idriche. Le acque sono un bene prezioso mal tutelato.
Segnalava inoltre che in Lombardia il 19% dei Comuni era privo di fognature e il 39% aveva fognature non sufficienti.
Solo un settimo delle acque dei rifiuti civili subiva un trattamento. Ha fatto anche un esame critico e costruttivo di un progetto governativo sull’inquinamento idrico, a quel tempo all’esame del Parlamento.

La seconda relazione è stata presentata da me e ha trattato gli aspetti igienico – sanitari con particolare riferimento allo stato delle acque nella provincia di Mantova.
E’ stato ricordato che il PCI di Mantova aveva impostato nel 1964 la campagna delle elezioni amministrative del capoluogo sul risanamento e sulla bonifica dei tre laghi che circondano la città di Mantova.
Già nel 1965, il Medico provinciale di Mantova aveva emanato un divieto di balneazione nelle acque lacustri a causa di un grave inquinamento batteriologico.
La situazione a distanza di più di mezzo secolo non è affatto migliorata specie per il lago di mezzo ed inferiore.
Nel giugno del  1966, l’Assessore comunale all’Igiene e l’Ufficiale sanitario di Mantova hanno tenuto una conferenza con la quale hanno denunciato i pericoli che potevano derivare alla salute pubblica a causa dell’inquinamento delle acque. Nella stessa circostanza venivano segnalati i molti scarichi cloacali incontrollati che versavano i liquami luridi nei laghi.
Su 70 Comuni mantovani solo 14 avevano l’acquedotto pubblico.
Un solo Comune, quello di Quistello, aveva un razionale sistema di fognature con impianto di depurazione finale.
I casi di leptospirosi, grave infezione umana, erano assai frequenti a causa degli scarichi dei liquami degli allevamenti di suini. Tale malattia che poteva essere mortale era presente in 32 Comuni.
In provincia di Mantova le abitazioni occupate erano 97.692, quelle con l’acqua all’interno erano 28.555, fuori dall’abitazione 62.282, senza latrina 7.125.
Le abitazioni fornite di bagno 18.779.
Certamente nel settore dell’edilizia in alcuni decenni la situazione è andata migliorando anche per le battaglie dei sindacati per la riforma della casa. Il quadro delle relazioni sulla situazione delle altre province lombarde non era affatto migliore di quello di Mantova.

Nelle conclusioni, Aldo Tortorella ha sottolineato come il convegno di Mantova partendo da problemi particolari è risalito alla situazione politica generale. I molti dati statistici ed epidemiologici hanno reso esplicito il fatto che l’Italia anche al Nord non godeva del tanto decantato”meraviglioso e armonico sviluppo”.
Secondo Tortorella, i dati mantovani evidenziavano un persistente “basso livello di civiltà”.
Bisognava dunque partire dai dati, cioè dalla realtà per scoprire la verità: “Sicchè la verità non diventi più un fatto ideologico”.
Le responsabilità dei vari Governi erano decisamente palesi, tali da comportare una forte mobilitazione dell’opinione pubblica partendo dal basso: l’assemblea, il comitato, la manifestazione.

Il partito sui problemi dell’ambiente organizzò altri convegni.

La lettura degli atti del convegno di Mantova del 1967, ci induce inoltre a riflettere profondamente sul modo di fare politica con una visione partecipata, strategica e di programmazione nel campo della prevenzione e della sicurezza ambientale, specie nei settori dell’urbanistica e dell’edilizia, delle infrastrutture civili e di quelle viarie.
Lo sviluppo disordinato degli anni ’60 e seguenti ha avuto conseguenze negative e in alcuni casi anche tragiche come nel recente disastroso evento del crollo del ponte “Morandi” di Genova.
Con la istituzione delle Regioni a Statuto ordinario nel 1970, si sperava in un miglioramento.
Purtroppo non è stato così.
Nel 1993 si è rotto irresponsabilmente il rapporto”ambiente e salute” con il referendum che ha tolto la competenza dei controlli ambientali alla Unità Sanitarie Locali.

La istituzione delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) non ha risolto affatto il tema centrale della vigilanza e dei controlli sull’inquinamento ambientale.
Passi in avanti nei decenni  finalmente sono stati fatti nel settore normativo sia nazionale che europeo.
Il cammino è stato assai travagliato: dalla legge Merli(L. 319/76) alla legge Galli(L. 36/94) fino al Decreto Legislativo 152/99 e sue modifiche ed integrazioni. Con questo ultimo si sono disciplinati soprattutto gli scarichi idrici e si è potenziata la tutela dell’Ambiente.
Numerose inoltre le direttive europee(91/271/CEE, 91/676/CEE, 2000/60/CE).

Si sono superati infine in Italia i confini amministrativi tradizionali. Sono state istituite le “Autorità di Bacino”. Sono stati fissati obiettivi di qualità per i corpi idrici e sono stati promossi i Piani di Tutela.
La sensazione nel complesso è che si sia separato più che unito.
Occorre finalmente un Testo Unico delle Leggi che tutelano le acque.

