LE ORIGINI DEL PARTITO COMUNISTA A MANTOVA

LE ORIGINI DEL PARTITO COMUNISTA A MANTOVA ATTRAVERSO I DOCUMENTI DELL’ISTITUTO GRAMSCI DI ROMA

I documenti che qui pubblichiamo sono copie di originali custoditi all’Istituto Gramsci di Roma raccolti da Agostino Zavattini negli anni in cui ha esercitato il mandato di parlamentare. Si tratta, con tutta probabilità, degli unici documenti in Italia che ‘raccontano’ la nascita del movimento comunista a Mantova; alcuni di essi tuttavia sono copie autentiche trasmesse a Mosca dalla direzione nazionale alla sede del Comintern ed è pertanto ragionevole supporre che presso gli archivi russi si trovi altro materiale che probabilmente in Italia è stato perduto negli anni della repressione fascista e della clandestinità.
L’importanza di tali documenti deriva comunque non solo dal fatto che rappresentano –forse- l’unica fonte di documentazione per ricostruire la storia delle origini del partito comunista a Mantova ma anche preziosità dei dati contenuti con particolare riguardo al numero degli iscritti, alle biografie di taluni militanti, ai documenti politici. In ogni caso il materiale disponibile comunque ancora inadeguato –come apparirà evidente- per una ricostruzione soddisfacente delle origini del PCI a Mantova; né queste note hanno la pretesa di offrire una ‘storia’ di tale periodo e di tali vicende. Da segnalare anche che nel suo saggio ‘La federazione comunista mantovana- I congressi e le risoluzioni 1921-1979’ Agostino Zavattini dedica poche scarne note al Congresso di fondazione del 1921 tralasciando completamente le vicende degli anni precedenti, probabilmente perché non ancora in possesso dei materiali che qui pubblichiamo.
Tuttavia nell’archivio personale di Zavattini esistono dei preziosi documento originali relativi alle elezioni politiche del 15 maggio 1921, le prime nelle quali furono presentate le liste comuniste: si tratta della autenticazione, da parte del sindaco di Mantova, della firma di Sorregotti Enrico delegato del partito, nell’atto di designazione di ‘Fioratti Cesare d’ignoti’ quale rappresentante di lista nella sezione elettorale n. 142 di San Benedetto Po (documento 0-001);

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e della dichiarazione da parte del notaro (sic) cremonese Giovanni Slerga di Francesco di conformità ‘della presente scheda tipo adottata nel collegio politico di Mantova dal Partito Comunista d’Italia’ a ‘quella depositata nei miei atti con verbale 5 maggio 1921 a mio rogito N. 4542’ (documento 0-002). Pertanto, a parte i documenti appena citati, tutti gli altri si trovano presso l’Istituto Gramsci di Roma.

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L’esposizione che segue avrà un ‘andamento’ cronologico con un breve commento a margine dei materiali presentati e con la riproposizione in chiaro dei testi di più difficile lettura a causa del deterioramento del documento o per una non soddisfacente ‘resa’ della operazione di scansione ottica.

I Documenti 1-001 e 1-002 (documento 1-001 e documento 1-002) riguardano Mantova solo indirettamente in quanto consistono nel testo di un telegramma spedito dalla sede del Ministero degli Esteri di Mosca da Giacinto Menotti Serrati ( leader della corrente massimalista del partito socialista italiano) il 30 luglio 1919 verosimilmente alla direzione del partito con il quale si scaglia con veemenza nei confronti dell’On. Dugoni (Enrico Dugoni di San Benedetto Po ed eletto alla Camera dei deputati nel collegio di Bozzolo ) reo di aver rilasciato alla stampa dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti della rivoluzione bolscevica al termine di una sua visita nella terra dei Soviet. Il linguaggio crudo di Serrati e la insolita lunghezza del testo nonché l’ironia velenosa che traspare dal medesimo in particolare quando Serrati critica Dugoni per aver sostenuto che Pietrogrado (la futura Leningrado, oggi San Pietroburgo) è una città buia… in piena estate con le notti bianche è rivelatore del particolare clima politico che in Italia prepara la scissione di Livorno nonché della preoccupazione diffusa fra quanti avevano a cuore le sorti della rivoluzione nel momento di maggiore difficoltà nella guerra civile allora in corso.

