Sindacato dal 1945 al 1954 a Suzzara del prof. Paolo Bianchi dal libro LA CITTA’ DELLE MACCHINE – EDIZIONE BOTTAZZI-SUZZARA

 

INTRODUZIONE

 

Le 56 pagine riprodotte costituiscono una parte di un più ampio volume, “La città delle macchine,”che, uscito nel 2008, trattava dello sviluppo industriale di Suzzara, il maggior centro produttivo della provincia.

MAIS, Carra, O.M. e poi FIAT, senza contare le industrie minori, hanno creato, oltre alla ricchezza del territorio, un tessuto sociale caratterizzato da un ceto operaio specializzato e fiero delle proprie competenze e dei propri diritti.   La storia sindacale suzzarese dal 1945 alla metà degli anni Cinquanta va riallacciata ad un passato glorioso che ha avuto come protagonisti dal 1907 fino al fascismo i fondatori della Camera del Lavoro di Suzzara, Maria Goia e Achille Menotti Luppi. Del loro operato ho scritto nel 1999 in “Uomini e Macchine”sulla storia della fabbrica di macchine agricole della “Casali”, origine prima dello sviluppo industriale suzzarese e mantovano. Nei due volumi ho voluto legare strettamente lo sviluppo produttivo con quello della nascita del movimento operaio.

Nei testi riprodotti ho inteso, seppur in sintesi, offrire motivi di riflessione sulla rinascita sindacale, dopo il ventennio della dittatura, in un periodo durissimo dal punto di vista economico e politico. La difficile unità sindacale, dal patto di Roma al 1948, oscillava tra la necessità di rispondere alla gravissima situazione occupazionale dell’immediato secondo dopoguerra e i segnali di rottura politica nazionali ed internazionali.

La frattura del 1948 segnerà uno spartiacque. La durezza impressionante nei rapporti politici e sindacali fra le forze di governo e di opposizione è testimoniata a Suzzara anche da un episodio del luglio 1948 in seguito all’attentato a Togliatti: l’assalto alla sede delle ACLI è la testimonianza di un livore che, in un comune “rosso” come Suzzara, nasceva proprio dal fatto che si vedeva nell’associazione dei lavoratori cattolici uno dei simboli della rottura sindacale.

La CGIL, festeggerà il I° Maggio, in questa nuova e dura atmosfera, in una forma estremamente originale: “La parata della produzione e della pace”.

Nell’Italia cheriscopriva la democrazia, la celebrazione del 1° maggio, accanto ai temi tradizionali della “lotta” (corteo, comizio ecc.) e della “festa” (danze, canti ecc.), presentava dal 1949 alcune novità. A Suzzara la festa coinvolgeva l’intera giornata e l’insieme delle categorie produttive. La manifestazione sindacale si saldava con l’esposizione dell’artigianato e dell’industria locali. E non era un’esposizione statica: su carri, camion, trainati da trattori sfilavano per le vie cittadine i prodotti, le macchine, il frutto del lavoro operaio. Nella rappresentazione era evidente un significato simbolico. Gli operai sottolineano il loro essere “produttori”,vale a dire la parte attiva della società, e nel contempo parevano lanciare un messaggio di “alleanza fra produttori”(industrie e lavoratori).

Infine il drammatico 1955, altra data di rottura. I licenziamenti all’O.M., visti in parallelo con la situazione della FIAT a Torino, erano il risultato di una complessa situazione che non si può comprendere solo con lo schema dell’attacco al PCI e al sindacato. Esisteva certo anche questa motivazione che però si legava al fenomeno di una riconversione degli impianti non più legati alla fabbricazione di trebbiatrici. La CGIL non era ancora attrezzata culturalmente ad un nuovo salto produttivo e rimaneva ancora ancorata allo schema di rivitalizzazione di macchine agricole già tecnologicamente superate dai prodotti stranieri. Nelle drammatiche vicende di quei licenziamenti emblematica risultava la figura dell’Ing. Sozzani, un tempo acclamato dopo la Resistenza dagli operai e nel nuovo frangente esecrato come esecutore dei licenziamenti.

Ho dedicato poi alcune pagine al “Welfare FIAT” teso a legare gli operai all’azienda in vari modi: la costruzione di appartamenti per lavoratori, il Centro Ricreativo ed altri piccoli benefit. Anche questo avrà un significato non di poco rilievo nel distinguere l’operaio Fiat dagli altri operai. Almeno fino all’inizio degli anni Settanta.

Paolo Bianchi

 

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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