Le città e le alternative concrete agli ospedali psichiatrici

Le città e le alternative concrete agli ospedali psichiatrici

Premio Nazionale “Il Pubblico Scandaglio” Il PCI attraverso la sua federazione mantovana ed il comitato regionale lombardo organizzò il convegno :” Le città e le alternative concrete agli ospedali psichiatrici”. Il convegno si svolse il 31 marzo 1990 presso Palazzo Te. L’organizzazione pratica fu affidata al Centro Iniziativa Architetti ed alla sezione per il Diritto alla Salute. loc conv psicLa domanda di base era la seguente : “ a quali condizioni concrete una città può fare a meno di un ospedale psichiatrico?” Specificata dalle seguenti quattro : 1. “Si possono indicare nelle città caratteri che le individuino come idonee ad afrontare il problema della alternativa concreta alle funzioni ed ai bisogni cui risponde il loro ospedale psichiatrico? 2. Quali caratteristiche si addicono agli operatori ed ai servizi di salute mentale, e più estesamente ai servizi alla persona, per costituire una concreta alternativa all’ospedale psichiatrico? 3.

Quali intermediazioni sono necessarie tra la città ed i bisogni delle persone che abitano gli ospedali psichiatrici? 4. E’ preferibile che le città si riapproprino delle aree degli ospedali psichiatrici attraverso frammenti di riuso ed inglobamento parziale od occorrono un’idea generale ed un piano particolareggiato che considerino i seguenti aspetti : memoria del luogo, proprietà pubblica, uso individuale/uso collettivo, flessibilità e diversificazione, ecc?” Quest’ultima domanda, in particolare, si riferiva allo stato di fatto che aveva visto ritagliare porzioni dell’area dell’ospedale psichiatrico e destinarle a funzioni diverse (deposito APAM, istituto zooprofilattico, centro di formazione Bigattera, centro sportivo del quartiere Angeli) ed al recente dibattito (novembre 1989) sviluppatosi attorno alla ipotesi di collocare al Dosso il progetto del Campus Universitario. (vedi relazione allegata).

Di poco successivo fu il progetto di tangenziale sud che tagliò definitivamente in due l’area dell’ex ospedale neuropsichiatrico provinciale Fu chiamato ad introdurre il tema Giovanni Michelucci, eminente architetto, noto ad esempio per la chiesa dell’autostrada e per la stazione di Santa Maria Novella, entrambe a Firenze, che stava dedicando l’ultima parte della sua vita (aveva 99 anni e sarebbe morto, un giorno prima di compierne cento, il 31 dicembre 1990) ad una riflessione sul rapporto tra la città e le persone fragili. Riflessioni che influenzarono l’attività della Fondazione a lui intitolata, che ha sede a Fiesole, come pure la rivista “La Nuova Città”, e che si trasformarono in progetti relativi alle aree dei manicomi (Dalla collina alla città, l’ex manicomio S. Giovanni a Trieste, (in collaborazione con Guido De Masi e Bruno Sacchi), in “La Nuova Città”, 1987, n. 2 V serie.) Le relazioni presentarono molte delle più avanzate elaborazioni disponibili a livello nazionale e furono svolte da architetti, psichiatri, amministratori e dirigenti politici del PCI.

Le città prese in esame furono Firenze (Esposito, Landi e Pellicanò), Imola (Venturini), Livorno (Lamberti), Reggio Emilia (Asioli e Contini), Trieste (Signorelli), Arezzo (Cagnardi), Ferrara (Ciccotti, Missiroli, Rosina), Milano (Scalpelli) e, naturalmente Mantova (Centro Iniziativa Architetti). Il convegno fu presieduto da Ignazio Ravasi (segreteria regionale) e Roberto Borroni (segretario federazione di Mantova). Le conclusioni furono di Luigi Benevelli, in qualità di parlamentare, capogruppo PCI in commissione affari sociali della Camera dei Deputati. inv con psicTra i molti interventi previsti di amministratori non fu messo in programma quello di Gianni Lui, presidente della USSL 47. Tra le ragioni di questa esclusione vi era il fatto che l’USSL aveva progettato di riusare un padiglione del Dosso come residenza per persone con handicap grave ed era contraria alla desanitarizzazione dell’area (vedi progetto di Campus Universitario). L’intero convegno venne registrato e tutti gli interventi trascritti da parte delle compagne dell’apparato di segreteria. Parte degli interventi furono pubblicati, in forma rimaneggiata su “La Nuova Città”. All’interno del convegno venne prevista la premiazione della prima edizione (poi rimasta unica) del premio nazionale “Il Pubblico Scandaglio”. Ci si rifaceva ad una frase di Achille Sacchi : “le alienazioni sono un fatto così complesso ed intimo della natura umana che lo studio degli alienati di un paese è uno degli scandagli più profondi che si possa gettare nella società (Mantova 1873). prem naz scand
Scopo del premio era quello “di segnalare persone o gruppi che si siano particolarmente distinti nell’opera di superamento delle istituzioni manicomiali e di un nuovo sapere nel campo della salute mentale” Citare Achille Sacchi aveva lo scopo di liberarne la memoria dai cascami celebrativi – a lui il Fascismo aveva intitolato il nuovo manicomio provinciale – e riportarla alla qualità scientifica e progressista della ricerca sulla pellagra in Provincia di Mantova. Nella quale aveva saputo collegare scoperta scientifica e cambiamento sociale per individuare la cura, efficace nella pratica, di una malattia largamente diffusa tra le classi popolari. E non a caso gli veniva affiancato Franco Basaglia che a Mantova nel 1979 aveva detto : “Poi è successo che lo specchio si è rotto (si riferisce allo specchio in cui si specchiava la strega di Biancaneve) e su di esso sono apparse delle facce nuove, indifferenziate, miserabili; la situazione si è sporcata e lo psichiatra non sapeva più cosa fare… E’ ora di buttare via lo specchio e di sapere cosa fare”.

