Verso il convegno sul movimento bracciantile: Il movimento socialista nel comune di Quistello e la costituzione della prima lega contadini in S.Rocco di Franco Ruberti

La lettura del “Memoriale circa la vita politica e pubblica”, del nostro concittadino Tomaso Codifava, uomo di larga intelligenza, di grande elevatura morale e soprattutto di un idealismo purissimo, mi ha riportato agli albori del movimento socialista di Quistello.

Tommaso Codifava pazientemente, silenziosamente, ininterrottamente lavorò in quella “rocca feudale” che era a quei tempi il nostro paese, fra locheremo e l’odio degli avversari, fra i contadini inconsapevoli e l’egoismo dei più, a costruire quel movimento che doveva procedere a fianco del proletariato per illuminarlo, guidarlo, interpretarne gli interessi e le aspirazioni condurlo a pocoa poco verso finalità socialiste.

A quel tempo le oscillazioni della maggioranza in seno alla vita del socialismo italiano e i suoi conflitti no potevano che produrre un senso di incertezza prima  e di smarrimento poi.

Da qui l’assenza di una direttiva unica e di una volontà concorde. Gli organi del movimento non poterono mai additare la strada da seguire per abbattere il sistema feudale imperante nelle nostre campagne.

E’ in questo clima che, intorno all’anno 1887, il Codifava, iniziando la sua vita pubblica, accenna alla questione sociale nella nostra provincia e afferma che “in quel tempo si parlava di socialismo, ma non vi era partito”.

“Vi era una democrazia borghese, avanzata nelle sue idee politiche e valorosa per la difesa che seppe esercitare disinteressantamente a favore delle pubbliche libertà e dei diritti delle classi lavoratrici”.

A Quistello non vi erano né socialisti, né democratici. Vi era un ambiente semifeudale in cui dominavano incontrastati, i conservatori.

Ma ben presto parecchi lavoratori della terra e alcuni maestro elementari, che avevano seguito con simpatia il movimento iniziato dall’ing. Sartori Eugenio a favore dei contadini, cominciarono a polemizzare con gli avversari sulle colonne del giornale ” Provincia di Mantova” prima e “Nuova Terra”, poi, per la penna del Codifava che si firmava con lo pseudonimo di “Fulmine”.

Queste prime polemiche contribuirono a diffondere la volontà dei socialisti quistellesi  di dare coscienza politica alle organizzazioni economiche e di dare una direttiva alle rivendicazioni dei contadini, cercando di persuaderli che il carattere di spontaneità e saltuarietà e saltuarietà delle lotte di un tempo doveva essere sostituito da una organizzazione federativa.

In questo stesso periodo alcuni braccianti della frazione di S.Rocco si associavano per condurre il fondo “Gabbiana” di proprietà del sig. Moreschi.

Nata in un primo tempo come associazione di lavoro, dimostrò poi come la comunione di di pensiero e d’azione del movimento operaio e socialista potessero essere rinsaldate in modo cher l’uno si confondesse con l’altro, manifestandosi così come una vera lega combattiva e decisa a guidare agitazioni.

la presiedeva il più anziano di loro,Pedrazzoli Isidoro, ma l’anima della lega era il Ghidoni Luigi che unitamente ai fratelli Angelo e Giuseppe, ai Sabbatici, Manzini, Magri, Leoni, Centri Sganzrla, Molinai, Bnà Bertolini e altri riuscirono lottare contro postato di sofferenza invocando provvedimenti affinchè i contadini potessero, anche se miseramente, campare.

Si riunivano a volte in casa del Sabbatici, del Ghidoni e in altre case dove spesso chi li ospitava, non aveva da offrire qualche mela campanina.

Se all’inizio furono sorretti e consigliati da quella bella figura di sacerdote che fu don Gastaldelli, purtroppo, salendo al ” soglio” di priore quell’inetto di don Nolli, che si lasciava abbindolare e influenzare dai possidenti del tempo,furono oggetti di “anatemi” lanciati dal pulpito, tanto che divennero anticlericali.

I leghisti erano tutte persone buone, lavoratori instancabili e intelligenti che non si limitavano al lavoro nei campi, ma con l’aiuto del prof. Oliva, noto dott. in agraria di Quistello, sperimentavano colture d’avanguardia. Lo stesso padrone del fondo si preoccupava di far loro avere le attrezzature per alleviare la fatica. infatti per la prima  volta si vide a Gabbiana una fumante macchina che sostituiva la trebbiatura a mano con i legni (svarseli).

le leghe si diffonderanno di paese in paese, si allacceranno nuovi rapporti tra provincia e provincia e le battaglie avranno esito favorevole.

Più tardi l’economia del mantovano muterà.

Lo sviluppo della mezzadria, il frantumarsi dei fondi. l’agricoltura rivolta verso la produzione di prodotto pregiati, il sorgere dell’industria dei latticini, porteranno la riduzione della mano d’opera nonqualificata e il conseguente estendere della mezzadria.

Anche le leghe si trasformeranno in cooperative; ancora nel 1913 troviamo in tutto il Mantovano solo quattro leghe fra li quali quella di S. Rocco che, cerca continuità di lavoro altri benefici attraverso il metodo della mezzadria collettiva.

Nel 1921 gli agrari mantovani, sorretti dallo squadrismo fascista, punteranno distruggere queste leghe, dettando le loro condizioni ai lavoratori agricoli. Cadono così anche quelle ultime rocche di resistenza e occorreranno otre due decenni prima che risorga un nuovo sindacalismo tendente ad ottenere una legislazione protettiva del lavoratore dei nostri campi.

di Franco Ruberti

 

 

 

 

Autore: Rosso di Sera Mantova

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