Riproduciamo ‘in chiaro’ il testo del telegramma che appare in più parti di difficile lettura:
‘Mosca 30 luglio …incomprensibile…giornali riferiscono notizia intervista Dugoni con Perseveranza (giornale di stampo conservatore che ha cessato le pubblicazioni nel 1922) STOP dichiaro informazioni riferite sono completamente false STOP basti dire che Dugoni afferma che le strade di notte sono immerse nel buio mentre visita Pietrogrado avvenne stagione notti bianche STOP nessuno autorizzò Dugoni fare simili dichiarazioni STOP conoscendo anzi leggerezza con cui deputato Dugoni espone infantili suoi giudizi su cose che non conosce e non studia. Serrati erasi opposto in seno gruppo parlamentare socialista alla di lui nomina STOP Dugoni non ha capito né la Russia né la sua rivoluzione STOP tutto ciò che in Russia vi è di sofferenza di tormento e eredità del passato STOP è opera della guerra e del blocco STOP tutto ciò che vi è di buono fra tante difficoltà è opera grande della rivoluzione proletaria STOP chi non comprende ciò non ha né mente né cuore STOP a dimostrare quanto le affermazioni del Dugoni siano false basti ricordare …incomprensibile… radio e le corrispondenze mie e di Vacirca all’Avanti ed il patto di fratellanza che D’Aragona a nome della confederazione generale del lavoro ha stretto colle organizzazioni sindacali comuniste per una azione comune nella internazionale sindacale STOP Dugoni potrà preferire forse Vienna in mano dei socialdemocratici e dei democratici cristiani dove i deputati socialisti possono ancora fare degli affare (i); a Pietrogrado rossa dei bolscevichi dove quegli speculatori rischiano il carcere e la fucilazione STOP certo la rivoluzione non è cosa facile ed allegra STOP solo i socialisti faciloni ed allegri possono ritenerla tale e meravigliarsi ch’essa rechi sego necessari…incomprensibile…turbamenti STOP Dugoni se è esatta la sua intervista ha compiuto azione indegna che il partito deve severamente condannare. Serrati NO 1172 POSTAT RASRESCHAIU  NARKOMINDEL (ministero degli Esteri) Tchitherine (Cicerin,commissario al popolo per gli affari esteri, succeduto a Trotskij).

Come si vede una vera e propria rampogna che denota anche un deterioramento dei rapporti personali evidenziato dal distacco col quale Serrati cita il suo compagno di partito (…le affermazioni del Dugoni…) e facendo riferimento sprezzante alla qualifica di parlamentare ( …l’on. Dugoni…).
Ma ancora più ruvida è la nota inviata da Mosca il 31 luglio 1920 da Pavirani ( che in quel momento si trovava nella repubblica dei soviet) a nome della sezione socialista di Mantova come appare dai Documenti 2-001 e 2-002

La missiva scritta di pugno da Pavirani (verosimilmente segretario della sezione mantovana) fa riferimento ad una intervista di Dugoni al giornale La Perseveranza nella quale il deputato esprime le sue note valutazioni sulla rivoluzione bolscevica; non sappiamo se si tratti della medesima intervista contro la quale si è scagliato Serrati o, più probabilmente, altra intervista visto che la missiva di Pavirani giunge un anno dopo il telegramma di Serrati. La qualità e lo stato di conservazione del documento rendono necessaria la traduzione ‘in chiaro’ ma in taluni passaggi il testo risulta comunque incomprensibile. Eccolo:

Mosca 31 luglio 20
Sezione socialista MANTOVA
Vengo a conoscenza delle comunicazioni fatte dal deputato Dugoni al giornale ‘La Perseveranza’ circa la situazione attuale in Russia. Se la notizia è vera protesto…(incomprensibile) contro la sua affermazione che tutti i compagni della delegazione italiana, escluso Bombacci, sono del suo parere. Dichiaro che disprezzo(?) …..(incomprensibile) il giudizio inqualificabile che egli esprime e mi meraviglia che egli si sia arrogato il diritto di parlare anche a nome mio solo perché a ciò non l’ho autorizzato, ma soprattutto perché quanto mia permanenza in Russia ebbi occasione di manifestargli più volte ed in termini precisi che gli avvenimenti e la situazione russa venivano via via giudicati in modo fondamentalmente divergenti dal suo. Se il deputato Dugoni ha parlato, come dice il comunicato, dimostra che non ha capito nulla delle cose vedute e ha…(incomprensibile)……..bellezza della Rivoluzione Russa. Egli ha reso con ciò un ottimo servizio alla borghesia che si accinge in tutti i modi contro la Repubblica comunista, si è confuso con i nemici della emancipazione del proletariato internazionale che trova nella Russia il suo più saldo baluardo ed il più suggestivo esempio e stimolo nella lotta libertaria contro ……(incomprensibile) ……imposte dal …(incomprensibile) … si è reso indegno di appartenere più oltre ..(incomprensibile).. partito, al quale anche per questo deplorevole atto di fellonia da parte di uno dei suoi esponenti dovrà rapidamente chiarire del proprio …(incomprensibile) … gli uomini che pur qualificandosi socialisti sono sostanzialmente nemici della rivoluzione proletaria
Pavirani

Il documento successivo (documento 3-001 e documento 3-002) è il primo che riguarda Mantova dopo la scissione di Livorno ed è datato 10 novembre 1921; la sua importanza è data dal fatto che la Federazione comunista mantovana è oggetto di una pesante reprimenda da parte della direzione nazionale per non aver impedito la partecipazione ‘dei compagni di Mantova’ ai Comitati di difesa proletaria. Evidentemente il clima avvelenato nel quale si è consumata la scissione a quasi un anno da quei fatti è in grado di proiettare i suoi effetti su un presente caratterizzato dalle violenze fasciste e che richiederebbe, al contrario, una unità d’azione delle forze di opposizione. Anche i toni e il linguaggio utilizzati sembrano anticipare quelli che caratterizzeranno, più tardi, la teoria del socialfascismo. Il documento è particolarmente deteriorato e anche in tal caso si rende necessaria la traduzione ‘in chiaro’ ma in taluni passaggi il testo risulta davvero incomprensibile. Eccolo:


