Nilde Iotti a Gonzaga – 1987

Nel 1987 l’ On. Nilde Iotti Presidente della camera  celebra a Gonzaga la battaglia partigiana del 1944.

. Sono trascorsi 65 anni da quella notte del 19-20 dicembre 1944 che costò sangue e lutti. Formazioni partigiane della bassa modenese e reggiana, assieme ad alcuni partigiani locali, assaltarono il campo di concentramento di Gonzaga (Centro raccolta lavoratori per la Germania “Dulag 152”), liberando parte dei prigionieri. In quella che venne riconsegnata alla storia come la Battaglia Partigiana di Gonzaga, caddero due partigiani, quindici tedeschi, cinque fascisti e una donna che passava casualmente. Il presidio della guardia nazionale repubblicana (GNR) venne espugnato e disarmato. Fu attaccato anche il presidio della Brigata Nera. All’alba del 22 dicembre, per rappresaglia, furono prelevati dal carcere di Mantova 33 prigionieri, trasferiti  e processati da un tribunale straordinario tedesco a San Benedetto Po.
Di questi, sette furono condannati a morte. Per sei partigiani la sentenza venne eseguita l’alba successiva al Poligono di tiro di Gonzaga, dove vennero fucilati Aldo Barbi, Iginio Bardini, Aldo Ferrari, Fortunato Ferrari, Ugo Roncada e Vasco Zucchi.  Il settimo Bruno Brandolin venne fucilato il 4 marzo 1945 presso il cimitero di Mantova. I partigiani caduti nello scontro si  chiamavano Alcide Garagnani “Scarpone” (medaglia d’oro al valore militare) e Alexander Klimentievic Nakorcemni “Alessandro” (sovietico).
“Pro Memoria” e’ il nome dato ad un’operazione culturale che il Comune di Gonzaga ha promosso perché il ricordo di quei giorni tragici venga consegnato con obiettività storica alla nuove generazioni.

Il discorso del presidente della Camera.

Tutta la cerimonia della celebrazione della ricorrenza.

 

Quando Nilde Iotti morì, Le Monde le dedicò una nota con questo titolo: “Se ne va la gran signora della politica italiana”.

Nasce a Reggio Emilia il 10 aprile 1920. Nonostante le difficoltà economiche conseguenti al licenziamento per motivi politici del padre, frequenta una scuola privata cattolica e grazie ad una borsa di studio si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia dell’università cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove si laurea il 31 ottobre del 1942. Si avvia alla carriera dell’insegnamento presso istituti tecnici di Reggio Emilia, dove insegna fino al 1946.Durante la Resistenza collabora attivamente all’organizzazione dei Gruppi di difesa della donna, aperti alle donne di ogni convinzione politica e religiosa, che si segnalano per l’attività di sostegno ai Comitati di liberazione periferici, alle agitazioni nelle fabbriche per il sabotaggio della produzione di guerra e per l’assistenza alle famiglie dei deportati, dei carcerati e dei caduti. Nell’autunno del 1945 diventa segretario provinciale dell’Unione donne in Italia (Udi).Grazie alla capacità organizzativa e all’impegno dimostrati nei Gruppi di difesa della donna prima e nella conduzione dell’Udi poi, Nilde Iotti guadagna apprezzamento e consensi a livello locale, tanto da essere eletta, nella primavera del 1946, al consiglio comunale di Reggio Emilia, come indipendente nelle liste del Partito comunista italiano (PCI). Successivamente si iscrive al PCI e il 2 giugno 1946 è eletta deputato all’Assemblea costituente.Entra a far parte della Commissione per la Costituzione e partecipa ai lavori della prima delle tre sottocommissioni, incaricata della stesura della parte relativa ai diritti e ai doveri dei cittadini. Nominata relatrice sul tema della famiglia insieme all’esponente democristiano Camillo Corsanego, sostiene, pur affermando il valore della famiglia, la necessità di emancipare la donna dalla condizione di arretratezza e di inferiorità in cui versa in tutti i campi della vita sociale e di garantirle una posizione giuridica che le riconosca la piena dignità di cittadina. Nell’ambito dei lavori della I Sottocommissione si batte, quindi, per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto. Si dichiara, inoltre, nettamente contraria all’introduzione del principio dell’indissolubilità del matrimonio nel testo costituzionale.L’esperienza dei lavori della Costituente rappresenta una tappa decisiva nel suo percorso politico e parlamentare, in termini di aderenza a valori, principi e indirizzi istituzionali ai quali farà costante riferimento nel concreto svolgimento del mandato parlamentare alla Camera dei deputati, di cui sarà membro ininterrottamente dalla I alla XIII legislatura.

