Sezione di fabbrica del PCI ” G. Rossa” alla Montedison

13 Dicembre 1973 nasce la sezione PCI Montedison

La sede è quella vecchia dell’Arci Salardi.

Io leggo la relazione nella saletta piena di compagni.

È il periodo del compromesso storico e del golpe Cileno e nelle mie Cartelle scritte a mano ci sono tutti i riferimenti.

Alla fine della discussione sarà eletto segretario Sergio Cantoni, il mitico Geo, mancato  un paio d’anni fa.

Avevamo concordato che fosse quello con la maggior esperienza e quindi il più adatto a ricoprire quell’incarico.

Anni dopo la sezione prese il nome di Guido Rossa l’operaio comunista e sindacalista genovese, ucciso dalle BR.

In fabbrica non erano anni facili.

La DC cercava di risalire la china della rappresentanza operaia fondando i GIP i gruppi di impegno politico scomodando nella operazione nientemeno che Andreotti.

Ma era la intera direzione aziendale ed i lavoratori ad essere fortemente caratterizzati per l’appartenenza politica.

Le lottizzazioni dei giorni nostri nelle grandi aziende pubbliche e private al confronto fanno sorridere.

All’epoca la lottizzazione era ben chiara con al centro la DC poi socialisti socialdemocratici repubblicani a ripartirsi le posizioni centrali della direzione. Sappiamo da tempo dello scandalo dei fondi neri Montedison e di come questi facessero parte di un vasto sistema di corruzione che sfocerà nella caduta della prima repubblica e che al tempo denunciammo con una infinità di volantini.

Era il tempo nel quale la maggioranza degli operai guardava al PCI mentre tranne poche eccezioni fra gli impiegati erano presenti le altre forze politiche.

Abbiamo spesa molte energie in quegli anni come sezione di fabbrica.

C’era un grande interesse del PCI per la chimica e per le sorti del triangolo dei Petrolchimici Mantova Ferrara Marghera.

Anni nei quali si spendevano su questo tema le migliori energie del PCI: Luciano Barca, Eugenio Peggio, e ricordo almeno due occasioni nelle quali discutemmo alla presenza di Giorgio Napolitano  allora responsabile delle politiche economiche del PCI.

Anni nei quali il protagonismo della classe operaia si evidenziava nella proposta delle Conferenze di produzione dei grandi gruppi.

Per la Montedison trovammo l’accordo fra i tre sindacati e la tenemmo al teatro Bibiena.

Addormentai la platea con una relazione lunghissima e piena di argomenti tecnici. Una relazione costruita per la prima volta con l’apporto di molti tecnici e capireparto nella quale si denunciavano i ritardi nella ricerca e nella innovazione e si facevano proposte per nuove produzioni mettendo in particolare l’accento sui problemi ambientali e di salute dei lavoratori.

Era quest’ultimo uno degli argomenti più dibattuti ed al centro della iniziativa sia sindacale che del PCI.

Furono prodotti decine di documenti pieni di dati che evidenziavano le gravissime condizioni nelle quali si lavorava sugli impianti ed il livello altissimo di inquinamento ambientale : benzene mercurio in prima fila sparsi in dosi massicce nell’ambiente e nei laghi. E ci furono scioperi con fermate di impianti cortei fuori e dentro la fabbrica . Tutte iniziative nelle quali si distinse il lavoro svolto a fianco del sindacato, dalla sezione di fabbrica con molte iniziative specifiche.

Non era tempo di grandi sensibilità ambientali e sia il Partito che il sindacato non ebbero grande fortuna nel rapporto con le amministrazioni locali. Si aveva la sensazione di essere considerati dei rompiscatole più che interlocutori. Purtroppo è ormai noto a tutti cosa sia avvenuto. Devo dire che le stupidaggini sentite recentemente ,al processo Montedison da parte degli avvocati della difesa le avevamo già sentite in quegli anni nei quali fu persino scomodata una università americana per spiegarci che si stava peggio in alta montagna.

Era il periodo nel quale si discuteva molto sulla cinghia di trasmissione e di come fosse necessario distinguere il ruolo del Partito da quello del Sindacato. Tutti d’accordo ma in realtà non aveva un gran peso nelle scelte concrete e ci si credeva poco. Piani e linee si incrociavano spesso anche se non era vero che la sezione andasse a prendere ordini nella sede del PCI. Era molto più forte il rapporto fra DC GIP e dirigenti CISL.

Non ho avuto modo di seguire le vicende della sezione negli anni successivi perché fui chiamato per la CGIL prima a Roma poi a Verona.

So però che ci fu una grande resistenza fra i compagni nel passaggio da PCI a PDS.

Ricostruire gli ultimi anni non sarà facile , ma sarebbe importante recuperare quei compagni ora in pensione che potrebbero dare un grande contributo nel ricostruire questo pezzo di storia del Partito comunista mantovano.

Umberto Fioravanti

Autore: Rosso di Sera Mantova

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