Alla Federazione provinciale comunista di Mantova
Cari compagni, abbiamo appreso con molta sorpresa che i compagni di Mantova partecipano al Comitato di difesa proletaria locale. E’ doloroso che dopo una esperienza di lavoro…incomprensibile…le ripetute e dettagliate istruzioni…incomprensibile…al riguardo dall’Esecutivo, illustrato molto spesso da articoli esplicativi…. incomprensibile…comunista vi siano…incomprensibile…per scarso spirito di disciplina…incomprensibile…e certamente …incomprensibile…richiamare i compagni di Mantova alla disciplina e alla osservanza…incomprensibile…agli organi competenti del partito spiegando loro come il Partito comunista basi la sua … incomprensibile…sul principio che la lotta del proletariato per la sua difesa non può essere … incomprensibile…politica e, come tale … incomprensibile…dal partito politico del proletariato rivoluzionario, dal Partito Comunista. Per questo il nostro partito non può partecipare a Comitati che basano la difesa del proletariato su una azione apolitica a cui partecipino anche partiti che non accettano i principi della lotta di classe (p. es. il Partito Republicano). Il partito comunista imposta la lotta di difesa della classe operaia sul suo inquadramento e sul suo armamento, inquadramento disciplinato ferreamente sotto la guida del partito, con lo scopo di preparare la classe operaia ad un suo ordinamento tecnico militare che le serva oggi per i fini immediati di difesa domani per la lotta definitiva e liberatrice. E’ chiaro che questi scopi non possono essere raggiunti se non attraverso l’azione autonoma del partito a cui i compagni debbono dedicare tutte le loro migliori energie.
Vi preghiamo quindi di richiamare i compagni invitandoli ad uscire dal comitato di difesa proletaria. Siamo in attesa di vostro riscontro. Saluti comunisti

Non conosciamo la risposta della Federazione mantovana ma non è difficile immaginare che nel partito dominato dalla componente di Bordiga non ci fosse spazio per alcuna iniziativa autonoma; né sappiamo se una diversa opzione politica fosse effettivamente in campo.
Colpisce comunque la ruvidezza del linguaggio (…per scarso spirito di disciplina…) ed i toni perentori ed ultimativi che sono utilizzati (…richiamare i compagni invitandoli ad uscire…) ma anche la profonda suggestione esercitata dalla rivoluzione d’Ottobre là dove viene esplicitamente avanzata l’opzione militare per la conquista del potere. Il partito di Gramsci è davvero ancora lontano.
Il documento successivo (documento 4-001 e documento 4-002) è di grande importanza perché rappresenta la prima fotografia della situazione organizzativa del partito a Mantova dopo il Congresso di Livorno; tale realtà ci è rappresentata attraverso un questionario, redatto in lingua francese, che il Comintern invia alle sezioni nazionali per conoscere numero di iscritti (con meticolosità sovietica suddivisi fra maschi e femmine e fra coloro che sono in regola con il versamenti e coloro che non hanno pagato ‘leurs cotisations’) le pubblicazioni locali (ancora meticolosamente suddivise fra quotidiani, periodici e altre pubblicazioni nonché il metodo di stampa utilizzato), i gruppi organizzati localmente ecc. E’ pertanto verosimile che altra copia autentica sia reperibile presso gli archivi di Mosca.

Il documento 4-001 consente anche di conoscere consistenza organizzativa a livello nazionale al 31 dicembre 1921 cioè ad un anno da Livorno: gli iscritti sono 43.223 di cui 40.422 in regola con i versamenti.

La situazione di Mantova non appare particolarmente brillante: il numero di iscritti ammonta a 605 superata, oltre che da Milano, da Cremona, Como e Pavia. Il documento successivo (documento 4-002) dedicato alla ‘circonscription’ di Mantova ribadisce il dato numerico degli iscritti e alla voce ‘numero di gruppi locali’ vengono indicati n. 11 gruppi rurali e n. 1 gruppo urbano. Successivamente, alla richiesta dell’estensore del questionario di indicare la consistenza dei gruppi si precisa che i 12 gruppi hanno una consistenza fino a 50 membri (jusque 50 membres). Non sono indicate invece pubblicazioni locali essendo le voci relative desolatamente sbarrate.

Il calo degli iscritti diventa drammatico tuttavia solo otto mesi dopo, in un clima politico caratterizzato dalle violenze squadriste e che prepara la marcia su Roma e il definitivo avvento del fascismo. Conosciamo tale realtà ancora una volta attraverso il periodico ‘questionnaire’ rivolto dall’Internazionale alle sezioni nazionali e riprodotto nel documento 5-001. Esso reca la data del 31 agosto 1922: il dato relativo agli iscritti di Mantova e provincia, che appare comunque omogeneo a quello riferito al nord Italia, è decisamente sconfortane; in otto mesi vengono perduti più dei 3/4 degli iscritti che raggiungono la quota di 187 per risalire a quota 199 sulla base di un documento interno recante la data del 30 settembre 1922 (documento 5-002).