Tornando a Mantova, mi è capitato di leggere un articolo sulla “Gazzetta di Mantova” di venerdì 24 agosto 2018 con un titolo significativo”Ecco il piano delle bonifiche – Azioni e studi per quattro anni”.
Il sottotitolo: “La Giunta dà il via libera agli interventi per 16 milioni nell’area del petrolchimico.
Gli obiettivi: avviare il risanamento del lago e impedire l’inquinamento della falda”.

Sono passati oltre 50 anni dal convegno del 1967 di cui sono stati commentati gli atti.
Si è fatto evidentemente troppo poco, quasi nulla.

Vittorio Carreri.

Milano, settembre 2018.

 

 

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L’inquinamento dei laghi di Mantova: un problema da risolvere

 

Rileggendo gli atti del convegno dedicato all’inquinamento dei laghi di Mantova tenutosi nel 1981, colpisce innanzitutto quel “un problema da risolvere” inserito nel titolo. E’ ancora un problema da risolvere? Dopo quasi 40 anni, per alcuni aspetti purtroppo sì.

L’attenzione per i problemi ambientali, in quegli anni, si stava radicando sempre più nel sentire comune (allora si diceva nell’immaginario collettivo), grazie anche al messaggio mutuato da alcuni libri che affrontavano in modo scientifico le questioni relative all’inquinamento, alla finitezza delle risorse, al rapporto uomo-natura, alla salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Penso di poter indicare almeno due testi a mio parere fondamentali; Primavera silenziosa, di Rachel Carson, edito in Italia nel 1963da Feltrinelli, considerato il primo universale grido di allerta sui disastri ambientali causati dall’attività umana; ancora Il concetto di natura in Marx, di Alfred Schimdt, edito in Italia nel 1973 da Laterza, un testo molto ostico ma decisivo per cogliere il nesso tra uomo, lavoro e natura ipotizzato dalla teoria marxista. Ma non possono certamente essere dimenticati i fondamentali libri di Ilya Prigogine, Gregory Bateson, Georgescu-Roegen, Herman Daly, Stephen Jay Gould e, tra gli autori italiani, Enzo Tiezzi, quest’ultimo autore di Tempi storici, tempi biologici, edito da Garzanti nel 1984 e che ebbe uno straordinario successo editoriale.

A Mantova, già a partire dalla metà degli anni settanta, partiti, sindacati e associazioni varie si interessavano alle tematiche ecologiche da vari punti di vista, purtroppo non sempre tra loro dialoganti. Una forte innovazione di metodo venne da una singolare figura di insegnante, il professor Zatta, che fu capace di cogliere uno dei limiti del movimento ambientalista: lo scarso collegamento con le masse, il suo arroccarsi in circoli ristretti ed elitari. Fu egli promotore di una raccolta di firme, a favore dell’istituzione del Parco Mincio, che vide aderire migliaia di cittadini, coinvolti in prima persona e quindi protagonisti della tutela ambientale del territorio.

Mentre fino agli anni settanta erano presenti unicamente associazioni piuttosto “elitarie” come Italia Nostra e WWF (World Wide Fund for Nature), a partire dai primi anni ottanta Mantova vide la nuova presenza di associazioni più “politiche”, quali la Lista Verde di Viadana (nata attorno al problema dell’ipotizzata costruzione di una centrale nucleare sul territorio viadanese) e la Lega Ambiente affiliata all’ARCI. Penso che Lega Ambiente abbia dato un buon contributo al formarsi di una coscienza ambientalista diffusa: pensare globalmente e agire localmenteera uno dei suoi motti, ma soprattutto invitava a superare la sterile mummificazione conservativa dell’ambiente per entrare nel merito delle questioni, utilizzando metodi scientifici per analizzare i fenomeni di degrado ambientale e svelando le contraddizioni e i nessi tra crisi ambientale e modello di sviluppo agro-industriale: un respiro culturale molto più ampio e incisivo.

In quel quadro sociale e culturale, qui sinteticamente ricordato, si inseriva il convegno i cui Atti (pubblicati allora sulla prestigiosa rivista di ecologia a diffusione nazionale Acqua Aria) sono ora ripubblicati su Rosso di Sera. Organizzata dal Centro Culturale Antonio Gramsci della Federazione Comunista di Mantova, l’iniziativa rispondeva agli indirizzi generali del PCI in tema di tutela ambientale, ma non solo: determinante era la denuncia dell’uso irrazionale e devastante delle risorse naturali, così come del prezzo che i lavoratori e i cittadini pagavano in termini di salute e qualità della vita. La situazione di degrado ambientale dei laghi mantovani veniva assunta come paradigmatica di un atteggiamento negativo tenuto in passato nei confronti di una risorsa da considerarsi quale bene comune; quindi una critica al modello di sviluppo fino allora perseguito: quando una società distrugge le risorse che costituiscono la base materiale della vita, essa rivela una crisi profonda e insanabili contraddizioni. Si cominciava a interrogarsi su quale tipo di ambiente fisico e sociale si sarebbe lasciato in eredità alle generazioni future, su quale modello di sviluppo si doveva puntare per rendere compatibile la produzione con l’ambiente, sulla necessità di coinvolgere il maggior numero possibile di persone alle scelte future indipendentemente dalle loro convinzioni o militanze politiche, sulla opportunità di rendere disponibili le conoscenze scientifiche per poter decidere in modo più consapevole.