Occupò la carica di Presidente della Camera  dal 1979 al 1992.

La Sua battaglia per l’emancipazione della donna

Nilde Iotti , nel 1975 e con la preziosa collaborazione giuridica di Ugo Spagnoli (a lungo deputato e poi giudice della Corte costituzionale),

la prima, organica riscrittura di quello che divenne il “nuovo” diritto di famiglia, rispetto a quello definito dal fascismo nel lontano 1942 e che ormai faceva a pugni con i principi della Costituzione. Basterà ricordarne i cardini per sommi capi: il riconoscimento – alla buon’ora – della parità giuridica dei coniugi, l’abrogazione dell’istituto della dote, il riconoscimento ai figli naturali della stessa tutela prevista per i figli legittimi, l’istituzione della comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia in mancanza di diversa convenzione, la sostituzione della patria potestà con la potestà di entrambi i genitori.

Né vanno dimenticate le battaglie ostinate non solo di Iotti ma anche della scomparsa Adriana Seroni, di Marisa Rodano, di Livia Turco, di altre dirigenti del Pci, prima per introdurre il divorzio e per affermare la liceità dell’aborto, e poi per difendere le due conquiste di civiltà dagli attacchi referendari sostenuti dalla chiesa e dal centrodestra. In tutte le occasioni (riforme e tentativi di controriforme) Nilde non esitò a scontrarsi nel gruppo dirigente con quanti in verità non contestavano il merito ma ne temevano fortemente le conseguenze: improvvidi strappi parlamentari prima, e poi pesanti sconfitte referendarie. Come testimonia Luciano Barca nelle sue Cronache,

Nilde fu la prima firmataria per il Pci della proposta per l’introduzione del divorzio presentata da tutte le forze laiche “con il pieno accordo di Longo” – allora segretario del Pci, ma pochi oggi ne ricordano il coraggio politico, la forza, l’apertura ai giovani del Sessantotto, la civiltà e la modestia – ma anche con “il mal di pancia di alcuni” della direzione.

Quanto al referendum contro l’abolizione dell’appena introdotta possibilità di interrompere la maternità (il no vinse con più del 68%: “Nessuno aveva mai osato prevedere nel suo pessimismo ciò che poi di fatto è accaduto”, parole del cardinale Giacomo Biffi), è noto che l’allora segretario comunista Enrico Berlinguer ed altri membri della direzione fossero assai preoccupati del suo esito, soprattutto nel Mezzogiorno dove invece il no all’abolizione dell’aborto si affermò largamente anche e proprio per la scelta delle donne che avevano tragico ricordo delle pratiche clandestine e delle mammane. Ma a differenza di altri compagni, Enrico riconobbe immediatamente i meriti, le ragioni, il fiuto di Nilde: non credo sia altrettanto noto che, incontrandola l’indomani del risultato del referendum al piccolo ascensore del Bottegone, quello riservato ai dirigenti del partito, le sorrise, si congratulò, le strinse la mano con un calore insolito per lui, apparentemente sempre così sorvegliato. Un inedito Berlinguer, ricorderà sempre Nilde con nostalgia di quel momento.