Dai dati del questionario, protocollato e timbrato dall’ufficio Statistica del Comintern, conosciamo altresì il numero di iscritti a livello nazionale: essi ammontano a 24.431 di cui 407 donne. Il calo è attorno al 50%, più contenuto ovviamente rispetto al crollo registrato nell’area padana dove più martellante e spietata è stata la violenza squadrista.

Che si tratti di una realtà difficile è confermato da una relazione inviata dal segretario della Federazione di Mantova al Comitato Esecutivo del partito il 22 aprile 1923 (documento 6-001) (che non traduciamo ’in chiaro’ perché sufficientemente leggibile) da cui emerge un ulteriore drammatico calo degli iscritti che, dopo l’emorragia dell’anno precedente ed a soli sette mesi dalla precedente rilevazione, si riducono a un centinaio con un calo verticale del 50%.

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Il dato è approssimativo perché i dati di alcune sezioni non sono pervenuti alla federazione (…numero ancora imprecisato…) segno di una crescente difficoltà del partito a tenere i collegamenti con le realtà locali ma comunque significativo della grave situazione organizzativa in cui versa. Lo dice lo stesso segretario federale quando scrive che ‘la reazione che si è scatenata anche sulla nostra provincia non è riuscita ad impossessarsi di nessun documento. Le nostre case sono state perquisite, ma con esito negativo. Io (segretario federale) dovetti allontanarmi per una ventina di giorni e appena tornato ho ripreso il collegamento con le sezioni’; non senza tuttavia aver prima espresso  ‘completa solidarietà’ a Bordiga e Grieco ‘segregati nelle patrie galere italiane’ e rassicurando ‘che la nostra Federazione non è scossa e che né le perquisizioni subite, né quelle che potremo eventualmente subire potranno soffocare la nostra fede e spezzare la nostra organizzazione’.

Segue un elenco degli ‘inscritti’ (sic) divisi per sezioni e ciò consente di cogliere ( per la prima volta, nei documenti che presentiamo) la dimensione organizzativa e la distribuzione territoriale delle poche forze rimaste: a Mantova città gli iscritti sono circa 30 (ma il dato non è sicuro) ai quali si possono sommare i 6 di Angeli; ma colpisce ad esempio il dato di Suzzara dove gli iscritti sono solo 3.

Il segretario espone anche le ragioni delle difficoltà in cui si dibatte il gruppo dirigente: oltre ovviamente alla dura repressione fascista il segretario lamenta ‘la crescente emigrazione dei compagni (i migliori elementi) costretti a cercare lavoro oltre la frontiera’; ma anche il fatto che ‘un membro è gravemente malato, altri due sono emigrati per crudeli ragioni economiche, uno si è appartato, un quarto è stato ripetutamente e crudelmente bastonato; e il quinto è così oppresso dal lavoro che gli resta poco tempo per curare il lavoro della Federazione. Da ciò risulta che sono rimasto quasi solo a sbrigare tutto e ad avere la responsabilità della organizzazione; ma poiché non è opportuno fare in questi momenti dei convegni, faccio del mio meglio per mantenere l’organizzazione del movimento; e servo con fedeltà il Partito nel quale sono orgoglioso di militare’.

La situazione mantovana tuttavia non appariva così drammatica al segretario interregionale (di cui non conosciamo il nome poiché firma con la sigle delle iniziali di nome e cognome) in un rapporto di pochi giorni prima della relazione del segretario provinciale e datato 10 aprile 1923; probabilmente perché la situazione delle altre province lombarde era ancor più difficile. Lo si evince dal documento 7-001 che riproduce parte del rapporto del responsabile interregionale agli organi centrali in cui espone la situazione di Mantova con queste parole:

‘La situazione non è delle peggiori, ma non si può ancora fare molto. Nel capoluogo il movimento è in peggiori condizioni che nelle campagne. Si riscontra un fenomeno più o meno comune a tutte le zone agrarie: la tendenza a riporre il contenuto di un partito (in) un uomo. Bisogna combattere questa mentalità, per evitare che quando l’uomo in cui viene a identificarsi il movimento viene a mancare tutto si sfasci’.

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Il documento contiene anche la relazione sulla situazione di Cremona che appare effettivamente più preoccupante.

I dati relativi agli iscritti ad aprile sono tuttavia confermati dal dato finale relativo al 1923 e riportati nel documento 6-002 probabilmente inviato dalla direzione nazionale al Comintern poiché contiene anche i dati relativi ad altre federazioni lombarde. Poiché la fotocopia e la qualità della scansione ottica non è delle migliori riportiamo in chiaro il testo. Gli iscritti nella intera provincia di Mantova risultano essere 111( il totale riportato dal documento è di 101, ma si tratta di un errore di calcolo o di battitura) con 13 sezioni attive. I dati disaggregati per sezione evidenziano questa situazione: Mantova 24 iscritti, Pegognaga 16, Viadana 10, Mosio 6, Cerese 5 (erroneamente scritto ‘Cesere’), Bondeno 3, Suzzara 1, Sermide 12, Asola 10, Dosolo 10 Acquanegra 6, Ostiglia 5 e san Giovanni del Dosso 3. E fanno appunto 111.