Così, mentre la scienza celebrava i fasti di risultati fino a poco prima semplicemente inimmaginabili, cominciava a essere percepita la crisi radicale nel nostro rapporto con la natura. Si denunciava il rischio concreto di un abbassamento della qualità della vita, di una distruzione irreversibile di fondamentali risorse naturali, di una crescita economica e tecnologica che produceva disoccupazione e disadattamento.

Il convegno, che vide il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e di scuole mantovane, ebbe volutamente un taglio in prevalenza scientifico, con la presentazione di analisi innovative e aggiornate dello stato di salute dei laghi mantovani da parte di tecnici qualificati e docenti universitari specialisti nello studio dei laghi.

Va ricordato che l’anno precedente era stato pubblicato, a cura dell’Amministrazione Provinciale di Mantova, un rapporto sullo stato di inquinamento dei laghi mantovani, di cui si diede una sintesi anche nel convegno.

Elemento molto interessante fu la presentazione del lavoro didattico dell’Istituto Enrico Fermi-ITIS di Mantova per quanto attiene l’attività della scuola e degli studenti nel campo delle analisi ambientali: un modello innovativo che ha dato frutti assai positivi e che tuttora continua a darli. Coinvolgere i giovani a misurarsi con le problematiche ambientali fu davvero una grande intuizione di quella scuola, che senza dubbio favorì il formarsi di una coscienza ambientalista diffusa.

Chi vorrà leggere le varie relazioni tenute in quel convegno, non potrà non cogliere lo sforzo indirizzato sì a individuare le cause prime dello stato di degrado dei laghi, ma anche a cogliere il nesso tra risorsa ambientale e patrimonio sociale e culturale, ossia uno dei motivi di fondo della necessità di tutelare lo stato di salute dei laghi mantovani.

Seguirono a breve termine altri due convegni, a riprova che il PCI mantovano era concretamente impegnato a dibattere le questioni ambientali. Nel 1984 fu indetta una iniziativa a cura del Comitato di Zona dei comunisti per analizzare il rapporto tra il sistema idroviario mantovano e la salvaguardia della zona umida della Vallazza; nel 1986 a cura del Comitato Cittadino del PCI fu promosso il convegno Ambiente ed investimento economico; quale futuro per i laghi di Mantova, i cui atti furono pubblicati nel Quaderno n. 0 dell’associazione Uomo-Ambiente-Società.

 

Fulvio Baraldi

 

 

 

 

 

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“Il 23 agosto scorso abbiamo pubblicato gli interventi di Vittorio Carreri e di Fulvio Baraldi in riferimento ad un importante Convegno Regionale su “Inquinamento e difesa delle acque”, che il Pci tenne a Mantova il 4 marzo del 1967.
A questi interventi ha fatto seguito la pubblicazione di un contributo di Gianni Lui che ci ha inviato la lettera apparsa sulla Gazzetta del 4 novembre scorso, nella quale sono state ricostruite le tante iniziative promosse dal Pci e dalla Sinistra unita (Pci e Psi) sul risanamento del Mincio e dei laghi di Mantova dal 1965 al 1990.
Oggi vi offriamo un altro importante contributo su questo tema, pubblicando la proposta di legge dei senatori mantovani (Pci) Teodosio Aimoni ed Ernesto Zanardi, depositata al Senato (con la firma di altri senatori del Pci, ma purtroppo senza quelle degli altri senatori mantovani) in data 8 aprile 1965.
Sul tema delle acque, infine, non dobbiamo dimenticare che dopo la grande alluvione del 1951, che sommerse la nostra città, Amministratori di Comune (sindaco Giuseppe Rea) e Provincia (presidente ????), nonchè parlamentari mantovani, esponenti di tutti i partiti politici e rappresentanti della varie categorie economiche, produssero uno sforzo unitario su Magistrato per il Po, Genio Civile di Mantova e Ministero dei LL.PP., perché fosse finanziata e prendesse avvio la sistemazione idraulica dei nostri laghi, già prevista in un vecchio progetto che coinvolgeva anche il lago di Garda.
Quello sforzo unitario ebbe successo. Furono realizzati lo sbarramento del Mincio alla Sacca di Goito, il Diversivo di Mincio (che al predetto sbarramento deviava le acque di piena del Garda proprio nel Diversivo) e lo sbarramento di Formigosa (che impediva l’entrata nei laghi del reflusso di piena del Po).
Questa grande sistemazione resse già nel 1961 ad un’altra notevole piena del Po, così come ha retto in tutte le altre piene sino ad oggi verificatesi. Mantova può vantare oggi quelle opere che da 60 anni la difendono dalle alluvioni. Non si può, purtroppo, dire altrettanto per molte aree del nostro Paese”.
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Autore: admin

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