Il premio consisteva in “un attestato di scientificità filantropica e in un oggetto espressione della cultura materiale manicomiale”. Con il termine “scientificità filantropica” ci si riferiva ad una nota di Cesare Lombroso che presentando una ricerca sulla pellagra di autore mantovano, si complimentava, con sé stesso, per poter scrivere anche a Mantova della superiorità delle sue conoscenze scientifiche rispetto a quelle di un piccolo gruppo di filantropi e scienziati mantovani che avevano osato contrastarle. Per inciso va ricordato che anni dopo sarebbe stata provata come vera la teoria che Achille Sacchi aveva proposto fin dal 1876 e come false quella che a Cesare Lombroso si consentì di trasformare per molti decenni in pensiero unico. Della commissione giudicatrice fecero parte operatori (Benevelli, Gioia, Pierobon, Lanfredini, Madella G.), la presidente della coop Speranza (Lanzoni), il segretario della Camera del Lavoro (Raffaldini), il presidente ARCI (credo fosse Venturini), l’assessore alla casa del Comune di Mantova (Balestrieri) ed il segretario della sezione diritto alla salute (Rossi) Il premio venne assegnato a Franco Rotelli, direttore dei servizi di salute mentale di Trieste con la seguente motivazione : “Portando a pieno compimento l’opera iniziata da Franco Basaglia ha completato il superamento del grande manicomio di quella città. ….. Anche l’accoglimento nelle situazioni di massimo disagio e sofferenza non si realizza in ambienti ospedalieri e secondo rituali di tipo ospedaliero. In contemporanea alla attivazione ed al potenziamento dei centri di salute mentale, aperti a Trieste 24 ore su 24, gli abitanti del manicomio hanno trovato risposta ai loro bisogni fuori di esso mediante il sostegno al loro ritorno in famiglia, la messa a disposizione di alloggi e gruppi appartamento, opportunità di lavoro specie nella cooperazione di solidarietà, offerte di cultura e ricreazione.

Gli spazi del grande manicomio sito nel cuore di Trieste sono sede oggi di scuole, istituti universitari, cooperative, una discoteca…. Franco Rotelli ed i suoi collaboratori si sono fortemente impegnati, inoltre, nella formazione ed aggiornamento degli operatori, in tal senso affermando pienamente la titolarità dei servizi di territorio ad essere luogo di elaborazione e trasmissione dei saperi nati dalle pratiche di trasformazione e riforma”. Non solo una motivazione per l’attribuzione del premio a Franco Rotelli, ma anche una dichiarazione di appartenenza, alla scuola di Sacchi-Basaglia, e di vicinanza tra quel progetto realizzato e, perciò premiato, e quello mantovano, proposto come riferimento al PCI lombardo. Rimaneva da trovare, e vengo alla ragione contingente di questa nota, l’oggetto “espressione della cultura materiale manicomiale”. Un anno prima, nel 1979, si era svolto “Orlando al Dosso, arte e riti della marginalità”. Alcuni artisti mantovani erano intervenuti negli spazi dell’ospedale psichiatrico con loro opere o installazioni, anche perché alcuni di loro (Schirolli, Sermidi) avevano preso casa, nel senso dell’atelier, in spazi messi a disposizione all’interno dell’ospedale psichiatrico. Tra questi artisti c’era Pedrazzoli che in quel periodo lavorava attorno ad alcune parole : cielo, mare, terra, aria. Ecco due installazioni poste da Pedrazzoli nel parco dell’ospedale psichiatrico di Dosso del Corso in occasione di “orlando al dosso” cielo conv psic
Fu così che si arrivò a chiedergli di mettere a disposizione un suo lavoro dedicato alla parola ARIA. Ottenendo la disponibilità di un manufatto – le lettere che compongono la parola aria alte, ciascuna, più di un metro – che rappresenta quanto di meno “manufatto” esista in natura, l’aria appunto. Che tuttavia andava a cogliere uno dei caratteri su cui erano stati fondati e costruiti quegli enormi manufatti che erano i manicomi “moderni”. I canoni dell’architettura degli ospedali psichiatrici, progettati dopo la legge sui manicomi del 1904, erano :” aria ed aere”. L’idea che spazi ampi ed arieggiati avrebbe “curato” gli internati.Benevelli Ecco, dunque, che la parola ARIA dopo che all’interno dei manicomi aveva ottenuto l’effetto surreale di trasformarsi nell’ora d’aria veniva liberata con l’apertura delle porte e delle finestre tornando a librarsi nel CIELO e nel SOLE mentre iniziavano i soggiorni al MARE. Nella foto mentre escono dall’acqua le “due perle”. Così erano soprannominate queste due signore ospiti di uno dei reparti femminili.
mare conv psicNei giorni successivi il premio venne trasportato a Trieste e collocato all’interno del comprensorio dell’ospedale sulla collina di San Giovanni.

Giovanni Rossi Mantova 25 novembre 2014

 

Documenti per il convegno

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M4convegno PCI

 

 

 

 

 

Autore: Rosso di Sera Mantova

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