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A completamento del commento dei documenti dell’anno 1923 riportiamo il documento 8-001 redatto dal segretario (interregionale?) Piccini in data imprecisata il quale a proposito di Mantova, dopo aver più diffusamente relazionato sulla situazione di alcune federazioni emiliane, scrive: ‘Nulla di nuovo. Ho ricevuto prenotazioni per una ventina di tessere’.

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Probabilmente all’anno 1923 (o forse al 1925: la collocazione è incerta)  si riferisce il documento 9-001 relativo ad una circolare inviata a tutte le Federazioni provinciali giovanili probabilmente da parte degli organi centrali della stessa FGC d’I visto che fa riferimento alla necessità di coinvolgere ‘le federazioni adulte’. La circolare contiene una serrata critica al militarismo ma anche istruzioni operative affinché i giovani di leva iscritti al partito siano contattati dalle sezioni dove essi svolgono il loro servizio militare; non mancano riferimenti all’esempio  luminoso della rivoluzione d’Ottobre e alla necessità di non essere colti impreparati qualora si prospettasse l’opportunità di una presa del potere che non esclude (ed è la ragione vera per la quale la circolare è emanata) l’opzione militare. Notevole la chiosa finale ‘La presente circolare deve essere fatta leggere ai compagni dirigenti le federazioni adulte che devono collaborare e se del caso dare gli elementi capaci e per oggi basta (sic). Tanti fraterni saluti’.

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I documenti relativi al 1924 sono esclusivamente di carattere organizzativo con una nota particolare: sparisce la scrittura dattiloscritta (che sopravvive solo per i documenti prodotti dal centro) e ricompare la minuta. Ciò è dovuto verosimilmente al danno inferto alla organizzazione dalle perquisizioni e dai sequestri effettuati dalla polizia (il 1924 è l’anno dell’assassinio di Matteotti e sono in gestazione le leggi ‘fascistissime’ che daranno nuovo impulso alla repressione) ma anche dal fatto che compaiono per la prima volta nomi di dirigenti in codice (che forse non si prestano  alla scrittura a macchina considerato le mani poco esperte di chi produceva i documenti). Si veda a tal riguardo il documento 10-001 che ci rivela come il partito sia riuscito a sostituire tutti i vecchi recapiti e presso talune Federazioni abbia provveduto a nominare nuovi segretari inclusa Mantova: sappiamo così che segretario della Federazione era il compagno Mqgsmmqo Hc=vapph ma non disponiamo della chiave di decrittazione del nome.

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Insomma siamo di fronte ad un partito uscito fortemente indebolito dall’avvento al potere del regime fascista e che si prepara, attorno al nocciolo duro rappresentato da un centinaio di militanti nell’intera provincia, ad affrontare gli anni della clandestinità. Che il nocciolo duro sia costituito da poche decine di militanti ce lo rivelano il documento 11-001 dal quale apprendiamo che Veneziani, nome in codice di Tresso (Pietro Tresso, responsabile della organizzazione del partito espulso nel 1930 per la sua adesione al trotskismo e alla Quarta Internazionale) comunica al Comitato esecutivo, in data 4 dicembre 1924, il bilancio delle tessere distribuite nella provincia di Mantova (che risultano essere 92) non senza far notare che 15 tessere sono state sequestrate dalla polizia a Viadana;

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ma anche la minuta di partito (documento 12-001 e documento 12-002) da cui emerge che il dato complessivo degli iscritti si attesta sotto il centinaio (a Mantova sono 24).

Ancora, il dato sembra confermato da un foglio conservato presso l’archivio di Stato (busta 66 III parte), verosimilmente un rapporto della polizia, da cui emerge che il dato complessivo al 26 dicembre 1924 è di 92 iscritti per 11 sezioni (documento 13-001); colpisce il fatto che alcune sezioni importanti della Bassa sono completamente scomparse mentre resistono sezioni che oggi diremmo ‘marginali’ come Cogozzo (nel documento diventato Cacozzo, a conferma che probabilmente il documento proviene dalla polizia e comunque non dall’interno del partito).