 

Brani tratti dal lavoro di Giorgio Frasca Polara in la Fondazione Nilde Iotti

 

La lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano indirizzata al Comitato per la costituzione della Fondazione Nilde Iotti  per la presentazione del volume “Parole e scritti dal 1955 . 1998

 Roma, 23 settembre 2010

Care amiche e cari amici del Comitato,

con sincera e convinta adesione alla vostra iniziativa desidero contribuire, sia pure in termini essenziali, al ricordo della personalità di Nilde Iotti e della sua opera: ricordo che intendete trasformarein fonte di conoscenza, riflessione e ispirazione soprattutto, credo

di intendere, per le nuove generazioni, specialmente di donne, che si avvicinino al mondo della politica e delle istituzioni.

Ho avuto modo di ripercorrere ampiamente in alcune occasioni quel tratto lungo e altamente impegnativo della vita e dell’attività di Nilde Iotti, che fu costituito dalla sua partecipazione più che cinquantennale alle legislature del Parlamento repubblicano.

E prima ancora ella partecipò alla esperienza unica e impareggiabile dell’Assemblea Costituente.

Ma oggi, nel momento in cui sta per prendere forma la Fondazione a lei intitolata, vorrei dedicare qualche parola più in particolare alla sua persona e al mio personale rapporto con lei. La incontrai per la prima volta nel 1949, ancora giovanissima, in occasione di

una sua vacanza pasquale con l’uomo cui si era legata di intensa passione e autentico affetto, Palmiro Togliatti, allora leader indiscusso di un grande partito, prima di governo e poi di opposizione, e personalità tra le maggiori della nuova politica italiana, dopo la caduta del fascismo e il

ristabilimento delle libertà democratiche.

In quei giorni di privata vicinanza, e in quelli che più a lungo di nuovo trascorsi con lei e col suo compagno nell’autunno del 1950, ebbi modo di scoprire le sue qualità umane, l’autenticità del suo tratto e del suo modo di atteggiarsi e, tra l’altro, la straordinaria intensità del

calore materno che manifestava verso la piccola Marisa, divenuta 5appunto, nel 1950, sua figlia adottiva. Ricordo, e posso dire, che era una donna radiosa.

E luminosa restò la sua personalità anche dopo avere attraversato momenti difficili e dolorosi sul piano personale e avere conosciuto – quando aveva appena 44 anni – la perdita del compagno e il destino della solitudine. Naturalmente, l’intensificarsi e il crescere qualitativamente del suo

impegno politico e istituzionale la resero più matura e più “grave”, ma mai ella smarrì la carica umana che aveva da giovane, quale mi fu possibile cogliere nei primi tempi della nostra amicizia.

Si ricordi dunque, nella ricchezza e complessità delle tante espressioni del suo impegno pubblico la “madre della nostra Repubblica”, come voi l’avete definita, la combattente della Resistenza di colpo proiettata nella grande stagione dell’Assemblea Costituente, la parlamentare sempre più

qualificata, la deputata europea, la straordinaria Presidente della Camera dei Deputati – prima Presidente donna, e Presidente più longevo, nella storia del Parlamento italiano – ma si ricordi nello stesso tempo Nilde Iotti donna come le altre.

In fondo, per le ragazze che oggi sentano nascere nel proprio animo il senso della politica e la voglia di fare politica – e mi auguro che siano molte e sempre di più, perché l’Italia ne ha drammaticamente bisogno – è bene che l’immagine della politica, e della donna in politica, anche una

volta assurta ai più alti livelli di responsabilità e di autorità, non appaia in alcun modo paludata né chiusa in quel ruolo, coprendo i suoi tratti umani più intimi e profondi.

La politica, anche per chi vi si dedichi a pieno tempo, anche per chi possa farne – come un tempo si diceva e accadeva – una “scelta di vita” non può mai diventare un’ossessione totalizzante né imprigionare la persona in una corazza.

Ecco, ho visto così nei decenni – al di là delle affinità politiche e delle comuni battaglie che ci hanno legato, e attraverso i rapporti affettuosi che poi abbracciarono anche mia moglie Clio e il mio più giovane figlio Giulio – Nilde Iotti, grande figura politica dell’Italia

repubblicana, grande punto di riferimento per gli ideali e per le conquiste delle donne, sempre persona, sempre donna, umanamente libera e ricca.

Con viva cordialità

 Giorgio Napolitano

 

Autore: admin

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