Tra la fine degli anni settanta…..

 

La sinistra “nel pallone”

 

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta in uno dei campetti spelacchiati dell’Ospedale Psichiatrico di Mantova si tennero due sfide calcistiche che sono passate alla storia della sinistra mantovana. Da una parte la squadra formata da artisti+politici+collezionisti, dall’altra quella costituita da professori+letterati+generi vari.

Nel primo incontro la spuntarono i primi mentre la rivincita fu vinta dai secondi. Della singolare contesa non è rimasta traccia sulla stampa locale e i protagonisti di allora, senza offendere alcuno, difficilmente sarebbero in grado, per via della carta di identità, di ricordare le fasi più accese della partita, il risultato finale e i marcatori. Altri, purtroppo, come il professor Umberto Artioli, il pittore Sergio Sermidi, Gino Baratta e Francesco Bartoli , questi ultimi due allenatori delle due compagini, prematuramente scomparsi.

In nostro soccorso ci sono le foto di quelle memorabili giornate e che qui vengono pubblicate.

 

 

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Professori+letterati+generi vari (maglia blu con banda trasversale bianca)

Artisti+politici+collezionisti ( maglia rossa della gloriosa Sant’Egidio)

 

Da sinistra in piedi si notano:

Egidio Del Canto, Giovanni Caltagirone, Umberto Artioli, Ferdinando Trebbi, Sandro Somenzi, Davide Parenti, Chicco Voceri, Sergio Sermidi,

Da sinistra accosciati si notano:

Trombini, Paolo Meneghetti, Roberto Borroni, Renzo Margonari, Roberto Pedrazzoli, Renato Bocceda, Enzo Mantovani.

Abbiamo potuto inserire questo prezioso documento, il quale testimonia il valore della disfida calcistica.

Uno scritto apparso sulla gazzetta di Mantova di Umberto “Bambi” Artioli

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Giovanni Caltagirone in fuga

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Bambi Artioli alle prese con Pedrazzoli

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Sergio Sermidi

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Sermidi con cappellino, Artioli e Caltagirone in azione con Pedrazzoli (di spalle) attento osservatore.

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Il commento di A.S.

 

Era destino. Tra pittori, scrittori e “prestipedatori”, come con licenza poetica venivano chiamati i calciatori d’antàn, il feeling è sempre scattato in automatico. Roby Baggio appaiato a Raffaello, Del Piero a Pinturicchio, il volto sgherro di Boninsegna collocabile secondo Brera tra i volti mantegneschi della Camera degli Sposi. E poi “pennellare un passaggio”, “leggere la situazione”, “dettare un assist”, “costruire trame a centrocampo” e così via in piena libertà espressiva.
Deve essere stato per questo insieme di cose-parole-gesti-immagini-invenzioni che per dirimere le diatribe dialettiche troppo stesso attivate tra intellettuali (e non) si è scelto d’imperio un campo di calcio. Quale campo? Quello dell’Ospedale Psichiatrico, of course. Un campo che Giuseppe Amadei, l’antico direttore della “Gazzetta”, avrebbe definito “Linetti” (rifacendo il verso alla reclame di una nota brillantina) perché donava e manteneva l’ondulazione.
Ondivaga, peraltro, era anche la filosofia che ha ispirato la doppia sfida calcistica dei primi anni Ottanta,  passata alla storia della Sinistra mantovana: da una parte la squadra formata da “artisti, politici e collezionisti”, in maglia rossa, dall’altra quella costituita da “professori, letterati e generi vari”, in maglia blu. Scelte capziose da entrambi i lati se è vero che hanno fatto la loro comparsa anche alcuni infiltrati come il prode Enzo Mantovani, ala della Juventus, della Biellese e della Spal in gioventù (truccato da collezionista ?), per non parlare di personaggi che il calcio lo hanno praticato (quasi) da professionisti: Bobo Borroni, capitano della Primavera del Mantova, o Giovanni Caltagirone, che ha vestito le maglie di Inter, Napoli e Vis Pesaro.
Il resto della truppa, sortito da scelte corsare che non hanno lasciato traccia sulle pagine della “Gazzetta”, si è dato battaglia a suon  di puntate, di stop in quattro tempi e di piattoni sconsiderati sul campo dell’Ospedale Psichiatrico offrendo un’immagine di sé totalmente in linea con il sito che ospitava l’evento. Unici a cercare sempre e comunque di imboccare la strada di una nobiltà calcistica il Borroni, appunto, il Mantovani, il “Bambi” Artioli e in parte anche Gozzi, rodato nel ruolo di libero dalle interminabili sfide targate Ugm. Spesso fuori settore Caltagirone, che usava i piedi come le foche ammaestrate le pinne, dribblando tutti sempre e comunque, e che dopo ogni guizzo sulla linea dell’out si fermava a conversare amabilmente con se stesso profondendosi in elogi tambureggianti.
Note di merito per qualche calciatore atipico (l’immarcescibile Sergio Sermidi, l’umbratile Chicco Voceri, il sinuoso Sandro Somenzi) e voti sostanzialmente elevati per il generoso impegno attribuito ai proletari del gol, con Roberto Pedrazzoli a guidare una truppa disarticolata composta da Margonari, Bocceda, Pavesi & c. Sull’opposto versante il solito prodigarsi tra le linee di Gigione Dal Canto, l’apporto narcisistico di Nando Trebbi e l’estemporanea presenza di Max Montecchi.
Tutta da decriptare la presenza sulle panchine di due soloni della letteratura come Gino Baratta e Francesco Bartoli, che hanno offerto in tempo reale suggerimenti secondo ciò che “dettava dentro” procedendo quindi, sotto il profilo calcistico, alla vanificazione del nulla.
Nulla peraltro è rimasto, da consegnare alla storia, di ciò che riguarda risultato, marcatori e successivi eventi enogastronomici. L’Ospedale Psichiatrico ha custodito nel tempo parole, immagini, gesti e improperi in numero di mille e millanta che tutta notte canta.

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Repossi il portiere

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Borroni attento

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Preparazione all’assist di Pedrazzoli

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Poi i giovani vanno nella serie A

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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2 commenti

  1. Documento speciale. Cultura di serie A, calcio di serie C, ironia di serie A, comunità culturale di serie A, partecipazione, impegno culturale e civile di serie A, politica di serie A, e altro ancora che non c’è più. Nostalgia? sarà, ma….

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  2. Toglierei la Didascalia Borroni attento perchè in realtà sono nelle retrovie che prendo fiato…. l’ azione vede impegnati Caltagirone, Gozzi, Pedrazzoli e, seminascosto, l’avvocato Sandro Somenzi…..

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