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In ogni modo il bilancio finale e definitivo colloca il numero degli iscritti a quota 144 con una ‘prognosi’ positiva di un possibile incremento per l’anno successivo fino a quota 159. E’ quanto emerge dal documento 14-001 e dal documento 14-002 , una relazione inviata dal segretario all’Esecutivo del partito il 30 dicembre 1924. I documenti sono importanti perché da essi apprendiamo che l’organizzazione del partito si è strutturata in 10 zone ma soprattutto perché contiene una sorta di bilancio consuntivo accompagnato da un bilancio di previsione del possibile andamento della campagna di tesseramento: infatti sul lato destro del documento compaiono due colonne, la prima relativa agli ‘inscritti tesserati nel 1924’ e la seconda relativa agli ‘inscritti tesserabili nel 1925’ (sic) Il compagno Mqgsmmqo Hc=vapph, nel formulare le sue previsioni, si muove con molta cautela indicando con realismo le sezioni nelle quali la prognosi non appare favorevole (vedi Mantova che vedrebbe ridimensionata ulteriormente la già esigua forza da 18 a 12) ma anche quelle (soprattutto nella IV zona) dove invece le prospettive appaiono migliori; con un saldo complessivo, come s’è detto, di 15 iscritti in più nel 1925.

Non sappiamo se questa previsione si sia rivelata corretta perché disponiamo di un solo documento relativo all’anno 1925 (e non siamo del tutto sicuri che si riferisca proprio al 1925) che pubblichiamo perché si tratta della ‘copertina’ del fascicolo relativo agli iscritti nella provincia di Mantova (documento 15-001); è interessante notare che il logo identificativo contiene il nome di Enrico Dugoni (ancora vivo negli anni Venti: morirà nel 1945) il che pone alcuni interrogativi. Posto che tale documento è stato ricavato dalla scansione di un microfilm che sembra indicare con ragionevole certezza che si tratti di materiale relativo alla metà degli anni ’20, e posto altresì che nel partito di Bordiga non esisteva molto spazio per i non ortodossi (figurarsi per chi si collocava fuori dal partito) allora non rimangono che queste ipotesi: o il documento è stato prodotto prima della scissione cioè prima del 1921 (ma a quel tempo non esistevano ancora nel partito forme di ‘culto della personalità’ tali da giustificare un logo evocante il nome di un dirigente) e poi utilizzato senza apporre le modifiche che l’ortodossia avrebbe imposto; o è stato composto dopo la morte di Dugoni in omaggio alla sua persona. Francamente, nessuna delle due ipotesi sembra abbastanza solida.

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L’ultimo documento di cui disponiamo per conoscere gli iscritti al partito è del 1930 (documento 16-001) e sembra smentire le previsioni del compagno Mqgsmmqo Hc=vapph perché il numero  degli iscritti è un desolante 50; non sappiamo se si tratti del dato finale o se si riferisca ad una rilevazione effettuata nel corso dell’anno. Comunque sia e confrontando anche i dati delle altre città emerge come la forza organizzativa del partito sia costituita ormai da qualche decina di militanti ed anche ipotizzando che la rilevazione sia stata effettuata a metà anno è ragionevole pensare che il dato finale si attesti attorno al dato ultimo che conosciamo: quello relativo al 1925.

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Relativi all’anno 1928 sono i successivi documenti: il documento 17-001,il documento 17-002, il documento 17-003 e il documento 17-004 si riferiscono alla Conferenza generale dei sindacati fascisti sull’agricoltura che si tenne a Roma nel 1928 nel corso della quale un ignoto (per noi) relatore espose le linee generali della condizione contadina in provincia di Mantova. Il testo è sufficientemente chiaro da rendere inutile la sua riproposizione in ‘chiaro’ in questa sede; la sua utilità è rappresentata dal fatto che ci consente di conoscere la condizione contadina dal ‘punto di vista’ del fascismo. Ricca di dati socio-antropologici ed economici la relazione dell’ignoto estensore privilegia comunque i tratti positivi di tale realtà e non riesce a celare la volontà di celebrare, in ultima analisi, i successi del regime nel processo di modernizzazione delle campagne.


Nella relazione si fa cenno ai processi di migrazione interna, motivata dal ciclo stagionale delle colture. Tuttavia una migrazione più consistente (e duratura) interessò molti comunisti fra la fine degli anni Venti e per tutto il corso degli anni Trenta: una migrazione che aveva come destinazione l’Unione Sovietica. L’URSS era la meta per coloro che cercavano di sfuggire alla repressione fascista ma anche per chi era attratto dal fascino esercitato dal paese del socialismo realizzato: troveranno un paese molto diverso rispetto a quello sognato. La presa del potere da parte di Stalin e l’avvio del processo di collettivizzazione forzata alla fine degli anni Venti determineranno un clima politico che sfocerà nelle terribili purghe che caratterizzeranno il decennio successivo. Quel clima, associato all’avvento della sciagurata teoria del socialfascismo, che considerava i socialisti nemici più pericolosi degli stessi fascisti, contagerà anche i partiti associati all’Internazionale e in particolare quelli, come l’italiano, costretti alla clandestinità. Quel particolare clima politico si esprimerà in una cultura maniacale del sospetto, nella repressione di qualunque forma di dissenso rispetto alla ortodossia rappresentata dalla linea del partito, nella dolorosa emarginazione, politica ed umana, di tanti militanti e financo di coloro che erano condannati al confino.

