Movimento bracciantile e contadino dal dopoguerra fino agli anni ’70-’80

Sembrano uscire da una fitta nebbia. Sono diversi da noi, i visi sembrano statue. Sono i braccianti delle nostre terre.
Solo cinquant’anni fa hanno dato vita ad un movimento poderoso per migliori condizioni di vita e di lavoro e nel sud anche per la terra.
Un movimento che trova le sue radici profonde nella storia del movimento socialista italiano che gli anni del fascismo non sono riusciti mai a domare.
Un moto di popolo non spontaneo ma organizzato, gli uomini della resistenza nelle terre e nelle fabbriche costruivano il movimento per il lavoro.
Ora sono nell’ oblio più profondo.
Ma ancora oggi c’è la necessita’ di lottare per il lavoro.


Dal libro Per non dimenticare di Giuseppe Magnani Casali – Mantova 2010

Riflessioni sulle cause delle lotte bracciantili nella pianura padana (1949)

L’anno 1949 è stato contrassegnato in Italia da imponenti lotte bracciantili che hanno avuto il loro epicentro nella Pianura Padana e nel Mezzogiorno.
A sessant’anni da quegli avvenimenti è opportuno approfondire il significato che quelle mobilitazioni hanno avuto per l’insieme del quadro politico e sociale del nostro Paese e per il suo sviluppo economico.
Ed è anche opportuno riflettere su quali insegnamenti si possono ricavare oggi da battaglie sindacali difficili e coraggiose, che hanno saputo tenere aperta una prospettiva democratica in un Paese che, pur con il mutare delle stagioni politiche, continua a registrare un deficit storico di legittimazione del movimento operaio organizzato.
Sono trascorsi sessant’anni da quelle lotte, ma i temi del lavoro non rientrano ancora tra le priorità del nostro Paese. La questione rimane ancora più che mai di viva attualità.
La riflessione che mi accingo a fare, relativa alle lotte bracciantili, riguarda in particolare il Nord, pertanto dovrà partire da un’attenta lettura dell’andamento della vertenza e del drammatico conflitto del maggio-giugno 1949 della Valle Padana.
Conflitto originatosi principalmente dal mancato rispetto del patto del 1947. La dinamica deglli avvenimenti vede soprattutto un grande conflitto contrattuale sul salario, gli assegni familiari sul caro pane e l’estensione dei diritti previdenziali.
Il punto di partenza era comunque la generale condivisione (dei braccianti del Nord e del Sud) di scarse occupazioni e di salari insufficienti, che condannavo i braccianti ad una condizione di miseria, di precarietà e di sfruttamento.
Questo conflitto si svolge mentre, nel Paese, maturata la crisi politica del 1947, le sinistre – incerte dopo la sconfitta del 18 aprile dle 1948 – sono fuori dal Governo De Gasperi.
In questo frangente si situano le pressioni organizzate che provengono dal mondo del lavoro, i cui protagonisti non sono solo i lavoratori della terra, ma gli stessi operai, impegnati nella battaglia per la rivalutazione salariale.
Ma questo complesso intreccio di lotte e rivendicazioni ha delle ricadute politiche che trovano nella vicenda del conflitto salariale e contrattuale della Valle Padana un caso esemplare, perchè impongo una cocente sconfitta al ceto conservatore.
Dopo la caduta del fascismo, in Italia vi sono più di 10 anni di “vacanza contrattuale”.
I ceti proprietari sono convinti di uscire dalla disfatta del fascismo ripristinando pacificamente le condizioni sociali e di potere che esistevano a partire dal 1919-20.
Dopo il 1943-45 tentano di nuovo questa operazione di sutura, proponendo un nuovo trasformismo finalizzato al mantenimento del loro ruolo nella società e nell’economia italiana.
E anche se dal ’43 in poi la violenza, anche di Stato, soprattutto nei confronti dei lavoratori della terra è sistematica, non ha l’effetto disgregatore che aveva avuto precedentemente.
Anzi durante questi anni, in fomra unitaria o non unitaria, il mondo del lavoro organizzato è forte e in crescita, nonostante la disoccupazione, le diversità territoriali e le sperequazioni. La struttura sindacale non arretra di fronte alla violenza.
In Italia quindi tra gli anni 1948-49 e’50, 20.000 braccianti furono arrestati e un centinaio vennero uccisi per motivi politico-sindacali.
Il movimento che si era messo in moto era un movimento nazionale.
tante riunioni e decisione di lotta in tutta l’Italia, unita da parole d’ordine comuni.E’ opportuno ricordare che i salari erano profondamente diversi dal Nord al Sud e anche all’interno delle stesse aree.
Insieme ai braccianti c’erano i contadini poveri che, pur avendo un appezzamento di terreno, non riuscivano a sfamare la propria famiglia e pertanto andavano a lavorare a giornata come braccianti.
Milioni e milioni di braccianti e di contadini poveri si mobilitarono per obiettivi grandi e nobili, generali, confederali e politici, perchè avevano coscienza di classe.
Queste mobilitazioni portarono a scontri durissimi, non solo per l’ottusa e forte resistenza degli agrari, ma per l’intervento brutale, violento delle forze di polizia sulla vertenza sindacale, con il tentativo di spostare il terreno dello scontro.
Si è trattato quindi di evitare forme di ribellione, e al contempo mantenere il carattere democratico delle lotte nei limiti della legge, anche quando nei posti di lavoro i padroni ignoravano completamente i diritti dei lavoratori.
Sotto questo profilo le lotte hanno acquistato il valore di grande fatto democratico e di difesa dei dirittti e della dignità dei lavoratori e quindi di progresso.
Così si costituì in modo articolato al Nord, al Centro e al Sud, un vasto fronte di lotta che si caratterizzò con modalità diverse: al Nord, con scioperi che investirono tutte le aziende, al Centro con azioni territoriali e al Sud con al richiesta del lavoro e quindi con l’occupazione delle terre.

 


Funerale Veronesi

Autore: Rosso di Sera Mantova

Condividi questo articolo

1 commento

  1. Grazie del commento. Vorrei solo sottolineare che il Veronesi fu assassinato proprio dagli agrari e non dai crumiri
    Ciao Bruno Mori

    scrivi una risposta

Trackbacks/Pingbacks

  1. Maria Margotti e Vittorio Veronesi, gli anniversari il 17 maggio | L'erba dagli zoccoli - […] immagini, in alto il quadro di Renato Guttuso dedicato alla morte di Maria Margotti; sotto, braccianti in bicicletta in…

Rispondi