Volantini del movimento degli studenti a Mantova del 1968

Movimento degli studenti 1968

Volantini, ciclostilati in proprio, spesso stampati alla sede del PSIUP in via Arrivabene, riunioni del movimento studentesco a casa di compagne e compagni e poi alla sala Aldegatti in via Chiassi, manifestazioni e ritrovo di ragazzi e ragazze sugli scalini di Sant’Andrea. Li ho raccolti e conservati, studente di 16 e 17 anni negli anni ’68 e ’69 del secolo scorso, uno come tanti allora, con l’immagine del Che attaccata con lo scotch al diario di scuola: aprivamo gli occhi sul mondo che cambiava e che anche noi volevamo cambiare. Mi fermo a quel 1969 (anche se ne ho degli anni successivi) prima del 12 dicembre, strage di Piazza Fontana a Milano, che ha significato la perdita dell’innocenza, come molti hanno detto, per una generazione che viveva gioiosamente il cambiamento di sé e del mondo.
Quella che si legge sui volantini è storia, e come tale va vista: non si ripropone mai uguale, ma serve, ed è anzi indispensabile per interpretare il presente.
Per restare a Piazza Fontana a Milano, ricordare che gli anarchici (vedi i loro volantini di allora a Mantova che hanno un’aura ancora vagamente ottocentesca) furono i primi accusati dai veri artefici della strategia della tensione, può aiutare. Ci sono i giovani del PSIUP, un partito che è scomparso prima degli altri del novecento, ma che aveva una radicalità vicina ai movimenti di allora.
Molti altri volantini, come quello sul Natale consumistico, sulla fabbrica occupata perché chiude, ci pongono delle domande: come vanno visti oggi alla luce di crescita, decrescita (non felice)? E la differenza tra studenti degli istituti tecnici e dei licei (la ‘scuola di classe’), cosa ci dice oggi che tutti hanno potuto, grazie alle lotte di allora, accedere all’università, ma con schiere di giovani atomizzati e soli nella ricerca di un lavoro, di lavori nuovi e impensabili allora? Per non parlare dei nuovi poveri, e del mondo degli immigrati che entra nel nostro: allora pensavamo al mondo fuori dal nostro come ad un mondo che si rivoluzionava con noi, verso un avvenire ‘rosso’.
Insomma leggere la storia di questi documenti non è operazione nostalgica: è lezione di storia, anche di Mantova. Che ci serva.

Luca Partesotti

 

 

 

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Autore: Rosso di Sera Mantova

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