I documenti che seguono rappresentano in modo efficace come  tale realtà abbia coinvolto anche Mantova e la sua provincia: si tratta di materiali contenuti in un rollino catalogato col nome ‘Internazionale’ ed è pertanto verosimile che gli originali si trovino presso gli archivi russi. Si tratta dei profili biografici di alcuni militanti mantovani redatti da un ignoto estensore, raccolti dal centro del partito e trasmessi alla sede dell’Internazionale a Mosca. Dalla lettura di questi materiali colpisce anzitutto l’uso di un linguaggio cifrato con ampio utilizzo di codici numerici per indicare le singole personalità o le località di soggiorno; colpisce altresì la crudezza del linguaggio impiegato per descrivere il profilo politico di taluni militanti o simpatizzanti a conferma del clima cui si faceva riferimento poc’anzi. Si veda, in particolare, il documento 18-001  relativo a tal Gemma di Mantova che riproduciamo ‘in chiaro’ perché altrimenti di difficile lettura:

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‘Deve trovarsi attualmente a Milano o  a Cremona –contadino- nel P.C.I. dalla fondazione- ricoperse cariche nel Federale e fu capozona- si occupò della organizzazione dei contadini. 1925-26 andò a Milano a causa della reazione. A Milano dette pure attività e ricoprì delle cariche. Più tardi, senza essere funzionario, venne utilizzato anche dal Centro e dall’interregionale per determinati incarichi. E’ un elemento assolutamente serio e capace. (Informazioni e giudizio di 174, che propone sia assunto come funzionario nella sezione agraria – febbraio 1932)

Informazioni di 565 (gennaio 1935) – 309/211/399/433/238/295/305/399/366 – Dal 1923 al 1925 visse 306/261/-51/288/313/238/347- cognato di 1731 – Nel 1931 si stabilì 314/72/224/256/149/94/365/-154/324/399/-405/117/218/303/103/225/54/- Nel 1927, pochi giorni dopo l’arresto del C. F. in seguito alla riunione di Abbiategrasso, alla quale aveva partecipato anche 1290 in un appartamento che aveva con questi, lo sorprese a colloquio con un commissario di polizia. In seguito a ciò dichiaro al 1290 che non intendeva più dare attività. 1290 approvò la decisione e gli offrì denari e passaporto regolare per recarsi all’estro (estero). 1808 preferì ritornare al paese di origine, e non comunicò nulla ai compagni dei rapporti di 1290 con la polizia, permettendo, con ciò, a 1290 di continuare ancora per vari mesi la sua opera nefasta.- 1808 è a contatto con 2949 e vanta di avere rapporti con il P.’

Interessante anche la biografia di un noto esponente della sinistra mantovana, Andrea Bertazzoni che riproduciamo nel documento 18-002; anch’essa preceduta una lunga sequenza di codici, si chiude con la notizia della sua partenza per l’URSS nell’agosto del 1932.

documento-18-002

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Di Gino Giovetti (documento 18-003) il partito riconosce che ‘è uno dei compagni più influenti, anzi il più influente sia a Lipari che a Ponza’.

documento-18-003

Il confino, va ricordato, era una delle misure più frequentemente utilizzate dal regime contro gli oppositori politici; ebbene, il clima di sospetto e il controllo serrato sulla fedeltà dei militanti alla linea politica non risparmiò nemmeno coloro che soffrivano tale misura (ne fu vittima persino Gramsci, come noto). Si veda a tal proposito il documento 18-004 relativo al compagno Achille Pepe di Mantova che ‘già confinato alle isole di Ponza e di Ustica dove venne giudicato dai compagni indegno di appartenere al Partito e diffidato’. Pepe sarà espulso ‘ per indegnità politica’ dopo aver cercato ‘di infiltrarsi nuovamente nel nostro Partito’. Non conosciamo quali addebiti siano stati rivolti a Pepe e le accuse formulate nei suoi confronti; tuttavia le formule sbrigative utilizzate nella biografia per una decisione così infamante autorizzano a pensare che si sia trattato di un vero e proprio processo politico (l’accusa più grave al tempo era quella di ‘deviazionismo trotskista’) inscenato dagli stessi compagni di prigionia fedeli all’ortodossia sovietica; e il tentativo di ‘infiltrarsi nuovamente’ nel partito va probabilmente letto come il tentativo di un militante di avvicinarsi all’unica comunità, politica e umana, cui poteva far riferimento. 

documento-18-004

Andò sicuramente meglio  a Clarenzo Menotti, il compagno 174, come si evince dal documento 18-005 tenuto sub judice per qualche tempo a causa di ‘accuse formali di vario ordine’ formulate nei suoi confronti dal compagno 165 e ritenute dal partito ‘solo in parte fondate’. Dalla lettura del documento si evince come nemmeno la sfera dei rapporti personali o le condizioni di salute sfuggissero all’occhio vigile del partito: una ‘sconsolata lettera alla moglie’ furtivamente ricopiata da un compagno di prigionia da un lato,  ma anche le sue ‘miserevoli condizioni di salute’ dall’altro, costituiscono un insieme di elementi che nel bilanciamento complessivo spingono il partito a decidere che ‘un vecchio compagno come il 174, il quale ha sacrificato e sofferto, non può essere politicamente liquidato per i motivi avanzati dal 165’ e, in ultima analisi ‘il 174 resta politicamente un elemento assai qualificante’ (va anche ricordato che Clarenzo Menotti sarà eletto nel dopoguerra al Senato della Repubblica nella Ia e IIa legislatura nelle liste del PCI).

documento-18-005

documento-18-005

Il documento 18-006 il documento 18-007 sono relativi a Cesare Roda (erroneamente scritto Rosa) di cui esiste una ottima biografia curata da Carlo Longhini e facilmente reperibile.

Il documento 18-007 nella parte finale è poco leggibile anche sulla fotocopia in nostro possesso e pertanto riproduciamo il tasto che appare comprensibile:

‘Entrò nel P.C.I. a Livorno con la frazione Graziadei-Marabini senza però essere Graziadeiano, ma solo perché voleva l’unione a sinistra e la scissione a destra. Condannato in contumacia a anni tre e tremila lire di multa per ..incomprensibile…clandestino …incomprensibile…Diresse il …incomprensibile…Partito per l’Urss nell’aprile…incomprensibile…’

Si è detto sopra della teoria del socialfascismo, elaborata dal VI Congresso dell’Internazionale nel 1928, e delle nefaste conseguenze che essa ebbe nei rapporti politici e personali fra gli stessi militanti comunisti; lo si è visto con i documenti appena citati. All’inizio degli anni ’30 tale teoria conobbe il momento di massima fortuna mentre il PCI si apprestava a celebrare a Colonia, in Germania, il suo IV Congresso al quale partecipò, come delegato di Mantova, Arrigo. Non sappiamo chi fosse il compagno Arrigo ma disponiamo di un documento (documento 19-001) che sintetizza il suo intervento – e che riproduciamo perché poco leggibile nel formato che pubblichiamo –  nel quali gli echi della dottrina del Comintern sono palesi:

documento-19-001

documento-19-001

‘Noi abbiamo ottenuto buoni risultati colla distribuzione di materiale, con la nostra agitazione. La nostra stampa deve colpire i Rigola, i Buozzi: il loro tradimento comincia ad essere capito da noi. (Bruno Buozzi parteciperà alla Resistenza a Roma e sarà fucilato dai tedeschi in fuga dalla città)

Dà delle notizie sulla situazione organizzativa e sulla situazione locale. C’è un gruppo di trenta socialdemocratici che non faceva nulla; ci siamo infiltrati e lo abbiamo disgregato, assorbendone i migliori operai. Questi socialdemocratici adoperano frasi demagogiche e sono diretti da un borghese. Abbiamo fatto del lavoro fra i disoccupati. Il lavoro (?) viene fatto in gran parte fra i contadini che accolgono il nostro movimento con molta simpatia.’

Al Congresso partecipa forse anche un altro delegato mantovano (più genericamente indicato come ‘Mantova’) il cui intervento risulta più misurato e meno polemico rispetto a quello di Arrigo e riprodotto nel documento 19-002; ma non abbiamo certezza che si tratti dell’intervento di altro delegato: potrebbe trattarsi ancora di Arrigo. Riproduciamo solo la parte finale dell’intervento, che appare di difficile lettura nel formato che pubblichiamo: ‘La nostra stampa viene sempre letta con molto piacere. Da noi i funzionari del P. vengono spesso e si trattengono abbastanza a lungo.’

documento-19-002

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Il documento 20-001 riproduce una segnalazione della Legione territoriale  dei carabinieri reali di Torino – Tenenza di Chieri e datata 9 maggio 1931 con la quale si dispone la ‘ricerca di sovversivi’: il sovversivo in questione è un mantovano, Generali Roberto fu Gaetano, che si sarebbe allontanato da Parigi per ‘ignota destinazione’ e di cui ‘sconoscesi suo recapito’.

documento-20-001

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Siamo ormai nel cuore degli anni Trenta e la macchina repressiva del regime sforna sentenze di condanna al confino che ovviamente non risparmiano la realtà mantovana. Nel volume curato da Agostino Zavattini, citato in apertura di queste note, figura un lungo elenco dei mantovani condannati dal Tribunale speciale e ad esso rimandiamo per chi fosse interessato a tali aspetti.

Qui riproduciamo alcuni documenti, vergati a mano, relativi alla ‘contabilità’ interna del partito per quanto riguarda le sentenze a carico dei propri militanti: si tratta dei documento 21-001 ,  documento 21-002  e documento 21-003 tutti relativi all’anno 1932 e sufficientemente chiari da non richiedere alcun intervento interpretativo da parte nostra.

Chiudiamo con il documento 22-001 che riproduce un estratto del  Bollettino della sezione Agit-prop. del P.C. d’I. datato 18 giugno 1932 e intitolato ‘Camorre e ruberie fasciste nelle cooperative del mantovano’ dove ‘un socio operaio’ racconta come il regime sia riuscito a smantellare la struttura organizzativa delle cooperative per inserirle, con successo, nel sistema corporativo. Non manca naturalmente un invito alla lotta  per strappare ‘ai fascisti la direzione e l’amministrazione della nostra cooperativa di  lavoro’.

documento-22-001

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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